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A PROPOSITO DI PERIZIA IN TRIBUNALE

di Carmensita Furlanoin Viaggio nella grafologiaon Pubblicato il Ottobre 2, 2025Ottobre 2, 2025

di Carmensita Furlano

Questo articolo nasce proprio per chiarire, chissà definitivamente, la poca conoscenza, ma anche la confusione intorno alla terminologia usata nell’indicare la perizia posta in essere in Tribunale per verificare l’Autografia o l’Apocrifia di un testo o di firma. Ancora oggi si ascoltano vari professionisti del settore ed anche giornalisti parlare di perizia Calligrafica, come venerdì 26 settembre durante il TG Rai1 delle 13.30 a proposito del Caso Garlasco e del ritrovamento dell’appunto sul bigliettino. La perizia compiuta dal Grafologo non è mai stata calligrafica ma GRAFOTECNICA.

Il Grafologo non è un calligrafo, non è un grafico tecnico, ma è l’unico vero studioso del Segno Grafico. La Grafologia Giudiziaria Peritale e Criminalistica è una specialistica della Grafologia Generale, che nasce tra il 1894 e il 1906 ossia nell’arco temporale in cui si svolge l’ “Affaire Dreyfus”: sarà infatti una perizia “statistico-grafologica” a scagionare nel 1906 il capitano Dreyfus dall’accusa di alto tradimento. La perizia in tribunale non è mai stata calligrafica, anche se questo era il termine più in uso perché il metodo calligrafico – comunque – rientrava nello studio della scrittura posto in essere dalla grafologia.

Il Calligrafo – si ricorda – è ed è sempre stato uno specializzato nell’arte della bella scrittura, noto sia come chi pratica l’arte della calligrafia, l’arte di scrivere in modo elegante e regolare, che combina tecniche, creatività e artigianato. Ed il calligrafo si esprimeva con l’atto del vergare, l’atto di scrivere o redigere per iscritto un documento, una lettera o un testo, con una connotazione che evoca precisione, solennità o un tratto stilistico specifico.  Poi nel comune sentire, ed a volte erroneamente interpellato, come chi giudica l’autenticità e l’attribuzione di uno scritto in ambito legale (perito calligrafo) omettendo il rivolgersi alla figura del grafologo. Il metodo di studio calligrafico consisteva essenzialmente in un confronto delle lettere su base morfologica, il metodo meno sicuro perchè persone che condividono gli stessi metodi di apprendimento della scrittura oppure perchè appartenenti ai medesimi gruppi sociali o influenzati da processi imitativi della grafia, fenomeno frequente in età adolescenziale, potrebbero avere sviluppato abilità grafiche simili e scrivere lettere molto somiglianti.

Leggi anche  La Grafologia: scienza umana per guardarsi dentro

Una sentenza della Cassazione del 29 dicembre 1959 afferma che una perizia grafica prevalentemente basata sul metodo dell’interpretazione calligrafica è generalmente insufficiente senza il contributo di una attenta interpretazione grafologica a dirimere il pericolo di errore nel responso offerto al magistrato. Ad oggi è completamente tramontato come stabilito anche da alcune Sentenze della Cassazione (Cassazione, Sent. N. 1582 del 1990, in Riv. Pen., 1991, 871). E’ bene ricordare che la grafologia nasce nel 1600 in Italia ad opera di medici italiani del sud e del nord, e principalmente per conoscere l’interiorità più profonda della persona e la complessità della mente. Attraverso lo studio della neurofisiologia del gesto scrittorio, la grafologia viene applicata a vari campi tra cui quello forense.

Nel corso della storia non si comprende – o forse si – perché la grafologia è stata non considerata come avrebbe dovuto essere, è stata rannicchiata solo al campo forense ma non completamente visto che la parte di disciplina criminalistica non viene fatta esercitare – almeno in Italia – (Cesare Lombroso prima di diventare padre della criminologia ha studiato grafologia all’interno della fisiognomica) e perché si è costruita una tale confusione intorno alla disciplina. Tra scrittura e calligrafia la differenza è sostanziale, la Scrittura è l’intero prodotto i cui elementi principali sono il gesto grafico (il movimento, il filo grafico), la grafia (la forma esteriore e fisica della lettera), la pressione (la forza impressa nel foglio), lo spazio (il folgio in cui il soggetto si muove), il tratto (l’inchiostrazione), i gesti fuggitivi (in perizia grafotecnica – Tribunale – automatismi inconsci che sono il DNA di ogni soggetto scrivente). La Calligrafia si riferisce in modo specifico a ciò che si osserva nella immediatezza, cioè al modello fisico perfetto, appunto calligrafico che veniva insegnato nei primi anni di vita per essere appreso, perché nel tempo subiva la personalizzazione dello scrivente.

Leggi anche  L'adozione internazionale. Breve cenno.

Concludendo e dunque per correttezza, la Perizia in Tribunale che deve sancire l’Apocrifia o Autografia di un testo o di una firma è GRAFOTECNICA, la perizia Grafologica – invece – verte sullo studio del comportamento del soggetto scrivente. Entrambe devono essere compiute dal GRAFOLOGO, unico professionista specializzato nel settore dopo studi finalizzati che si dividono in grafologia generale e varie specialistiche biennali. Ecco perché si sta lavorando per l’approvazione dell’Albo Nazionale dell’Ordine Professionale dei Grafologi e ripristino della facoltà universitaria, ponendo fine – finalmente – alla confusione e cattiva conoscenza della disciplina perpetrata per troppo tempo.

Tagcalligrafo,grafologia,grafologo,legge,perizia
Autore dell'articoloScritto daCarmensita Furlano

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