L’amore quando si rivela di Fernando Pessoa: l’incomunicabilità del vero amore

di Paolo Brutto

Fu la poesia e la musica di Roberto Vecchioni a svelarmi la grandezza umana e poetica di un autore come Fernando Pessoa, assieme ai versi di una sua poesia letta avidamente fra le pagine ingiallite di una vecchia antologia liceale. La canzone in questione è la splendida Le lettere d’amore ed è tratta dall’album Il cielo capovolto (1995): ispirata a Tutte le lettere d’amore sono ridicole di Alvaro de Campos – uno dei tanti alter ego in cui amava immedesimarsi lo scrittore portoghese – questa canzone (così come l’intero album) mi stregò a tal punto da voler approfondire la mia conoscenza con gli scritti di Pessoa.

Si tratta di una curiosità che già si era accesa sul finire della mia esperienza liceale con la poesia La Tabacchiera, una lirica del 1928 che mi conquistò il cuore fin dai suoi primi, celebri versi: “Non sono niente. Non sarò mai niente. Non posso voler essere niente. A parte ciò, ho in me tutti i sogni del mondo”.

Unanimemente considerato dalla critica come uno dei maggiori poeti di lingua portoghese, Harold Bloom lo definì come il poeta più rappresentativo del XX secolo assieme a Pablo Neruda. Pessoa, al di là dei meriti letterari, fu una personalità decisamente complessa e poliedrica, un instancabile sperimentatore che ha rappresentato, in maniera significativa, le sfumature e le inquietudini più intime dell’uomo novecentesco, arrivando addirittura a dissimulare la propria identità sotto una moltitudine di pseudonimi (più di quaranta).

Chi sono gli eteronimi di Fernando Pessoa?

Tra i suoi numerosi pseudonimi, i cosiddetti eteronimi di Fernando Pessoa rappresentano dei veri e propri alter ego poetici, ognuno dotato di una biografia, di una personalità e di uno stile assolutamente originale e caratteristico. Attraverso le sue principali creazioni eteronimiche – Alberto Caeiro, Ricardo Reis, Álvaro de Campos – Pessoa pubblica poesie e prose sulle maggiori riviste portoghesi dell’epoca.

Questa bizzarra quanto particolare tendenza al ‘travestimento’ eteronimico è ricondotta dallo stesso autore portoghese all’abitudine, maturata sin dall’infanzia, di dialogare con personaggi fittizi di sua invenzione. Su questa singolare tendenza alla dissociazione – su cui sembra addirittura aleggiare lo spettro della follia – i biografi di Pessoa sembrano concordi nel farla risalire ad eventi di natura traumatica accaduti allo scrittore in tenera età: la morte prematura del padre, la malattia della nonna paterna e il suo ricovero in un ospedale psichiatrico. I critici letterari, al contrario, intravedono in ciò il principio cardine su cui si fonda la complessa costruzione letteraria di Pessoa.

Quale che sia la spiegazione con cui si vuole interpretare la multiforme visione letteraria di Fernando Pessoa – una visione che spazia dalla poesia bucolica di Alberto Caeiro a quella neoclassica di Ricardo Reis, dagli esperimenti avanguardistici di Álvaro de Campos sino alle prose filosofiche di Antonio Mora – il poeta e scrittore lusitano è stato capace di esprimere e di coniugare in maniera assolutamente eccezionale attitudini sperimentali diverse e tra loro contrastanti, dimostrando una sensibilità e un ingegno letterario davvero fuori dal comune.

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L’amore quando si rivela: testo della poesia

Sensibilità e ingegno letterario che noi troviamo a piene mani nella lirica intitolata Presagio, divenuta celebre tra i lettori con il titolo L’amore, quando si rivela, contenuta nella raccolta Poesias Inéditas (1919-1930). In questa poesia, datata 24 aprile 1928, Pessoa – che qui si firma col suo vero nome (ortonimo) – analizza, con un linguaggio semplice ma straordinariamente efficace, l’estrema difficoltà dell’amore di palesarsi in maniera chiara attraverso le parole e i gesti.

Quando si ama per davvero, la portata del sentimento è tale che si diventa letteralmente incapaci di arrivare al cuore e all’anima della persona amata così come noi vorremmo. All’interno di questa lirica, Pessoa descrive le emozioni del vero amore, tumultuose ed incerte, di fronte alla forza invincibile di un sentimento che parte dal cuore e risulta quasi fatale, che coglie alla sprovvista l’anima del poeta fino a lasciarlo senza parole.

