Un nuovo libro una nuova avventura: Extralumière , il film dell’anima

di Orazio Garofalo

Scrivere ExtraLumière. Anatomia del buio è stato un esperimento, come montare un film nell’anima: tagli netti, ritmo serrato, immagini che bruciano la retina. Volevo catturare l’essenza di un fulmine: la scossa che trasforma, l’amore che acceca, la vendetta che libera. Come Espi (ovvero Seraphin, il mio proiezionista), ho cercato di “trattenere il respiro” per creare un ritmo ipnotico, dove ogni capitolo è un fotogramma di un’unica pellicola mentale. Perché viviamo nell’era dello scrolling, ma la brevità può essere rivoluzionaria: ogni parola deve pesare, ogni inquadratura deve interrogare l’anima.
Il romanzo nasce (inizia) dalle viscere stesse del cinema, dall’inizio di un film vero e proprio, L’uomo che cadde sulla Terra (1976), di Nicolas Roeg, mitica prima interpretazione di David Bowie. Tale sequenza si rivela subito essere una soggettiva del protagonista, a anticipare e significare che l’intero romanzo, scritto in prima persona, è a tutti gli effetti una soggettiva. Espi è il proiezionista che tutti abbiamo dentro: ferito, ma capace di convertire il dolore in bellezza. I suoi poteri sono metafore: il cinema che ci permette di attraversare muri, la memoria che è una macchina del tempo. Rossella è la luce che cerchiamo. Ruarc Walsh è il male che si illude di essere arte.
Tutto ciò non è fantascienza, ma metafora del cinema come strumento di trascendenza: la cabina di proiezione è il sacrario dove la luce diventa rivelazione. La vendetta quantistica contro Ruarc Walsh – quattro uccisioni da record in quattro universi paralleli – è un omaggio ai paradossi che sfidano la linearità del tempo, mentre l’Italia in cui fuggono i nostri amanti è l’Italia della mia anima: Positano è il sogno, Morano il trauma.

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Scrivere l’epilogo con la voce di Rossella è stato in definitiva un atto d’amore: perché l’infinito comincia dove finiscono le parole, ma è condiviso. Quel volo attraverso il muro, lo specchio e lo schermo, è il cuore del libro: solo amando Rossella, Espi impara a condividere la sua “luce extra”.
Il romanzo che state per leggere, è un manifesto: la brevità non è riduzione, è densità e precisione, come nel cinema. È il Tarkovskij di un reel TikTok, il Calvino di uno storyboard.
Affido questo libro a chi crede che una storia possa riverberare cambiando la vita. Anche se, come la vita, dura lo spazio di un respiro.