Di Giuliana Donnarumma
Le scarpe Lilla di Mariantonietta Iannone, il cui colore, alla maniera di Monet, richiama il risveglio dell’anima, il controllo della razionalità sull’emotività e la rinascita, racchiudono una storia che affonda le radici nella sua adolescenza.
Se fondiamo il rosso della rabbia con il blu della tristezza e per stemperare mischiamo tanto bianco, otterremo il colore lilla, miscela perfetta delle emozioni della protagonista del racconto di Mariantonietta.
Chi è Mariantonietta?
<<Ciao sono Mariantonietta, vivo a Milano con mio marito, tre bimbi e un Jack Russell. Amo cucinare e modifico sempre le ricette! Quando passeggio per la città, lo faccio sempre col naso all’insù perché amo lasciarmi ispirare da quello che mi circonda. Da qualche anno ho scoperto la passione per il pilates. Ho anche un lavoro a tempo pieno, ma cerco di non pensarci. Se dovessi dirti chi è davvero Mariantonietta ti direi una donna che fin da bambina ha avuto paura di sognare, che è sempre rimasta con i piedi a terra, ma col naso all’insù. Una donna che però, da quando è diventata mamma, ha capito che sognare fa bene. È stato per questo che ho deciso di riaprire quel cassetto dei sogni per tornare a scrivere>>.
Così si presenta la spumeggiante e non convenzionale autrice del libro “Nelle mie scarpe lilla” la cui passione per la scrittura mi confida essere nata in età precoce grazie al conforto che ha sempre provato ogni volta che si è affidata al potere curativo e calmante di quest’ arte che, nelle varie fasi della vita ha affiancato anche al disegno.
<<Scrivere e disegnare per me hanno un valore terapeutico, liberatorio.>>
Come nasce e di cosa parla “Nelle mie scarpe lilla”:
<<Il libro nasce in una cameretta di una ragazzina che aveva troppa paura e pochi strumenti per affrontarla. Questa storia è rimasta più di venti anni chiusa in un cassetto di una scrivania ma tutte le volte che provavo ad iniziare a scrivere altro, una voce interiore mi richiamava a quella precisa storia. Era ed è a tutti gli effetti un legame e un debito nei confronti di quella Mariantonietta, “quella ragazzina di 16 anni, che aveva un sogno raccontato a penna su un quaderno”. Volevo darle quello che le era mancato, la forza, la speranza e la caparbietà che non aveva a suo tempo ancora conquistato. “Nelle mie scarpe lilla” nasce tra quelle quattro mura, dopo un dolore forte vissuto e messo a tacere.>>
La protagonista del libro, Leanne, tornata nella casa dei suoi genitori si ritrova catapultata con la mente all’estate di dieci anni prima, quando era stata spedita dai nonni in un paesino di campagna.D’improvviso è di nuovo un’adolescente degli anni Novanta, dalla personalità poco spiccata, chiusa e timida con un’unica persona capace di capirla, Amelia, sua amica del cuore nonché vicina di casa. Prima della sua partenza le due amiche si erano lasciate con la promessa di divertirsi seppur lontane e con un compito: una lista di cose da fare in quei mesi di lontananza. Leanne e Amelia però dopo una prima parte di telefonate e messaggi condivisi, non potranno più sentirsi per il resto dell’estate, con forte rammarico di Leanne che non riesce a comprendere il perché fino infondo. Per rimediare a ciò, entrambe scriveranno in un diario il racconto delle loro giornate. Alla fine di quella estate piena di nuove esperienze, Leanne tornerà molto più matura, fiera ed orgogliosa, avrà imparato ad apprezzare una vita faticosa ma lenta e sembrerà aver trovato se stessa. Al suo rientro in città, però, una terribile scoperta manderà in frantumi tutti i suoi sogni.Alla fine del libro ritroverà quella scatola di latta con dentro i ricordi di quel periodo che riaprirà nuove prospettive alla protagonista, la quale imparerà a rinascere dalle sue ferite.
Scatto dalla presentazione del libro. Il messaggio di Mariantonietta:
<<Bisogna darsi sempre una possibilità e non pensare mai che sia troppo tardi per fare le cose che amiamo.>>
Mariantonietta, che un po’ si mischia con la protagonista tanto da non riuscire a capire fin dove arrivi la fantasia e inizi poi la realtà, quel racconto lo aveva lasciato lì, le faceva troppo male riprenderlo ma aveva un conto in sospeso con quella ragazzina adolescente fragile e piena di speranze. Si è buttata a capofitto per dare a quella piccola Mariantonietta la possibilità di chiudere un cerchio e alla Mariantonietta di oggi di iniziare magari un nuovo capitolo di una nuova storia.
Tra le pagine di questo libro si sente “profumo di miele, misto a vaniglia con limone”, di vita lenta, si scopre la bellezza dei piccoli gesti, e il valore della famiglia anche se non perfetta. Ad ogni parola Mariantonietta fa venir voglia di costruire ricordi, di imparare ad “esplorare la natura, il profumo di una margherita in un campo, l’inebriante odore del ragù della domenica, quello del basilico sul davanzale e pronto all’uso, quello dell’origano messo ad essiccare e poi trasferito nei vasetti, quello delle melanzane sott’olio con cui condire panini con la coppa, quello della pasta fatta a mano”, come dice lei stessa nel capitolo “Aspettavo te”. Le sue parole però richiamano anche un forte dolore dovuto ad un evento sconvolgente e difficile che la porteranno a riporre tutto “in una vecchia scatola di latta, con in rilievo una donna dai capelli rossi e un grosso cappello nero” che diventerà la fedele custode dei ricordi di quella maledetta estate. Quella “capsula del tempo” rimarrà lì, chiusa, fino al momento in cui la protagonista non riuscirà finalmente a riaprirla e capire che può perdonarsi, ricominciare a vivere e a dirsi :“Ricordati la magia. Sempre. Cercala ovunque!”.


