Il tuo cuore lo porto con medi Edward Estlin Cummings: la celebrazione dell’amore nella sua essenza più autentica e totalizzante

di Paolo Bruttto

Conobbi la poesia di Edward Estlin Cummings anni fa, quasi per caso: mentre mi aggiravo tra gli scaffali di una biblioteca comunale in cerca di alcuni testi da prendere in prestito per una ricerca, feci tappa (com’era mia consuetudine) nella sezione dedicata alla narrativa e alla letteratura. Qui mi incuriosì lo spazio dedicato alla letteratura d’oltreoceano – in particolar modo quella nordamericana – e, tra una copia ingiallita de ‘Il richiamo della foresta’ di Jack London ed un’edizione in lingua di ‘On the Road’ di Jack Kerouac, visionai le pile impilate dei libri davanti a me in cerca del mio poeta americano preferito, il mio adorato e sempreverde Walt Whitman. Tra un libro e l’altro, mi capitò tra le mani, quasi per caso, una raccolta delle poesie d’amore di Edward Estlin Cummings e, sfogliandolo per saggiarne non solo lo stile e il linguaggio poetico ma, soprattutto, poterne assaporare nell’intimo le sfumature dei sentimenti di cui erano intrisi i suoi componimenti, alcuni versi mi catturarono, anzi, mi folgorarono all’istante e da lì fu, letteralmente, ‘amore a prima vista’:“Fidati del tuo cuore anche se il mare prende fuoco. E vivi per amore anche se le stelle camminano all’indietro”. Mi bastò questo non solo per continuare a leggere il libro che avevo tra le mani ma, soprattutto, instillarono in me una fortissima curiosità nel voler approfondire la biografia e l’opera di un autore che, come venni a scoprire in seguito, è da considerarsi fra i maggiori intellettuali e poeti statunitensi del XX secolo. Edward Estlin Cummings (o e. e. cummings, secondo la sua abitudine di firmarsi in minuscolo) nacque il 14 ottobre del 1894 a Cambridge, nel Massachusetts. Per suo padre, professore di sociologia e scienze politiche all’università di Harvard, nutrì sempre un profondo affetto e quest’ultimo lo sostenne e lo incoraggiò ad approfondire la sua passione per la letteratura: se la prima prova poetica di Estlin risalirebbe addirittura all’età di tre anni, il talento precoce di Cummings si intravede già nei primi racconti e nelle liriche pubblicate nel giornale scolastico della scuola da lui frequentata, la Cambridge Latin High School. Laureatosi successivamente ad Harvard in inglese e studi classici con una tesi intitolata La Nuova Arte, nel 1917 Cummings si arruolò nel corpo di spedizione della Croce Rossa statunitense e partì per la Francia: accusato ingiustamente di spionaggio insieme all’amico William Slater Brown a causa delle loro posizioni apertamente pacifiste, il poeta statunitense venne arrestato e, insieme all’amico, vennero inviati nel campo di detenzione di La Ferté-Macé, in Normandia. Questa esperienza – da cui Cummings trasse ispirazione per il romanzo La stanza enorme (1922) – così come la morte di suo padre avvenuta nel 1925 in un incidente d’auto (alla cui memoria Cummings dedicò la struggente poesia My father moved through dooms of love), segnarono profondamente l’animo e il destino letterario dello scrittore statunitense, il quale viaggiò molto in Europa – incontrando, tra gli altri, Pablo Picasso – nel Nord Africa e in Messico, lavorando anche come scrittore e ritrattista per la rivista Vanity Fair (1924-1927).

