Di Rossana Lucente
Sin dall’antichità i cappelli, oltre alla loro funzione primaria di protezione dagli agenti atmosferici, sono stati fondamentali per distinguere ruoli, mestieri e appartenenze, e gli artisti di ogni tempo hanno immortalato questi accessori, indagandone i materiali (paglia, lana, feltro, seta, velluto, pelliccia) e le molteplici forme: dal “bicorno” degli imperatori allo “zuccotto” dei pontefici, indossato normalmente sotto la “tiara” o il “camauro”; dal “tricorno” dei gentiluomini veneziani alla “coppola” dei siciliani, dallo “stenten” dei cow boy al “basco” dei pastori, dei rivoluzionari, degli artisti bohemien, sino al “fascinator” con veletta indossato nelle cerimonie regali.
Nell’affresco “San Francesco che dona il mantello a un povero cavaliere (1290 – 1295)” di Giotto, il militare caduto in disgrazia, indossa un cappello a larga tesa in feltro, tipico della piccola nobiltà urbana, mentre il santo è a capo scoperto, segno di povertà materiale e di nudità evangelica.

Nel ritratto rinascimentale di “Battista Sforza e Federico da Montefeltro (1473 – 1475)” di Piero della Francesca, il duca è rappresentato con un berretto cilindrico rosso e rigido, tipico della moda cortigiana, il quale si armonizza con l’austero profilo sinistro medagliato, l’unico lato del viso mostrabile al pubblico, a causa dell’occhio destro bendato e perso durante la partecipazione ad un duello o una giostra.

Nel dipinto “Fanciulla con il cappello rosso (1666)” di Johannes Vermeer, il soggetto indossa un copricapo rosso vistoso a falde larghe, e ornato di piume, enfatizzando il mistero e la sensualità della figura che rivolge lo sguardo verso lo spettatore.

Nel celebre dipinto romantico “La libertà che guida il popolo (1830)” di Eugene Delacroix, la Marianne, incarnazione della Repubblica Francese, viene affiancata da un ragazzo che indossa un “berretto” frigio rosso, segno della libertà e della rivoluzione. Mentre l’artista, presente nella scena, sfoggia un “cilindro”, simbolo dei ceti medi che partecipano alla ribellione di una comunità che supera i confini delle rigide classi sociali.

Nell’opera impressionista “Al negozio di modista (1882-1886)” di Edgar Degas, la scena è dominata da una donna che seleziona dei cappelli riccamente decorati con fiori e nastri, evidenziando l’importanza della moda e del commercio nella Parigi dell’epoca.

Nell’opera surrealista “Golconda (1953) di Renè Magritte, molti uomini con le iconiche “bombette” fluttuano in cielo in abiti eleganti e borghesi.

Nel dipinto “Le due amiche (1928)” di Tamara de Lempicka, i due soggetti portano i “cloche” in voga negli anni 20′, calati fino a coprire la fronte, parte integrante della eleganza e della modernità delle protagoniste dello stile dell’Art Decò.

I cappelli, nei dipinti famosi, non sono mai semplici copricapi, ma incarnano moda e status politici, religiosi e sociali, intrisi di significati simbolici e culturali.

