di Stefano Angarano
La nuova opera di Nolan con Matt Damon, Anne Hathaway e Tom Holland reinterpreta il poema omerico. Tra licenze artistiche e visioni d’impatto, la recensione di un film destinato a far discutere.
Ho visto ieri il film, cercando di evitare il più possibile una fruizione viziata dalle varie critiche sentite negli ultimi giorni, abbastanza prevedibili per la resa cinematografica di tale pietra miliare. E ho fatto benissimo.
Non si tratta di una rievocazione storico-filologica, anche perché effettivamente la trama è frutto di fantasia di un autore o più autori raccolti sotto un unico nome. È un film sulle distorsioni del potere e sulle nefaste conseguenze, sull’orrore della guerra e sull’eroe che non è più senza macchia e senza paura, ma viene assalito dal dubbio, dall’incertezza, dal timore di sbagliare. Il protagonista rende bene queste dinamiche con piglio sofferto e tenebroso, pur con qualche caduta nel monocorde.
Le grandi interpretazioni: Penelope, Telemaco e le presenze divine
Austera e nobile, elegante, fiera la figura di Penelope, ottimamente interpretata da Hathaway, che unisce la fedeltà al marito disperso all’autorità del trono di Itaca che non vacilla di fronte alle pretese dei Proci, sostenuta da Telemaco, molto ben impersonato da Holland, nel quale è presente l’impeto della giovane età insieme alla determinazione nella ricerca del padre.
Fascinose e quasi oniriche sia Calypso, la splendida Theron, che la dea Atena – Zendaya: la prima risulta quasi una sorella che ascolta Ulisse con confidenza più che l’ammaliatrice del poema, così come la dea, che appare come un sogno, una visione nei momenti salienti.
Interessanti e convincenti anche le figure del fedele servo anziano Eumeo e del giovane compagno d’armi Sinone, entrambe molto significative, sebbene secondarie nella trama.
La decostruzione del mito: Agamennone e le polemiche sui personaggi
Colpisce la caratterizzazione di Agamennone, di cui non si vede mai il volto, ma emerge invece la massiccia armatura, che ricorda molto Batman dello stesso Nolan: a mio avviso il richiamo non è fuori luogo, in quanto, se là si trattava di un eroe, di un giustiziere che interviene per punire i crimini, qui il personaggio mitologico viene smontato, si critica l’aver intrapreso una guerra per un affare personale.
A proposito di questo, giusto due parole sulla controversa questione dell’attrice Nyong’o in Elena-Clitemnestra: si tratta di personaggi la cui presenza è residuale e caricati di una polemica davvero pretestuosa su dietrologie senza senso e pertinenza alcuna al contesto.
I punti deboli: la resa di Circe e Polifemo
Le figure che mi hanno convinto meno sono Circe e Polifemo: ecco, il “femminismo” l’ho visto un po’ troppo nella maga, la cui presenza viene abbastanza ridotta alla punizione dei compagni di Ulisse per i loro appetiti; Polifemo è stato buttato via, la mancanza dello stratagemma del “Nessuno” si sente.
Struttura narrativa, visiva e verdetto finale
Per quanto concerne la sceneggiatura, ho apprezzato molto l’intreccio dei piani narrativi, tra la permanenza di Ulisse ad Ogigia, Penelope e i Proci ad Itaca, i flash back sulla guerra di Troia, sicuramente azzeccata la scelta di non seguire un rigoroso ordine cronologico.
Di grande suggestione le ambientazioni, le atmosfere marine, le concitate peripezie sulla nave in burrasca, davvero efficace la colonna sonora, estremamente d’impatto la scena dell’Ade.
Posso decisamente dire che il poema, pur con le giuste licenze artistiche di un grande regista qual è Nolan, trova adeguata e convincente messinscena ed il mio giudizio non può che essere positivo.

