La notte che si bruciò il jazz. La prima sede

di Michele Minisci

Ora che avevamo un nome importante, dovevamo trovare un locale adeguato per aprire finalmente il nostro Club e cominciare seriamente a fare concerti, non solo con dilettanti e autodidatti.

L’attenzione cadde subito sul circolo Arci di San Martino in Strada, il Ciaika, nome dall’inconfondibile derivazione sovietica, con una lunga tradizione di grandi concerti di musica italiana, da Gino Paoli a Ornella Vanoni, da Domenico Modugno a Nico Fidenco e a Mina; insomma, il gotha della musica “leggera” italiana. Ma quelli ormai erano solo dolci ricordi.

Era un locale confacente alle nostre esigenze perché conteneva due sale, una più piccola, da cento posti, lo Skorpion, dove nelle domeniche dedicate sacralmente al liscio i figli dei ballerini potevano «sostare» indisturbati, e il locale più grande, la balera da mille posti. Era l’ideale per noi: potevamo iniziare a organizzare una rassegna di jazz con gruppi italiani, piccoli e medi, e poi, quando saremmo stati pronti, puntare al grosso concerto con gli americani, nella sala grande. E così partimmo. Facemmo stampare le tessere, con l’effigie di Coltrane sulla sinistra e, sulla destra, bella grande e in stampatello, la scritta NAIMA CLUB. Due colori: verde e nero.

0 Mi rigirai tra le mani la prima tessera del club non so per quanto tempo. Era il segno grafico, tangibile e inequivocabile, del primo passo verso un sogno.Ora mancava solo il programma.Da «Musica Jazz», la bella ed esauriente rivista di settore diretta allora da Arrigo Polillo, presi qualche numero di telefono di festival e rassegne, ma principalmente quelli del «Centro Jazz» di Torino e del «Louisiana Jazz Club» di Genova, che mi sembrava facessero le cose più interessanti. Fu così che nacque una forte e amichevole collaborazione con Ornella Tromboni e Giorgio Lombardi.

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Ma qual era lo spirito, la filosofia da cui nasceva questo nostro jazz club?

Per me era molto chiara e semplice. Da subito. E lo dissi alla presentazione ufficiale del Naima Club che facemmo nella primavera del 1983 al Teatro Turismo di Riccione, ospiti dei nuovi amici del Blue Note Arci Jazz, con in testa i fratelli Tiburzi, che stava organizzando in quei giorni un bel festival, «Bravo Jazz», che aveva in calendario, tra gli altri, il mitico Dexter Gordon.