Odi et amo: il conflitto interiore dei sentimenti e delle emozioni secondo Gaio Valerio Catullo

di Paolo Brutto

Odi et amo: Odio e amo. Gli opposti per eccellenza di un universo sentimentale ed emozionale a cui nessun uomo o donna può sfuggire. Odi et amo: Odio e amo. Quante volte l’avrete sentita in giro, questa frase, quante volte l’avrete ripetuta voi stessi, anche nell’intimo della vostra anima, nei momenti in cui l’amore provato per un’altra persona sembrava mettervi all’angolo, comprimervi o, addirittura, mettervi in ginocchio? Odi et amo, una delle espressioni più intense e concise del conflitto interiore umano è ascrivibile al celebre distico elegiaco del poeta latino Gaio Valerio Catullo, nato a Verona nell’84 a. C. e morto a Roma nel 54 a. C. Le sue liriche, raccolte nel Catulli Veronensis Liber (noto ai più semplicemente come Liber) rappresentano una delle vette più alte raggiunte dalla poesia di argomento amoroso all’interno del mondo letterario latino, capace di esprimere un’intensità poetica e sentimentale simile a quella espressa da poeti del calibro di Saffo e Callimaco. Quest’opera – che fu concepita da Catullo non come un corpus unico ed omogeneo – fu suddivisa successivamente in tre parti secondo un criterio di tipo metrico (forse fu lo stesso Cornelio Nepote a cui è stata dedicata la prima parte del Liber): i carmi da 1 a 60, sotto il nome di nugae (letteralmente “sciocchezze”), brevi carmi polimetri, per lo più faleci e trimetri giambici; i carmi da 61 a 68, i cosiddetti carmina docta ispirati alla poetica alessandrina, composti da esametri e distici elegiaci; i carmi, infine, che vanno dal 69 al 116 sono gli epigrammi (“epigrammata”), composti da distici elegiaci. Fra questi certamente il Carme 85, noto come “Odi et amo”, è fra le liriche più conosciute ed amate del poeta veronese, uno dei più noti rappresentanti della scuola dei neòteroi o poetae novi, i quali facevano riferimento ai canoni poetici espressi dalla scuola alessandrina e in particolar modo dal poeta greco Callimaco: in questi due versi, infatti, Catullo riesce a condensare in maniera pregnante il dissidio interiore che nutre nei confronti dell’amata, offrendoci una riflessione sintetica e profonda sulla natura ambivalente del sentimento amoroso.

Leggi anche  La strada più breve fra due punti è il cerchio che li unisce in un abbraccio sorpreso: la più bella storia d’amore di Luis Sepulveda

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

Odio e amo. Forse ti chiedi perché io lo faccia.
Non lo so, ma sento che accade e ne sono tormentato.

Le poesie di Catullo nella traduzione di Mario Rapisardi (frontespizio della prima edizione del 1889).

In questa breve lirica Catullo esprime, in maniera emblematica, la conflittualità di sentimenti contrastanti quali l’amore e l’odio all’interno dell’animo del poeta. Già l’uso dei verbi Odi (odio) e amo come incipit di questo distico elegiaco vogliono sottolineare con forza l’intensità e l’immediatezza delle emozioni catulliane, una dualità emotiva in cui l’animo del poeta si trova perennemente oppresso, quasi schiacciato, tra l’estasi e il tormento dettati dalla passione amorosa. Una passione che viene ulteriormente enfatizzata dalla brevità e dalla semplicità a livello sintattico del componimento, elementi che rendono il messaggio poetico contenuto all’interno del Carme 85 ancora più incisivo: questa lirica rappresenta un tassello significativo della tormentata storia d’amore vissuta da Catullo per la sua Lesbia, uno pseudonimo dietro cui si cela una nobildonna romana di nome Clodia, donna sensuale e spregiudicata, insofferente alle convenzioni e al rispetto della virtus imposta dal mos maiorum nel mondo romano. La relazione tra Catullo e Lesbia è caratterizzata da momenti di intensa passione alternati a periodi bui segnati da profonda sofferenza, dovuti ai continui tradimenti e all’instabilità emotiva di lei, incapace di dare al poeta quell’amore ma, soprattutto, quella stabilità emotiva ed emozionale tanto vagheggiata dal poeta all’interno dei suoi componimenti. All’interno di quest’ultimi, infatti, ci si trova come catapultati su di un ottovolante di tipo emotivo, dove ai toni affettuosi e commoventi, talvolta dolcissimi (come quelli in cui, ai tempi del suo innamoramento, Catullo paragona ad un Dio l’uomo fortunato che siede con disinvoltura accanto a Lesbia), si alternano quelli di tenore diametralmente opposto, così rabbiosi e offensivi da sfociare in vere e proprie invettive oscene. Ritornando al Carme 85, tuttavia, la cosa che colpisce di più la nostra attenzione è la straordinaria capacità di Catullo di esprimere sentimenti profondi attraverso uno stile diretto ed essenziale, uno stile che esalta la sua esperienza personale trasformandola nel fulcro imprescindibile della sua produzione poetica. L’introspezione psicologica che si focalizza sulla lotta interiore vissuta in maniera lacerante all’interno dell’animo del poeta fa di Catullo un autore straordinariamente moderno e universale: un autore decisamente ‘diverso’ rispetto ai canoni letterari latini dell’epoca ma capace, pur nella brevità sublime dei suoi componimenti, di declinare con rara sensibilità e maestria le gioie, i dolori e le amarezze dell’amore provate nel corso della sua esistenza, regalandoci così una poesia dal sapore genuino e sincero, un’emotività poetica che, attraverso i secoli, continua ad arrivare dritta al nostro cuore rinnovandosi ogni volta.

Leggi anche  Un faro sempre fisso che sovrasta la tempesta e non vacilla mai. L’amore che sfida il tempo e la morte nel Sonetto 116 di William Shakespeare

Catullo vicino a Lesbia di Sir Lawrence Alma-Tadema (1865).