Le tre mogli di Ruggero I e la Politica Matrimoniale Normanna

di Daniele Castrizio

La costruzione della potenza normanna nell’Italia meridionale e in Sicilia non fu soltanto il risultato delle vittorie militari di Ruggero I d’Altavilla, ma anche di una sapiente politica matrimoniale. Le tre mogli del Gran Conte, infatti, rappresentarono altrettante tappe nel consolidamento della nuova signoria normanna e contribuirono, in misura diversa, alla nascita di quello che sarebbe divenuto il Regno di Sicilia.

Giuditta d’Évreux e gli anni della conquista

La prima consorte di Ruggero fu Giuditta d’Évreux, figlia del conte Guglielmo d’Évreux, che il Gran Conte sposò nel 1061, proprio negli anni iniziali della conquista della Sicilia. La sua unione con Ruggero aveva un evidente valore politico, poiché rafforzava i legami del conte con l’aristocrazia normanna d’Oltralpe e ne accresceva il prestigio tra i cavalieri impegnati nella difficile impresa siciliana.

Giuditta condivise con il marito i momenti più drammatici della conquista. Le fonti ricordano soprattutto l’episodio dell’assedio di Troina, allora principale base operativa dei Normanni in Sicilia. Qui, nel 1062, i musulmani e la populatione locale insorsero contro i conquistatori, costringendo Ruggero e la moglie a una strenua resistenza.

La tradizione storiografica ha conservato il ricordo della partecipazione attiva di Giuditta a quei difficili giorni, trasformandola in una sorta di simbolo della tenacia normanna.

La contessa morì nel 1076, senza lasciare figli maschi destinati alla successione.

Eremburga di Mortain e la stabilizzazione a Mileto

Poco dopo, nel 1077, Ruggero contrasse un secondo matrimonio con Eremburga di Mortain, anch’essa appartenente a un importante lignaggio normanno e figlia del conte Guglielmo di Mortain. Questa unione segnò una fase diversa della vita del Gran Conte. La conquista della Sicilia era ormai avviata verso il successo e il centro politico della signoria normanna si andava stabilizzando attorno alla corte di Mileto, in Calabria.

Leggi anche  Dallo stage al catwalk: la mia porta d'ingresso nel mondo della moda con Byblos

Ruggero fissò a Mileto fin dal 1060 la propria residenza principale e fece della città il cuore amministrativo della Contea. Qui sarebbe stato sepolto alla sua morte, avvenuta nel 1101. Il suo corpo fu deposto in un antico sarcofago romano strigilato, riutilizzato e adattato alle esigenze della nuova dinastia: le Gorgoni scolpite nel timpano vennero trasformate in motivi cruciformi, assimilabili alla cosiddetta “Croce di Calabria”.

Il monumento, trasferito a Napoli dopo il terremoto del 1783, è oggi conservato nel Museo Archeologico Nazionale.

Da Eremburga nacque una numerosa prole, composta soprattutto da figlie, che il conte utilizzò come preziosi strumenti di politica matrimoniale, intrecciando alleanze con alcune delle più importanti famiglie aristocratiche d’Europa. In questo senso, il matrimonio con Eremburga contribuì in maniera decisiva all’inserimento dei Normanni di Sicilia nella grande rete politica del Mediterraneo e dell’Occidente latino.

Adelasia del Vasto: reggenza e ambizioni internazionali

La più celebre delle tre consorti fu però Adelasia del Vasto, sposata nel 1089. Figlia di Manfredi del Vasto e appartenente alla potente dinastia ligure degli Aleramici, Adelasia avrebbe svolto un ruolo fondamentale nella storia del Mezzogiorno normanno. Alla morte di Ruggero I, nel 1101, ella assunse la reggenza della Contea in nome del figlio Simone e, dopo la morte di quest’ultimo nel 1105, governò per conto del secondogenito Ruggero II fino alla sua maggiore età, nel 1112.

La reggente si dimostrò donna di notevoli capacità politiche. Si circondò di fidati consiglieri, tra cui il fratello Enrico del Vasto e il funzionario Cristobulo, assicurando continuità amministrativa e stabilità a uno Stato ancora giovane. La sua azione politica rese possibile la successiva ascesa di Ruggero II, destinato a fondare il Regno di Sicilia nel 1130.

Leggi anche  "Calabria Terra mia": i nuovi video racconti di Gennaro Gallo (VIDEO)

L’importanza di Adelasia superò tuttavia i confini dell’isola. Nel 1113 ella sposò il re di Gerusalemme Baldovino I, diventando regina della Città Santa. L’obiettivo politico dell’unione era evidente: creare un legame dinastico tra la monarchia crociata e i Normanni di Sicilia, aprendo al giovane Ruggero II la possibilità di ereditare anche il titolo di re di Gerusalemme.

Il progetto fallì. Baldovino era stato precedentemente unito a una principessa armena e il legato pontificio Arnolfo, approfittando di una grave malattia del sovrano, ottenne l’annullamento del matrimonio, nonostante l’opposizione dello stesso re, consapevole del valore dell’alleanza normanna.

L’eredità di Adelasia e il riposo a Patti

Rientrata in Sicilia nel 1117, Adelasia lasciò un’ulteriore eredità spirituale e culturale, introducendo nell’isola i religiosi che seguivano la regola dell’Ordine della Beata Vergine del Monte Carmelo, i futuri Carmelitani, insediatisi dapprima a Messina e poi a Trapani. Morì l’anno seguente e fu sepolta nella cattedrale di San Bartolomeo di Patti, dove ancora oggi riposa il suo corpo.