Dallo stage al catwalk: la mia porta d’ingresso nel mondo della moda con Byblos

di Paola Bignardi

Questo clima di grandi transizioni si riflette come uno specchio nel mondo della moda, la crisi di contenuti e valori, sta generando cambi di direttori creativi ai vertici delle maison di lusso internazionali ed ai loro debutti nelle fashion week.

Così un inevitabile volo pindarico mi riporta al periodo della mia tesi, in cui provai la prima e la più entusiasmante esperienza, all’interno di uno dei più importanti uffici stile

italiani, sotto la guida di Donatella Girombelli; raffinata imprenditrice e talent scout di giovani stilisti che con coraggio e determinazione, guidò i suoi brand Genny e Byblos, a cavalcare l’onda di espansione del Made in Italy, determinando i trend internazionali del fashion system soprattutto dal 1973, anno in cui uno dei più talentuosi stilisti italiani Gianni Versace, portò al successo l’azienda.

https://www.genny.com/eu_it/about-u

Come ho avuto modo di raccontare nei precedenti articoli, fu la selezione e la partecipazione ad un concorso europeo per giovani stilisti che determinò la possibilità di accesso alla “chiamata”; grazie infatti al premio, “miglior bozzetto”, ricevuto e voluto, proprio dalla Girombelli, nei mesi successivi al concorso, fui contattata dai membri della giuria, i quali, decisero di assegnarmi uno stage presso gli uffici stile, Genny o Byblos.

L’emozione fu indescrivibile e sapendo che non sarebbe stato semplice affrontare tutto, mi preparai al meglio per partire per Ancona e per restarci stabilmente per la durata dello stage. Una fredda ma incredibile mattina di gennaio, raggiunsi la Genny SPA, nella zona industriale di Ancona e, un po’ spaventata, mi recai presso gli uffici del personale, dove si prodigarono subito per collocarmi nella sede della Byblos.

Giunti sul luogo, fui accompagnata ai piani alti e subito affascinata dall’architettura avantgarde degl’interni, nel

frattempo che attendevo il responsabile dell’ufficio stile, il signor Duccio, un uomo di origini siciliane che aveva una grande esperienza nel prodotto di lusso, in particolare presso Valentino, oltre chiaramente un grandissimo buon gusto, Severissimo e bizzarro, mi accolse e mi fece un primo colloquio conoscitivo, in cui mi presentai mostrando il mio portfolio che allora, consisteva in book con le collezioni disegnate ed accompagnate dai moodboard che immaginavo.

Egli ne fu subito colpito e mentre si spingeva nel fare considerazioni per me molto favorevoli, mi assegnò alla stilista responsabile della collezione, l’inglese Caroline che

veniva dalla più prestigiosa scuola di design di moda, la Central Saint Martins, la quale, accompagnata dal suo collega Hamish, gestiva gli sviluppi creativi della collezione eseguendo gli ordini da New York del primo stilista John Bartlett.

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Così cominciò la mia avventura, come una bimba con occhi sgranati sul mondo, osservavo con meraviglia quel trambusto di gente che correva avanti ed indietro per i corridoi e tutti lo facevano per eseguire il loro lavoro, per farlo al meglio, non solo perché attendevano lo stilista ed i team dall’America ma perché ognuno si sentiva responsabile delle sorti dell’azienda e parte integrante di essa.

Questa fu la prima lezione di rispetto e di dovere che acquisii e fu lì che compresi l’importanza dello stilista all’interno di un’azienda di moda, le gerarchie ed i ruoli da non scavalcare, frutto dell’impostazione e del merito della Girombelli.

L’ufficio di Caroline era un po’ più riservato poiché la concentrazione doveva essere massima, era minimale, ma con tutto l’indispensabile per creare ed, oltre la scrivania

gigante riservata solo ai creativi, mi colpii la lavagna, colma d’immagini con i mood della collezione da sviluppare!