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Negli anni ‘30 del secolo scorso, Cummings viaggiò e soggiornò anche in Unione Sovietica, la cui esperienza confluì nel suo secondo romanzo intitolato Eimi (1933). Ma la peculiarità e il tratto distintivo di Edward Estlin Cummings lo troviamo soprattutto in ambito poetico: Tulipani e camini (1923), XLI Poesie (1925), Poesie 1923-1954 (1954) sono fra le opere liriche più importanti dello scrittore statunitense, caratterizzate da uno stile sintattico decisamente originale ed avanguardista. Ma nonostante la vicinanza del poeta americano con gli stili ascrivibili all’avanguardia del Novecento – Cummings fu influenzato sia dai modernisti, sia dagli ‘esperimenti imagisti’ di Amy Lowell senza trascurare l’apporto dato al suo lavoro dal Dadaismoe dal Surrealismo nel suo soggiorno a Parigi – molto del suo lavoro si inserisce nel solco della tradizione: molte delle sue liriche, infatti, sono sonetti dove Cummings sviluppa soprattutto i temi legati all’amore e alla natura, così come il rapporto tra l’individuo e le masse. Tra le liriche più significative dedicate al tema dell’amore, Il tuo cuore lo porto con me risulta essere il fiore all’occhiello della poetica di Cummings: pubblicata per la prima volta nella rivista Poetry (giugno 1952) e confluita nella raccolta Complete Poems: 1904-1962, questo componimento celebra l’amore nella sua essenza più alta, assoluta, un sentimento che va ben oltre i limiti terreni imposti dallo spazio, dal tempo e dalla nostra mortalità per divenire un tutt’uno con l’universo, un coacervo di emozioni e sensazioni che sono, ad un tempo, personali e cosmiche, intime ed universali.

                  Il tuo cuore lo porto con me,

                  Lo porto nel mio.

                  Non me ne divido mai.

                  Dove vado io, vieni anche tu, mia amata;

                  qualsiasi cosa sia fatta da me.

                  lo fai anche tu, mia cara.

                  Non temo il fato

                  perché il mio fato sei tu, mia dolce.

                  Non voglio il mondo, perché il mio,

                  il più bello, il più vero sei tu.

                  Tu sei quel che luna sempre fu

                  e quel che un sole sempre canterà sei tu.

                  Questo è il nostro segreto profondo

                  radice di tutte le radici

                  germoglio di tutti i germogli

                  e cielo dei cieli

                  di un albero chiamato vita,

                  che cresce più alto

                  di quanto l’anima spera,

                  e la mente nasconde.

                  Questa è la meraviglia che le stelle separa.

                  Il tuo cuore lo porto con me,

                  lo porto nel mio.

Questa lirica di Edward Estlin Cummings descrive le vette meravigliose di un amore totalizzante e indissolubile, un amore con la “A” maiuscola che completa e definisce l’identità e l’esistenza stessa del poeta: lui e la donna amata, infatti, sono un unico cuore, un unico essere, intrinsecamente legati ed inglobati l’uno all’altra e viceversa. Ogni azione compiuta dal poeta, ogni suo successo o ‘sconfitta’ viene vissuta, di riflesso, anche dalla sua anima gemella, capace di rappresentare per Cummings la luce stessa dell’universo. Per quest’ultimo, infatti, la donna amata impersonifica non solo la dolcezza della luna e lo splendore del sole ma arriva ad identificarsi addirittura con il fato stesso, un destino i cui esiti imperscrutabili non sembrano spaventare in alcun modo l’anima del poeta statunitense in quanto egli è un tutt’uno con l’amore che, oramai, vive e dimora in lui. Questo amore, così perfetto e magnifico, non solo riflette l’armonia del cosmo identificandosi con esso ma, soprattutto, stabilisce una connessione privilegiata con la natura diventando esso stesso simbolo sublime della bellezza e della meraviglia del creato che ci circonda. L’amore, per Cummings, è radice di tutte le radici, germoglio di tutti i germogli e cielo dei cieli di un albero chiamato vita: quest’albero, possente e meraviglioso, cresce così alto da superare non solo i limiti della nostra comprensione umana ma va addirittura ben oltre ciò che il nostro animo possa sperare o lontanamente vagheggiare.

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Questo amore, dunque, che ingloba due cuori e due anime in maniera così perfetta sembra costituire la ratio fondamentale attraverso la quale comprendere il mistero insondabile dell’universo: un’oscura, intangibile armonia che, se sembra sfuggire alla misera e limitata comprensione umana, diventa però alla portata del nostro cuore appena quest’ultimo si lascia avvolgere dalla forza prorompente e salvifica dell’amore, una forza in cui risiede l’essenza stessa e l’energia dell’universo infinito.

Cameron Diaz, in un’immagine tratta dal film In Her Shoes (2005) diretto da Curtis Hanson, dove recita la poesia Il tuo cuore lo porto con me in occasione del matrimonio della sorella interpretata da Toni Collette.