di Marco Signorile
Milano ha un talento unico: trasformare ogni luogo in palcoscenico. Così, la Biblioteca Filologica di via Clerici è diventata il teatro elegante di una sfilata che ha unito grandi firme e nuove visioni, regalando al pubblico un pomeriggio di moda e di emozioni.

Alviero Martini è stato il protagonista assoluto. Con la collezione ALV – Andare Lontano Viaggiando ha evocato la magia degli anni ’50 e ’60, quando i couturier sapevano raccontare la femminilità con linee essenziali e dettagli capaci di restare impressi nella memoria. Un’eleganza senza eccessi, che parla ancora oggi con la forza di un linguaggio senza tempo.

Ma la bellezza della giornata è stata anche nella coralità. Franco Ciambella ha portato in passerella la sua Essenza, tra rigore e spiritualità, ricordando che “less is more” e che il mondo deve riconnettersi con un ideale di bellezza e armonia.
Antonio Tarantino ha giocato con il nero come linguaggio assoluto, interrotto solo dal rosa, fragile ma potente, simbolo di speranza. Nel suo percorso creativo ribadisce che “il successo non è mai definitivo: è il coraggio che conta. E soprattutto la capacità di continuare nel proprio progetto.”

E poi l’incanto di Concita – Ties and Pearls, che con la collezione Un’Altra Me ha sorpreso per originalità e coerenza. Crochet creati rigorosamente a mano, tessuti nati da materiali di scarto e trasformati in abiti che uniscono sostenibilità e praticità.

Una collezione che emoziona perché non rimane concetto astratto, ma diventa moda da vivere. Guardare quei capi da vicino è stato un privilegio: raccontano la capacità di una stilista di dare forma a un progetto etico e, insieme, poeticamente glamour.

Saro Mattia Taranto ha portato in scena visioni inclusive e coraggiose, con una dichiarazione forte: “le insicurezze possono diventare una forma d’arte.” La sua collezione invita a superare i pregiudizi, ad amare di più se stessi e a vivere la moda come libertà di esprimere ciò che si è.

Il racconto si è completato con l’audacia trasformabile di NARRè e con l’eleganza decisa che ha fuso casual e personalità in un linguaggio di identità.


La sala, gremita e attenta, ha restituito un’atmosfera piacevole e sofisticata, confermando ancora una volta come la Milano Fashion Week sia non solo un calendario di sfilate, ma un viaggio nell’anima stessa della moda.
La collettiva è stata curata dal direttore artistico Steven G. Torrisi.


