SUCCESSO PER LA XIV EDIZIONE DEL FESTIVAL DELLE MIGRAZIONI (VIDEO)

di Gennaro Gallo

La XIV edizione del Festival delle Migrazioni si è chiusa a San Sosti con numeri da record e una partecipazione che non si era mai vista nelle edizioni precedenti. Un successo che ha attraversato borghi, piazze e comunità della provincia di Cosenza, trasformando ogni tappa in un momento di confronto, memoria e festa collettiva. A rendere ancora più incisiva questa edizione, la grande attenzione che il pubblico ha riservato alle dirette social curate da Esaro TV, che hanno totalizzato oltre 150.000 visualizzazioni, segno evidente di un interesse che ormai va ben oltre i confini locali.

Il Festival, nato come spazio di riflessione sui temi dell’accoglienza e delle migrazioni, quest’anno ha toccato corde profonde: dal Mediterraneo e i soccorsi in mare, alla tragedia di Cutro, fino alla Palestina e al Mali. Gli ospiti hanno portato testimonianze forti e analisi puntuali, mettendo al centro le persone prima ancora dei numeri. Avvocati, giornalisti, accademici, amministratori locali e attivisti hanno offerto chiavi di lettura diverse ma complementari, restituendo un quadro complesso, fatto di responsabilità politiche, ma anche di pratiche concrete di accoglienza che funzionano.

Non sono mancati i momenti simbolici: la firma del protocollo per l’“equipaggio di terra” nei paesi arbëreshë; il ricordo delle vittime del naufragio di Cutro; il grande lenzuolo della memoria contro il genocidio in Palestina. Ogni gesto ha dato sostanza all’impegno civile che anima il Festival da quattordici anni.

Ma il Festival non è stato solo dibattiti e riflessioni: le cene sociali hanno raccontato, attraverso i piatti preparati dai beneficiari dei progetti SAI, l’incontro tra culture diverse; le piazze sono diventate palcoscenico di musica e danza, con concerti che hanno spaziato dalle sonorità e dai ritmi etno-rock, alla taranta e alla musica popolare calabrese. Le note di Pasticcio Meticcio, Eman, Santino Cardamone, Il Parto delle Nuvole Pesanti e Calabria Orchestra hanno reso le serate veri momenti di comunità.

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Il bilancio finale, tracciato dal presidente dell’Associazione Don Vincenzo Matrangolo, Giovanni Manoccio, parla chiaro: un festival cresciuto non solo nei numeri, ma soprattutto nella dimensione internazionale. Ospiti dal Burundi, dal Giappone, dal Mali e dalla Palestina hanno dato al pubblico la misura di quanto le migrazioni non siano una questione marginale, ma un tema che lega destini e popoli in ogni angolo del mondo.

In conclusione, la XIV edizione del Festival delle Migrazioni non è stata solo un calendario di eventi, ma un vero e proprio laboratorio di idee, testimonianze e speranze condivise. Ha saputo trasformare piccoli paesi calabresi in crocevia di voci globali, dimostrando che il Sud, spesso raccontato come periferia, può invece diventare centro di dialogo e di futuro.

Il messaggio che resta è semplice ma potente: le migrazioni non sono un problema da contenere, ma un movimento vitale da comprendere e accompagnare. Non esistono “loro” e “noi”: esiste un’unica umanità che, come il mare, non conosce confini.

E se questo festival ha avuto un merito, è proprio quello di ricordarci che accogliere non significa solo offrire un posto, ma creare un nuovo inizio. Perché l’accoglienza non è beneficenza: è investimento reciproco, è l’arte di immaginare un futuro più giusto insieme.

Chi è stato al Festival lo sa: la forza delle storie, delle musiche e delle piazze piene ha lasciato un segno che difficilmente si cancellerà. E allora il vero titolo di quest’edizione, al di là dei programmi e dei dibattiti, potrebbe essere uno solo: “Non c’è futuro senza incontro”.