di Rossana Lucente
Henri de Toulouse-Lautrec rimane uno dei grandi maestri del post-impressionismo francese, celebre per la sua capacità unica di catturare l’energia del Montmartre bohémien, in contrasto con la sua salute fragile, affetto da una malattia genetica e da nanismo.
Tra i suoi soggetti più iconici spiccano le ballerine del Moulin Rouge, immortalate in pose audaci, in abiti sgargianti e soprattutto con le loro inconfondibili calze di seta con giarrettiera, a righe o a tinta unita, simbolo di sensualità e libertà femminile, quando non era ancora un capo indossato nella quotidianità.
Nella litografia “La Goulue au Moulin Rouge (1891)”, le calze scure della osannata “Golosa”, successivamente domatrice circense e umile fiammiferaia, diventano linee ritmiche che accentuano il movimento dei piedi e delle gambe durante il “can-can” sfrenato, dove il turbinio della gonna lasciava intravedere la culotte, visione “scandalosa” per l’epoca.

Nella stampa “Jane Avril (1893)” conosciuta anche come la “Folle”, in compagnia del ballerino “Valentine le Désossé”, sfoggia le calze opache, simbolo di fragilità e di resilienza, dopo una giovinezza segnata dai maltrattamenti materni e dal ricovero in un ospedale, in cui la danza veniva usata come terapia contro le crisi nevrotiche.

Nel dipinto “Clownessa assise (1895)” viene ritratta Suzanne Valadon, acrobata, performer e modella, prima della sua ascesa come pittrice. La donna, affascinante e imponente, è raffigurata seduta in una posa sconveniente, con lo chignon biondo-aranciato e le sue calze lunghe in mostra, nota anche per essere la madre del paesaggista Maurice Utrillo, affetto da disturbi mentali, e per la sua vita sentimentale movimentata, indifferente alla morale e ai pregiudizi borghesi.

Infine, nell’opera “Au Salon de la Roue des Moulins (1894 – 1895)”, una prostituta con le autoreggenti nere è seduta su di un divanetto, sfiorita, stanca e annoiata, in compagnia della “maîtresse”, la proprietaria della casa di tolleranza.

Il pittore, frequentatore assiduo dei locali notturni e delle “case chiuse”, ci restituisce la verità nascosta delle meretrici, osservate durante le pause lavorative, ammirate mentre si rinfrescavano alla toilette o spiate durante le effusioni tra colleghe, realtà lontana dalla vita spensierata, lussuosa e dedita al piacere, secondo l’immaginario dei potenziali clienti. Oggi le calze delle star del Moulin Rouge e delle cortigiane di Pigalle, dipinte da Toulouse-Lautrec non sono solo tessuti colorati, ma documenti tattili di un’epoca di trasformazione sociale ed artistica, segni di donne che hanno lottato per visibilità e indipendenza, e di un artista che ha saputo raccontare il mondo sotto una luce nuova, con attenzione ai dettagli più minuti come un filo di seta sulle gambe di una ballerina.

