Aspettando Sanremo.Luci, musica e quell’atmosfera che trasforma l’attesa in spettacolo

Di Marco Signorile

Sanremo si prepara alla sua attesissima edizione numero 76. Prima ancora che il sipario si sollevi, la città vibra di quell’energia inconfondibile che precede i grandi eventi. I luoghi simbolo della musica si riempiono di un’attività frenetica e perfettamente orchestrata.

Stand, glass studio, allestimenti: tutto è in fase di rifinitura. I tecnici lavorano con precisione quasi invisibile, calibrando dettagli che il pubblico noterà appena, ma che costruiscono la magia complessiva. Sanremo, del resto, non è mai soltanto un festival musicale. È una macchina scenica delicata e affascinante.

Tra le suggestioni più scenografiche di quest’anno, il Green Carpet si annuncia come un vero tunnel di luce, un abbraccio luminoso capace di unire simbolicamente l’Ariston, la piazza e l’intero impianto visivo del Festival. Non un semplice passaggio, ma un’esperienza.

La sensazione è chiara: la città si veste a festa. Le strade diventano estensioni naturali del palcoscenico, mentre l’attesa si trasforma in spettacolo diffuso. Avvicinandosi al palco di Piazza Colombo, si percepisce nitidamente quel mix di curiosità, entusiasmo e gioiosa frenesia che solo Sanremo sa generare.

Intanto gli eventi collaterali si moltiplicano, arricchendo la città dei fiori con una miscela esplosiva di musica, incontri e piccoli frammenti di meraviglia.

Sanremo non è mai soltanto ciò che accade sul palco.

Esiste un mondo parallelo, vitale, pulsante, che si muove attorno al Festival. Un universo fatto di incontri, racconti, attese, voci che si intrecciano ben prima della diretta televisiva.

Ho avuto il privilegio di vivere più edizioni in prima persona, respirando quell’atmosfera unica dalle postazioni radio di via Matteotti, davanti all’Ariston. È lì che Sanremo mostra uno dei suoi volti più autentici: artisti che entrano ed escono dagli studi, interviste che nascono spontanee, dialoghi che spesso sfuggono alle liturgie ufficiali.

Leggi anche  Selvaggia Lucarelli: “Narciso” e il silenzio che uccide due volte

Tra l’Ariston, Casa Sanremo, la Sala Lucio Dalla — luoghi simbolici in cui si incontrano artisti, professionisti, addetti ai lavori — prende forma una dimensione meno visibile ma straordinariamente viva. Per chi opera nel settore, è un’esperienza che va oltre l’evento. È immersione totale.

E intorno, un altro mondo ancora. Quello degli eventi collaterali, delle realtà emergenti, di chi sceglie Sanremo come vetrina per raccontarsi, per esistere, per farsi conoscere.

Tra le suggestioni musicali di quest’anno, il nuovo jingle ufficiale porta la firma di Welo, giovane artista salentino. Il brano, “Emigrato (Italiano)”, trasforma un’esperienza personale in un racconto collettivo, dimostrando ancora una volta come Sanremo sappia intercettare storie, sensibilità, immaginari.

Perché il Festival, visto da dentro, non è soltanto spettacolo.

È ecosistema.

E mentre la città accelera, una domanda resta sospesa nell’aria, inevitabile:

Chi vincerà Sanremo?

Lo scopriremo vivendo.