DUE MOGLI, DUE SUOCERE

di Daniele Castrizio

C’è chi sostiene che la politica sia questione di strategia, altri di ambizione. Ma nel caso di Dionisio il Vecchio, tiranno di Siracusa nel IV secolo a.C., fu anche una faccenda di orgoglio ferito… e di suocere.

Dopo un fallito assedio alla città di Rhegion, nella Calabria greca, Dionisio decise di tentare una via diplomatica. Chiese la pace ai Reggini e, per suggellare l’accordo, propose di sposare una donna di una nobile casata locale. I Reggini, che ben conoscevano l’indole autoritaria e temibile del tiranno, gli risposero con uno sberleffo: gli proposero in sposa la figlia del boia cittadino. Un oltraggio deliberato, un’umiliazione pubblica. Dionisio non la prese affatto bene. Umiliato, giurò vendetta e, per sfregio, annunciò un doppio matrimonio.

Le due prescelte furono Doride, di Locri, e Aristomache, una giovane donna dell’aristocrazia siracusana. Un gesto politico travestito da scelta privata: Locri e Siracusa unite nella persona del tiranno. Ma, come spesso accade quando la politica entra in casa, la convivenza si fece presto turbolenta. Il problema non erano solo le due mogli, ma le rispettive madri.

Le due suocere divennero presto nemiche acerrime. Non si fronteggiavano apertamente, ma si combattevano a colpi di maldicenze, insinuazioni e accuse sussurrate nei corridoi del palazzo. In particolare, la suocera siracusana, madre di Aristomache, andava diffondendo la voce che la locrese somministrasse alla figlia misteriose pozioni per renderla sterile. Una mossa astuta: Dionisio era ossessionato dalla discendenza. Ma la realtà sembra confermare i sospetti: solo Doride riuscì a dargli figli, tra cui il tanto atteso erede, Dionisio il Giovane.

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Il clima familiare non dovette essere dei più sereni, e le rivalità continuarono anche dopo la morte del tiranno. Dione, fratello di Aristomache e quindi zio di Dionisio il Giovane, fu esiliato ad Atene. Ma non dimenticò né le umiliazioni subite né le ambizioni personali. Lì entrò in contatto con Platone e con l’Accademia, diventando il punto di riferimento di una fazione filo-filosofica e anti-tirannica. Forte di questo sostegno ideologico, tornò in patria e attuò un colpo di stato, prendendo il potere a Siracusa.

In quel momento, Dionisio il Giovane si trovava lontano dalla città, nel suo palazzo di Caulonia, sulla costa ionica della Calabria. Quel palazzo era il gemello di quello fatto costruire dal padre a Rhegion, parte di un progetto più ampio di controllo delle colonie e delle nuove fondazioni nell’odierna Puglia. I resti di questo centro, noto oggi come Caulonia Casamatta, sono stati oggetto di importanti scavi archeologici: vi sono state identificate probabilmente le terme del palazzo dei Dionisii, decorate con straordinari mosaici che raffigurano creature marine mitologiche come draghi e ippocampi .

Questi ultimi ricordano i simboli delle emissioni in bronzo volute dai due tiranni, con al rovescio proprio un ippocampo, simbolo di potere sul mare e della vocazione marittima della dinastia.

La parabola di Dionisio il Vecchio — dalla presa di potere alla costruzione di un regno, dalle strategie militari alle delicate questioni domestiche — mostra quanto la politica antica fosse indissolubilmente intrecciata alla sfera privata. La storia del doppio matrimonio e delle due suocere, più che un aneddoto da commedia familiare, è la metafora di un potere in perenne disequilibrio, minato da rivalità intestine, sospetti e intrighi.

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Ma questa è solo una parte della vicenda. Qualche altra volta parleremo delle manie persecutorie e dell’ansia costante di Dionisio il Vecchio, tiranno inquieto forse anche a causa di una casa dove l’amore era spartito e i sussurri erano armi. Perché, come recita un vecchio detto mai così vero in questo caso: avere due mogli equivale ad avere due suocere. E con due suocere… la guerra è assicurata.