Mi siedo e dimentico
L’articolo analizza il dialogo taoista tra Yen Hui e Confucio, dove il discepolo raggiunge il culmine della saggezza affermando: “Mi siedo e dimentico”. Questa frase simboleggia l’abbandono della razionalità e l’identificazione con la totalità delle cose, in netta opposizione al pensiero confuciano. L’autore conclude interpretando questo “dimenticare” come una via per sospendere l’angoscia esistenziale (come il “dolce naufragare” di Leopardi), piuttosto che risolverla.
