di Rossana Lucente
Il costume da bagno, più che un semplice indumento legato al tempo libero, è diventato nel corso dei secoli un vero e proprio segno culturale, raccontando il rapporto tra corpo, natura, pudore e libertà.
L’antichità: le “ragazze in bikini” di Piazza Armerina
Uno dei casi più affascinanti arriva dall’antichità, nei celebri mosaici romani della Villa del Casale di Piazza Armerina, dove le 10 “ragazze in bikini (IV sec. d.C.)”, sono impegnate in attività ginniche con indumenti che ricordano incredibilmente il costume moderno:
- Il reggiseno a fascia (strophium)
- La mutandina (subligaculum)
Realizzati in lino o pelle, erano utilizzati per lo sport, attività concessa straordinariamente alle fanciulle aristocratiche.
Per secoli, l’arte occidentale ha rappresentato il corpo in acqua in modo diverso, dove ninfe, dee e bagnanti venivano idealizzate e immerse in paesaggi naturali o mitologici, dipinte quasi sempre nude o coperte da drappi.
Tra Ottocento e Novecento: l’ingresso nella pittura moderna
Il costume da bagno moderno entra davvero nella pittura tra Ottocento e Novecento, quando il mare diventa luogo di villeggiatura e non più solo spazio simbolico.
In questo contesto, Pablo Picasso gioca un ruolo fondamentale, dove nell’opera “Le Bagnanti (1920)”, il corpo femminile, più classico che cubista, veste il costume intero con taglio alla “garçonne”, ovvero con spalline larghe e pantaloncini in maglia, colorato in modo uniforme, oppure a righe blu e bianche, tipico della moda parigina del periodo. Sullo sfondo una barca a vela e il faro di Biarritz, località dove l’artista era in vacanza con la moglie Olga Khokhlova.

Uno dei dipinti neoclassici più celebri sul tema è “Il Bagno Turco (1862)” di Jean-Auguste-Dominique Ingres: donne esotiche e nude sono languidamente rilassate in un hammam, tra musica e danza, con capelli avvolti in turbanti e corpi impreziositi da gioielli, espressione delle fantasie erotiche del pittore e di tutta una mentalità europea e coloniale, distante dalla vita reale delle fanciulle relegate negli harem dell’Impero Ottomano.

L’arte contemporanea e la cultura Pop
Nell’arte contemporanea un riferimento fondamentale per la cultura pop è David Hockney, dove nel dipinto “Autoritratto di un artista – Due figure in piscina (1963)” un giovane uomo viene osservato da Peter Schlesinger in abiti degli anni ’70, ex compagno del pittore, mentre nuota nella vasca luminosa con semplici slip bianchi e minimal, gesto emblematico della ritualità della nuova classe media di Los Angeles.

Un altro artista rappresentativo dello stile pop è Roy Lichtenstein, dove nella sua opera fumettistica “Girl with Ball (1961)”, la pin up americana indossa un costume intero dalle spalline sottili e scollatura a cuore, generando uno stereotipo visivo e un’immagine diventata già iconica.

Un altro protagonista del panorama pop è Tom Wesselmann, dove nelle sue serie “Great American Nude (1972)” il corpo femminile è frammentato, ridotto a superfici piatte e colori accesi, e, libero da barriere e tessuti, sottolinea la sensualità artificiale delle immagini dei media, tra pittura, fotografia e pubblicità.

Un potente simbolo di modernità
Dai mosaici classici fino alle sperimentazioni del Novecento, il costume da bagno racconta l’evoluzione dello sguardo sul corpo umano, passando da indumento di protezione a strumento di emancipazione e di seduzione, trasformando un semplice capo d’abbigliamento in un potente simbolo della modernità.

