Di Daniele Castrizio
Figura tra le più luminose e complesse della mitologia greca, Penelope – Pēnelópeia in greco – incarna da millenni il modello della sposa fedele. Figlia di Icario, apparteneva a un lignaggio nobile: dal padre discendeva infatti nientemeno che da Perseo, e per questo era cugina della splendida Elena, la donna che con la sua fuga con Paride scatenò la guerra di Troia.Il mito della sua nascita è già annuncio di un destino straordinario. Icario, temendo un presagio funesto, ordinò che la neonata fosse gettata in mare. Ma alcune anatre la raccolsero, la sostennero tra le loro ali e la spinsero sino a riva, salvandola.
Da quell’episodio derivò il suo nome, Penelope, che in greco significa appunto “anatra”.Divenuta adulta, Penelope sposò Odisseo, re di Itaca, dal quale ebbe Telemaco. Ma la loro unione fu subito messa alla prova dalla partenza dell’eroe per Troia e, soprattutto, dal suo lunghissimo e travagliato ritorno. Per vent’anni Penelope visse sola nel palazzo, crescendo il figlio e difendendo il proprio spazio domestico dall’assedio insistente dei proci, i nobili pretendenti che ambivano a sposarla e a impossessarsi del regno.La sua resistenza divenne leggenda. Con la celebre astuzia della tela – il sudario per Laerte, il suocero – Penelope riuscì per anni a rimandare la scelta del nuovo marito: tesseva di giorno, e di notte disfaceva il lavoro, promettendo che si sarebbe risolta solo al termine della tessitura. Questo inganno gentile, reso possibile da una pazienza incrollabile, è il simbolo stesso della sua fedeltà.
Nella figura 1 vediamo, su un vaso attico, Penelope davanti al telaio del mito, con accanto il figlio Telemaco: la donna è mostrata, iconograficamente, con il volto appoggiato alla mano, per indicare lo scoramento.

Le figure 2 e 3 ci mostrano lo stesso schema compositivo della donna afflitta, identificata come Penelope per il cesto con gli attrezzi della tessitura al di sotto del seggio matronale.

La figura 3, un rilievo melio, in particolare, si può leggere con il metodo iconografico: la regina è sul seggio, dubbioso a e sconfortata, mentre il marito, sotto le mentite spoglie di un mendicante, la prende per il braccio, un gesto che caratterizza colei che sta chiedendo qualcosa.

Quando Ulisse, finalmente, tornò a Itaca e uccise i proci, poté ricongiungersi alla moglie.
Nella figura 4, un vaso campano conservato al Louvre, vediamo la scena tumultuosa e caotica della vendetta di Ulisse sui proci, con l’eroe che si scorge in basso a destra, mentre tira con l’arco e ha in testa l’elmo a pilos che identificava gli eroi del mito.

Le tradizioni posteriori narrano che da quell’unione rinnovata nacquero Poliporte e Arcesilao, completando così la loro stirpe. Eppure, l’immagine perfetta della sposa fedele, contrapposta alla cugina Elena, simbolo dell’infedeltà coniugale, non fu universalmente accettata nella letteratura antica. La Telegonia, poemetto post-omerico, racconta un epilogo sorprendente: dopo la morte di Odisseo per mano di Telegono – figlio che l’eroe aveva avuto da Circe e che non lo riconobbe – Penelope avrebbe sposato proprio Telegono, mentre Telemaco avrebbe preso in moglie Circe.Ancor più destabilizzante è la voce del poeta Licofrone, figlio adottivo dello storico Lico da Rhegion, che nel suo oscuro poema Alessandra ribalta completamente il mito della sposa irreprensibile. Allude infatti ai tradimenti di Penelope e alle sue tresche con i proci, dipingendola come una donna dissoluta: “(Odisseo) vedrà messo sottosopra il tetto dai lussuriosi adulteri e la sua donna come una baccante che dà fondo alla casa e fa la prostituta in grande stile, riversando in banchetti le fortune del pover’uomo.”Queste voci discordanti, pur marginali rispetto alla tradizione omerica, testimoniano la ricchezza del mito e la continua reinvenzione dei personaggi antichi. Penelope resta soprattutto la donna che seppe resistere: alla solitudine, al desiderio e al tempo. Ma il suo mito vive anche nelle crepe, nelle riscritture che la rendono figura complessa, umana, sfuggente, come tutte le grandi protagoniste del mito.


