di Rossana Lucente
Nel corso della storia dell’arte, le calzature, dalle molteplici tipologie, texture e patterns, sono sempre state cariche di un potente significato.
Nella scultura latina “Artemide Rospigliosi (I-II sec. d.C.)” la dea della caccia, indossa i “krepidai” con lacci alti fino alla tibia, dove viene valorizzato il rinomato “piede greco”, in cui il secondo dito è più lungo dell’alluce, segno di proporzione perfetta e di appartenenza ad un gruppo di élite, tanto da diventare un modello universale per gli artisti ellenici, di leadership per imperatori e condottieri romani, di creatività per personalità artistiche, e di aspirazione spirituale per iniziati al misticismo e all’esoterismo.

Nel celebre “sarcofago degli sposi (530–520 a.C.)”, rappresentazione di un banchetto etrusco post – mortem, la donna, affettuosamente abbracciata dal suo uomo, viene raffigurata con i “calcei repandi”, le calzature a punta rivolta verso l’alto, segno di ricercatezza, agiatezza e moda orientale.

Nell’opera “l’Adorazione dei Magi (1423)” di Gentile da Fabriano, i nobili e i cortigiani, della sfarzosa processione, indossano le eleganti “poulaine” a punta e i cavalieri gli stivali con risvolto, in contrasto con i semplici sandali dei poveri e i piedi scalzi dei santi, visibili in altre opere medievali.

Nel ritratto dei “Coniugi Arnolfini (1434)” del fiammingo Jan van Eyck , illustrazione di una promessa di matrimonio o commemorazione della moglie defunta, si evidenziano i “pattens” del commerciante italiano rivolti verso il mondo esterno, ovvero gli zoccoli in legno usati per camminare su strade fangose, senza così sporcare lo spazio domestico. Mentre le ciabatte della donna o del suo fantasma, sono di colore rosso, e posizionate vicino al letto coniugale, legate alla sacralità del focolare e del loro legame.

Nella scultura bronzea “David (1440 -43)” di Donatello, i “caligae” militari servono a nobilitare il giovane, rendendolo modello di vittoria sul gigante Golia e di virtù cristiana.

Nel dipinto rococò “La sospensione in aria (1767-78)” di Jean-Honoré Fragonard, una giovane donna si dondola sull’altalena. Il movimento ondeggiante della scena è sottolineato dalla “slipper” rosa che si stacca dal piede, volteggiando in aria, creando un gioco seduttivo tra il corteggiatore che la contempla tra le fronde, e il marito più anziano che la spinge, ignaro o consapevole, del nascente triangolo amoroso.

Nel dipinto impressionista “Olympia (1863)” di Edouard Manet, la fiera cortigiana indossa solo una delle “mules” di raso dal tacco medio, con rifiniture blu e dorate. Mentre l’altra scarpina, scivolata via dal piede, indica il momento di intimità interrotto con un cliente o la verginità perduta.

Nell’opera impressionista “l’Etoile (1878)” di Edgar Degas, la ballerina principale sul palcoscenico, indossa le punte, spesso consumate e slacciate, strumenti di disciplina e sacrificio, perfezione tecnica e grazia apparente.

Nella “Natura morta del sabatot (1937)” di Joan Miró, l’artista surrealista rappresenta uno scarpone vecchio e lacero, veicolo di povertà e resilienza, una bottiglia, un pezzo di pane e una mela infilzata da una forchetta, accentuando con colori vividi l’atmosfera drammatica della guerra civile spagnola.

Nella scultura “Oggetto scatologico a funzionamento simbolico (1931)” di Salvador Dalí, collaboratore della stilista surrealista Elsa Schiaparelli e rivale di Coco Chanel, la décolleté rossa è accompagnata da un bicchiere di latte, zolletta di zucchero e parti anatomiche, in un assemblaggio di elementi provocatori e audaci, ispirati alla sua musa e amante “Gala”, moglie del poeta “Paul Eluard”, e al “feticismo” dello psicanalista “Freud”, secondo cui la scarpa viene considerata un oggetto fallico, dove nel sogno può indicare un desiderio di conquista ( calzatura in buono stato) o di frustrazione (calzatura persa o danneggiata).

Infine, l’artista messicana Elina Chauvet, usa ballerine, sabot, sandali, décolleté e stivali rossi come risposta all’ondata di femminicidio, dove nella installazione “Zapatos Rojos (2009)”, evoca la tragica storia dell’adorata sorella, morta a 32 anni, per mano del suo stesso marito. Le calzature nell’arte non sono mai state solo pratiche e funzionali, ma espressione di identità, potere e simbolismi culturali, fino a diventare segni irriducibili della condizione umana.

Rossana Lucente