In quei primi giorni osservavo ed appena potevo disegnavo, finché il responsabile dell’ufficio Stile, mi portò in un altro ufficio, sempre sullo stesso piano e mi chiese se avessi mai disegnato accessori, oggi posso dirlo che non lo avevo mai fatto, tuttavia d’istinto, dissi di sì! Lui mi guardò dritto negli occhi, io gli sorrisi e così mipresentò al perno dell’ufficio, Loredana, una disegnatrice di grandissima esperienza e destrezza tecnica, la quale felice, mi prese sotto la sua “ala”, soprannominandomi “POLLY”, non so perché …ed amai infinitamente ogni giorno ed ogni istante, ogni sacrificio compiuto per essere lì!

I giorni passarono, tra i disegni che dovevo eseguire con precisione e celerità e le corse che dovevo fare con due pullman da prendere mattino e sera; le gioie per le soddisfazioni che ricevevo e le malinconie della distanza da casa…e poi i sorrisi a mensa, nel tavolo riservato a tutto l’ufficio stile, per i racconti seri e le provocazioni del signor Duccio che amava scandalizzarmi con le foto dei suoi travestimenti nelle notti “brave” dei party delle sere precedenti! Io sentivo sulla pelle tutta l’unicità di quei momenti e cercavo di non perdermi un attimo!

Così mentre cresceva l’attenzione che mi rivolgevano per i bozzetti e per il contributo che fornivo, Caroline, mi regalò una bellissima candela profumata da Londra, color celeste

cielo, il cui profumo inebriante mi accompagnò per tutta la durata della mia esperienza e da allora, per concentrarmi e per disegnare amo farlo così!

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Un mattino, mentre continuavano gli sviluppi di bellissimi accessori di pelletteria in coordinato con la collezione

abbigliamento, fummo avvisate che a breve ci avrebbe raggiunti in ufficio John Bartlett ed

il suo seguito, accompagnati già dalla star del momento, lo Stylist George Cortina, il più celebre sulle pagine patinate di tutti i Vogue e da allora, nulla per me fu più come prima.

L’energia creativa per l’arrivo del primo stilista, si sentiva nell’aria e, tutti s’impegnavano al massimo per questo momento; bisognava portare avanti i prototipi per la collezione sia abiti, sia accessori, perciò la tensione era altissima. Il giorno dopo la notizia dell’arrivo di John Bartlett si sparse subito. Così nell’attesa dei suoi incontri con la Girombelli, il signor Duccio e gli stilisti inglesi, noi dell’ufficio accessori c’impegnammo a sistemare l’ufficio dal caos del lavoro quotidiano ed i nostri bozzetti che furono disposti in uno spazio definito, su pavimento a quadroni grigio, come desiderava lo stilista per avere una visione chiara e definita di tutta la proposta stilistica che avevamo preparato, in particolare, delle calzature

e degli accessori che avrebbero poi caratterizzato la collezione work in progress per la fashion week milanese.

John entrò seguito da un amico e dal famoso George Cortina, l’adrenalina era fortissima e tutti gli stilisti riuniti nella stessa stanza insieme al responsabile di tutti gli uffici Stile, seguirono sorrisi, i convenevoli e poi il silenzio; tutti noi su perimetro della stanza attenti alla selezione dei bozzetti.

​Ad un certo punto, John si fermò, ne prese uno ed esclamò “Questo, questo è bellissimo!”, (in lingua madre ovviamente), si girò e chiese chi lo avesse disegnato…tutti zitti, finché Loredana esclamò: “Polly!! La stagista (con la fortuna dell’ultima arrivata, disse sottovoce), così timidamente, feci un passo avanti, mi presentai e lui si complimentò con me, dicendomi che quel sandalo stringato era particolarmente femminile ed elegante e che era perfetto per la collezione; poi, in un batter di ciglia, come in una favola, ci ritrovammo a Milano! Leonardo, il figlio della Girombelli, all’ingresso del padiglione ad accoglierci per guidarci ai posti a noi riservati e fu così che ci ritrovammo tra il pubblico, in passerella edio con gli occhi lucidi di gioia ed incredula di vivere un ‘emozione che mi guiderà per sempre!

(Il link alla sfilata Byblos F/W 1999/ 200)