L’amore, quando si rivela, Non si sa rivelare. Sa bene guardare lei, Ma non le sa parlare.

Chi vuol dire quel che sente Non sa quel che deve dire. Parla: sembra mentire…. Tace: sembra dimenticare….

Ah, ma se lei indovinasse, Se potesse udire lo sguardo, E se uno sguardo le bastasse Per sapere che stanno amandola!

Ma chi sente molto, tace; Chi vuol dire quello che sente Resta senz’anima né parola, Resta solo, completamente!

Ma se questo potesse raccontarle Quel che non oso raccontarle, Non dovrò più parlarle, Perché le sto parlando….

Analisi della poesia e significato del silenzio

In L’amore, quando si rivela, Pessoa rende palpabili i turbamenti di un’anima innamorata, facendo confluire in essa tutte le proprie inquietudini esistenziali. In questa lirica, composta da cinque strofe divise in quartine e unite a tratti da rime incrociate, il poeta portoghese rappresenta appieno la propria inquietudine e il proprio smarrimento emozionale.

Pessoa, infatti, non vuole, attraverso i suoi versi, elogiare l’amore esaltandolo sopra ogni cosa ma, al contrario, vuole tratteggiare in maniera significativa l’incomunicabilità del vero amore, la nostra incapacità di sentire l’altro provando a sintonizzare le frequenze del nostro cuore a quelle della persona amata. In questi versi il poeta lusitano rappresenta l’amore come un’entità autonoma, che agisce indipendentemente dalla volontà dei soggetti coinvolti.

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Il paradosso dei sentimenti in Pessoa

La contraddizione interiore insita nell’animo di Pessoa, rappresentata magistralmente dai versi presenti nella seconda strofa (Parla: sembra mentire… / Tace: sembra dimenticare…), permette a noi lettori di comprendere appieno l’inquietudine del poeta. Si tratta di uno stato d’animo così soffocante che impedisce a un uomo innamorato di esprimersi come vorrebbe, costringendolo a un’esistenza vuota da osservatore, estraneo perfino a se stesso.

Le rime di questa lirica sono contenute nei verbi che vorrebbero idealmente esprimere azione, movimento, tensione emotiva verso la persona amata; eppure il poeta non riesce a compiere un solo gesto, a pronunciare una sola parola, rimanendo immobile e chiuso nei propri pensieri. Nell’espressione «chi sente molto, tace», Pessoa sembra offrirci la sua personalissima riflessione: chi ama davvero non riesce ad esprimere appieno le proprie emozioni, poiché il sentimento più profondo è strutturalmente incomunicabile e qualsiasi cosa, anche un semplice sospiro, è capace di spazzarlo via in un attimo facendolo scomparire per sempre.

La poesia come dichiarazione d’amore

Tuttavia, al di l’à di questa visione malinconica e fortemente pessimistica (in linea, ovviamente, con la produzione letteraria dell’autore lusitano), c’è anche chi intravede nei versi di questa lirica una dichiarazione d’amore in piena regola. Pessoa utilizza il linguaggio poetico per esprimere ciò che sente realmente, perché solo l’arte ha questa sublime capacità di veicolare al meglio le proprie emozioni e di renderle tangibili alla persona amata, a patto che lei riesca ad ascoltare questa poesia senza bisogno di sentirla, che riesca a udire lo sguardo d’amore senza bisogno di parlarle.

Un presagio di felicità, appunto (riprendendo il titolo originario di questa lirica) che però per Pessoa rappresenta solo un’utopia irrealizzabile, irraggiungibile, un sogno che si distrugge nell’attimo stesso in cui si materializza.

È allora questo il destino del vero amore? A questo sono destinati tutti gli amori infelici della nostra vita? La risposta, in questo caso, non risiede nei versi mirabili di Pessoa o di altri autori immortali della letteratura d’ogni tempo, ma risiede nei meandri segreti del nostro cuore, nelle infinite sfumature nelle quali è capace di accendersi la nostra anima. Pessoa e gli altri illuminano con la loro arte e con le loro emozioni gli infiniti sentieri del cuore: sta a noi scegliere il percorso più adatto alla nostra anima o, ispirati da loro, a crearne uno nuovo mai battuto prima d’ora, diventando a nostra volta vivida ispirazione d’amore e di umanità.

Tomba di Fernando Pessoa nel chiostro del monastero dos Jeronimos a Lisbona.