Le altre donne e Odisseo: Omero e la fallacia della cultura Woke

La recente polemica sulle dichiarazioni di Lupita Nyong’o dimentica la complessità del mito. Da Circe a Nausicaa, ecco perché l’Odissea è il poema delle donne straordinarie e delle nostre radici culturali.

di Daniele Castrizio

Ha suscitato sorpresa la recente dichiarazione dell’attrice Lupita Nyong’o, chiamata a interpretare Elena e Clitennestra nel nuovo film sull’Odissea di Christopher Nolan, secondo cui nel poema omerico il ruolo delle donne sarebbe marginale. È una lettura figlia di quella cultura “woke” che pretende di giudicare i classici con categorie contemporanee, senza prima comprenderli.

Ormai siamo abituati a ogni genere di improvvisazione culturale: epidemiologi che pontificano sulla bronzistica greca, influencer che riscrivono la storia antica, opinionisti convinti che duemila anni di civiltà occidentale possano essere liquidati con uno slogan. Più che polemizzare con la povertà culturale di certo mondo angloamericano, vale la pena tornare al testo di Omero, che racconta una realtà ben diversa. L’Odissea è, infatti, uno dei poemi più ricchi di figure femminili della letteratura universale. Se Penelope rappresenta il porto sicuro cui Odisseo tende instancabilmente, il viaggio dell’eroe è scandito dall’incontro con tre donne straordinarie: Circe, Calipso e Nausicaa. Ciascuna ama Odisseo in modo diverso e ciascuna gli offre una diversa possibilità di vita.

Circe: l’evoluzione da antagonista ad alleata

Circe, figlia del dio Sole Helios e della ninfa Perseide, vive nella misteriosa isola di Eea. Omero la definisce polypharmakos, “esperta di infiniti filtri”: conosce le erbe, prepara pozioni, domina le trasformazioni. Accoglie i compagni di Odisseo con un banchetto, ma li muta in porci mediante la sua bacchetta magica. Solo l’intervento di Hermes, che consegna all’eroe il miracoloso moly, rende Odisseo immune ai suoi incantesimi.

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È qui che il racconto assume un significato profondo. Odisseo non distrugge Circe né la umilia. Resiste alla seduzione e, con un atteggiamento fermo, trasforma la maga da antagonista ad alleata: restituisce forma umana ai compagni, ospita gli Achei per un anno e, soprattutto, insegna all’eroe come affrontare l’Ade, le Sirene, Scilla e Cariddi.

Per secoli Circe è stata interpretata come la donna che trasforma gli uomini in bestie, simbolo della seduzione che annienta la ragione. Odisseo, invece, indica una strada diversa: il rapporto tra uomo e donna non è dominio reciproco, ma equilibrio, dialogo e collaborazione. Quando entrambi riconoscono il valore dell’altro, ne escono arricchiti.

Calipso: l’amore sincero oltre il possesso

Diversa è Calipso, il cui stesso nome deriva da kalypto, “nascondere”. Figlia del Titano Atlante, vive nella remota Ogigia, un paradiso fuori dal tempo. Dopo il naufragio accoglie Odisseo e se ne innamora al punto da trattenerlo sette anni, offrendogli ciò che nessun uomo potrebbe rifiutare: immortalità e giovinezza eterna.

Eppure, Odisseo rifiuta. Ogni giorno guarda il mare e piange, pensando a Itaca e a Penelope. Persino l’eternità perde valore davanti alla nostalgia della patria e degli affetti. Quando Zeus ordina a Calipso di lasciarlo partire, la ninfa obbedisce con dolore e arriva persino ad aiutarlo a costruire la zattera. È forse la più tragica delle figure femminili del poema: ama sinceramente, ma comprende che l’amore non può trasformarsi in possesso.

Nausicaa: il coraggio e la sacra ospitalità della xenia

Infine, compare Nausicaa, principessa dei Feaci. Non è una dea né una maga, ma una giovane donna nel delicato passaggio verso l’età adulta. Atena la guida in sogno al fiume, dove incontra il naufrago. Le ancelle fuggono davanti allo sconosciuto nudo e coperto di salsedine; lei resta immobile. È il coraggio, prima ancora della bellezza, a distinguerla.

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Nausicaa incarna la xenia, la sacra ospitalità greca. Nutre lo straniero, gli procura abiti e gli indica con intelligenza come entrare a palazzo senza esporla ai pettegolezzi. Si innamora discretamente di lui, confessando che avrebbe desiderato uno sposo simile. Al momento dell’addio non pretende nulla:

«Ricordati di me quando sarai in patria».

È uno dei più delicati amori non corrisposti della letteratura. La tradizione successiva immaginò persino un lieto fine, raccontando che Telemaco avrebbe sposato Nausicaa. Ma Omero preferì lasciarla sulla riva di Scheria, sospesa tra il sogno e la memoria.

Ritornare alle nostre radici per produrre cultura

Per mandare in frantumi le narrazioni ignoranti di una certa cultura angloamericana, basterebbero questi esempi, e non abbiamo accennato a Elena, la fedele nutrice Euriclea, o la toccante scena della nekyia, dove Odisseo incontra nell’Ade la madre Anticlea, morta di crepacuore proprio a causa della sua assenza.

Datemi retta: torniamo alle nostre radici per ritornare a produrre Cultura e vivere più umanamente.