EUGENIO CARBONE: GLI ESORDI DI UNA LUNGA CARRIERA

Di Susy Carbone

Eugenio Carbone nasce nel 1933 a Mendicino, in Calabria, terra storicamente legata alla coltivazione dei gelsi e all’allevamento dei bachi da seta, con una tradizione di filande attive fin dall’Ottocento. La madre, lavoratrice in una delle filande più produttive del paese in quegli anni, lo porta con sé quando lavora.  Quel mondo, fatto di tessuti morbidi e lucenti, stimola la sua creatività e alimenta la  passione per la trasformazione della materia.

Sono anni particolari per Eugenio: la mamma, che ne ha intuito il talento e fa grandi sacrifici per non fargli mancare fogli e colori affinché possa coltivare la sua passione per il disegno e l’arte, muore nel 1944,  lasciando il marito e tre bambini piccoli. 

Anche se profondamente addolorato per una perdita così grande, Eugenio si fa carico di supportare emotivamente il fratello e la sorella minori, li porta sempre con sé, trasmettendo loro pian piano la sua passione per la seta e per il mondo della moda. La situazione economica della famiglia peggiora e di lì a poco scoppia la guerra. La sua adolescenza viene fortemente influenzata dal dolore personale e dal contesto storico. Ma tutto questo non basta a fermare il desiderio di portare avanti le sue passioni con impegno, resilienza, perseveranza. “La fantasia e la creatività mi hanno sempre aiutato a trasformare il dolore in bellezza” racconterà lui stesso  a Daniela Rossi, autrice della sua biografia, durante alcune interviste rilasciate nel 2021.

Eugenio,  per aiutare la famiglia, inizia a lavorare prima in una sartoria di abiti per uomo, proseguendo poi l’apprendistato nelle sartorie per donna, dove tra abiti, stoffe e riviste di moda francese, alimenta sempre di più il desiderio di trasformare i tessuti in creazioni stupende.

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Sviluppa così una sensibilità unica nel creare soprattutto abiti da sposa e da cerimonia, combinando la tradizione della seta con un gusto artistico che spazia dalla sartoria al disegno e alla pittura.

La sua ricca produzione sartoriale, caratterizzata da un’eleganza sobria e da un’attenzione artigianale ai dettagli, si inserisce in un contesto storico in cui la moda da sposa evolve dal glamour hollywoodiano degli anni ’30 al rigore e alla semplicità degli anni della guerra e del dopoguerra, fino agli abiti via via più elaborati dei periodi successivi.

Gli abiti da sposa degli anni ’30 sono ispirati alle star di Hollywood, realizzati in raso di seta o in macramè, arricchiti da perle, hanno linee sinuose e tagli in sbieco che esaltano la figura. Negli anni ’40, a causa della guerra, prevale invece uno stile minimal ma raffinato e la moda diventa più pratica e funzionale. Si utilizzano tessuti come lo chiffon e il taffetà,  maniche lunghe, gonne dritte o svasate e veli corti, le spose indossano spesso guanti in seta o raso.

In sintesi, la vita e la carriera di Eugenio Carbone sono profondamente radicate nell’ambiente sericolo calabrese e nella tradizione della seta, elementi che hanno acceso il fuoco della sua creatività e della maestria nella realizzazione di abiti da sposa e da cerimonia, che riflettono e interpretano le tendenze della moda del periodo.

Ma la vera svolta della sua carriera, quella che lo consacrerà come uno dei maestri della Moda italiana, è ancora tutta da scrivere. 

E mentre lui inizia a farsi strada nel mondo della sartoria d’eccellenza in Calabria, nel resto d’Italia altri sarti, destinati a diventare protagonisti del Made in Italy, stanno avviando il loro percorso. Le Sorelle Fontana a Traversetolo, Germana Marucelli a Genova e Renato Balestra nella capitale intraprendono il cammino nell’Alta Moda, ignari che i loro destini si incroceranno presto, dando vita a collaborazioni e a un’epoca d’oro. Un intreccio di talenti e storie che solo il tempo svelerà…

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In questo quadro a olio  realizzato da Carbone la tradizione si fa arte: la mamma dell’artista fila la seta, custode di un sapere prezioso. Ogni filo di seta è un legame che attraversa le generazioni.

In quest’opera ad olio, l’artista si ritrae tra i telai della filanda, mentre la  madre lavora con dedizione, veglia contemporaneamente sul suo bambino che gioca accanto a lei: ogni filo di seta che intreccia racconta la cura, la forza silenziosa e l’amore infinito per lui.

Eugenio, al centro, ritratto con i fratelli Dorina e Domenico, dopo la scomparsa della mamma. Uniti da un legame che il tempo non spezzerà: cresceranno insieme condividendo non solo l’affetto familiare, ma anche la passione e il lavoro nella sartoria, trasformando la complicità di quei giorni in una vera e propria comunione di vita e di mestiere.

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