Storia del ventaglio nell’arte: un oggetto iconico sin dall’Antico Egitto

L’evoluzione del ventaglio, da oggetto funzionale a simbolo regale, si riflette nelle rappresentazioni orafe e pittoriche attraverso le epoche e le civiltà.

Nella tomba del faraone Tutankhamon è stato ritrovato il “flabellum (1332-1323 a.C.)”, a forma di pianta di papiro in lamina d’oro ed intarsio di pasta vitrea colorata, con manico in ebano, ornato da piume di struzzo. L’oggetto cerimoniale, simbolo di autorità, veniva impugnato da un servitore e fatto sventolare sopra il capo del re. Le decorazioni sono caratterizzate da geroglifici, i cartigli con il nome, il disco solare, lo scettro, l’albero della vita, le palme e due avvoltoi, uno con la corona bianca dell’alto Egitto e l’altro con la corona rossa del basso Egitto.

La civiltà greco-romana adottò questo oggetto in contesti domestici e festivi, e nel Medioevo, venne impiegato sia nell’uso civile che durante le manifestazioni religiose. Nel dipinto su seta “L’imperatore Taizong di Tang riceve l’inviato tibetano (VII secolo.d.C.)” di Yan Liben, si sancisce l’alleanza tra i due popoli asiatici tramite il contratto di un matrimonio politico, mentre i domestici sottolineano il ruolo prestigioso dell’autorità cinese con lo “júshan-fúshàn” su asta laccata e piume di pavone.

Nel Rinascimento, come dimostra il dipinto di “Elisabetta I d’Inghilterra (1590)” di artista ignoto, la regina “vergine” e pallida, rigida nei suoi costumi pomposi con collo a gorgiera, ostenta in mano un ventaglio sofisticato, simbolo di distinzione e dominio sociale, realizzato in seta con stecche di avorio e decorato con motivi araldici.

Nel XVII e XVIII secolo è soprattutto legato alle classi abbienti, come risulta evidente nell’opera “Dama col velo (1768)” di Alexander Roslin dove la modella Marie-Suzanne Giroust, moglie del pittore, gioca con un ventaglio di carta decorata e stecche di legno, integrato al nero del copricapo, lanciando segnali segreti e accattivanti.

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In Giappone, nella stampa “Ode al guanciale (1788)” di Kitagawa Utamaro, lo stesso artista è in dolce compagnia di una raffinata geisha e il “sensu”, utilizzato anche nelle danze, diventa strumento di piacere e seduzione. Nel paese del “sol levante” era particolare anche il “gunbai” usato dai capi militari per dare i comandi, e il “tessen” usato dai samurai per difendersi dalle frecce durante le battaglie.

Nel XIX secolo, l’uso di questo accessorio si diffuse nella nobiltà europea, come si evidenzia nel dipinto “L’imperatrice Elisabetta in abito di gala con gioielli di rubino e ventaglio (1879)” di Georg Martin Ignaz Raab, dove la principessa Sissi, uccisa da un anarchico italiano, viene ritratta in tutto il suo splendore e un ventaglio da salotto in stecche di avorio, stoffa e piume, il quale riflette il suo ruolo come icona di stile. Il ventaglio spesso era un mezzo per esprimere interesse amoroso, rifiuto o messaggi cortesi, durante le passeggiate e le feste di ballo, senza violare le norme di comportamento. Attraverso le opere d’arte possiamo dunque leggere anche i dettagli della moda dei vari periodi storici, dettati da una funzione estetica, semantica e culturale.