Di qualunque cosa siano fatte le nostre anime, la mia e la sua sono uguali: la storia d’amore tra Catherine e Heathcliff nel capolavoro di Emily Bronte Cime tempestose

di Paolo Brutto

“Di qualunque cosa siano fatte le nostre anime, la mia e la sua sono uguali”. Sfido chiunque a non riconoscere questa frase oramai diventata iconica così come iconico il capolavoro da cui è tratta, ossia Cime tempestose (in inglese “Wuthering Heigths”), primo ed unico romanzo di Emily Bronte, pubblicato per la prima volta nel 1847. Eppure, al di là della citazione iniziale che sembra preludere ad un amore perfetto, sublime, un amore che sembra travalicare la misera condizione umana per abbracciare la dimensione dell’eternità, la passione travolgente vissuta tra Catherine Earnshaw e Heathcliff non è, sinceramente, quell’amore che una persona desidererebbe per sé o che augurerebbe alle persone che ha più a cuore. Come giustamente afferma Enrico Galiano, insegnante e scrittore di successo, in un suo articolo pubblicato proprio ieri sulla scia delle discussioni e dei pareri contrastanti suscitati dall’odierna versione cinematografica di Cime tempestose diretta da Emerald Fennell e interpretata da Margot Robbie e Jacob Elordi: “C’è un tipo di amore che non ti fa dormire. Non perché sei felice: perché sei in guerra. Hai presente quando qualcuno diventa il tuo ossigeno? E nello stesso momento la tua asfissia? Ecco. Cime tempestose parla di questo. No, non è una storia romantica. Non è quella roba da playlist sotto la pioggia. Non è l’amore che ti completa e, di sicuro, non è quello che trovi nei cioccolatini. E’ l’amore che ti consuma”. Condivido in toto questa analisi e, devo ammetterlo con molta sincerità, ci è voluto molto tempo e, soprattutto, molta pazienza prima di acquisire quella consapevolezza umana – prima ancora che intellettuale – necessaria ad accostarmi alla lettura di un romanzo che, già fin dalla sua uscita, fu bollato da diversi critici come un ‘libro malato’, soprattutto per quanto riguarda la descrizione e la raffigurazione della crudeltà non solo a livello fisico ma anche a livello mentale. Il mio primo ‘incontro’ con Cime tempestose avvenne grazie alla celebre Wuthering Heights cantata da Kate Bush nel lontano 1978, brano d’esordio scritto in poche ore dopo aver visto l’adattamento della BBC del 1967: in questa canzone la Bush riesce a cogliere perfettamente la tensione ossessiva tra Cathy e Heathcliff, un amore destinato ad essere distrutto dalla gelosia e dal desiderio eccessivo. Da questa canzone e dalle infinite versioni cinematografiche che ne sono state fatte, il passo successivo per il sottoscritto è stato, ovviamente, accostarmi alla ‘carne viva’ del romanzo e non nascondo di avere provato, in alcuni passi del romanzo e di fronte alle scelte e agli atteggiamenti tenuti dai protagonisti nel susseguirsi degli eventi, una malcelata antipatia nei confronti sia di Catherine, sia di Heathcliff.

Ritratto di Emily Bronte (Thornton, 18 luglio 1818 – Haworth, 19 dicembre 1848).

Tuttavia, con altrettanta sincerità, sfido qualsiasi lettore o lettrice a non riversare, nella lettura non solo di Cime tempestose ma di qualsiasi altro romanzo, la propria visione del mondo, permeata non solo dal nostro vissuto personale, ma anche dai nostri giudizi (più delle volte dai nostri pregiudizi) dettati dalla nostra ‘modernità’, dimenticandoci del tutto che questa storia d’amore è ambientata agli inizi dell’Ottocento, in un’epoca storica certamente più opprimente e meno comprensiva per chi desiderava realizzare i propri sogni di vita, d’amore e di libertà. Senza entrare nel dettaglio descrittivo di una trama che meriterebbe un saggio di molte e molte più pagine rispetto ai confini (giustamente restrittivi) impostimi dalla stesura di quest’articolo, partiamo da alcuni dati incontrovertibili: i protagonisti di Cime tempestose, Catherine e Heathcliff, non rappresentano certamente l’archetipo tout court degli eroi romantici per eccellenza. Partiamo da Heathcliff: un orfano senza nome e senza privilegi, viene raccolto dalla strada e adottato dalla famiglia Earnshaw, il quale cresce insieme ai due figli del ricco possidente di Wuthering Heights, Catherine e Hindley. Nonostante il padrone di casa, Mr. Earnshaw, uomo benevolo e affettuoso, tratta Heathcliff come se fosse uno dei suoi figli, quest’ultimo non sarà mai definitivamente accettato all’interno della famiglia, tant’è che alla morte di Mr. Earnshaw il figlio Hindley assumerà non solo il controllo della tenuta ma incomincerà a maltrattare Heathcliff e a ridurlo ad uno stato di servitù.
La sua malvagità e il suo odio verso Heathcliff alimenteranno, a sua volta, il senso di rivalsa e di vendetta del protagonista che, innamorato di Catherine ma profondamente deluso dalla scelta di lei di sposare Edgar Linton, il ricco proprietario di Thrushcross Grange, si allontanerà dalla sua amata e dalla tenuta di Wuthering Heights per poi ripresentarsi, anni dopo, deciso a perseguire la sua vendetta grazie anche all’enorme ricchezza accumulata nel tempo. Dapprima sposa la sorella di Edgar, Isabella Linton, condannandola ad un matrimonio infelice caratterizzato dalla violenza e dal tradimento; successivamente riuscirà, sfruttando le debolezze e le disgrazie degli altri personaggi, ad ottenere il controllo di Cime Tempestose e di Thrushcross Grange ma la sua ossessione per Catherine e il suo desiderio di vendetta lo consumeranno fino al tragico epilogo, ossia la malattia e la morte prematura di Catherine. Quest’ultima, innamorata anch’essa di Heathcliff, viene tratteggiata dalla Bronte come una figura appassionata e ribelle ma è anche profondamente capricciosa ed instabile, un’instabilità che, accentuata dal dolore per un matrimonio infelice vissuto accanto ad Edgar e dall’amore mai sopito per Heathcliff, si trasformerà in una vera e propria nevrastenia: malata nella mente ma, soprattutto, nell’anima, morirà dando alla luce una bambina che porterà il suo stesso nome ma verrà soprannominata Cathy per distinguerla dalla madre. L’unico momento in cui questo romanzo sembra, per un attimo, mettere da parte i toni tragici e crudeli di una vicenda umana così dolorosa per i suoi protagonisti è la dichiarazione reciproca di amore eterno tra Heathcliff e Catherine sul letto di morte di lei, un raggio di sole, forse uno dei pochi, in cui l’amore autentico sembra fare capolino e illuminare per un attimo esistenze ferite, sbagliate, incapaci di guarire dall’odio e dal dolore provato in vita. Cime tempestose, al netto di questa analisi così come delle tante autorevoli esegesi che si sono susseguite nel corso del tempo, è una storia d’amore senza amore in quanto sia Heathcliff che Catherine non sono eroi romantici ma figure spezzate, contraddittorie, violente nei loro eccessi e fondamentalmente egoiste, incapaci di amare in maniera matura e consapevolmente autentica l’umanità che gli sta accanto. Un romanzo gotico, se vogliamo per forza incasellarlo all’interno delle categorie letterarie ma, soprattutto, un romanzo fuori dal comune soprattutto per quel che riguarda la sua struttura: disordinata, caotica, con una narrazione ad incastro dove i protagonisti non evolvono ma si incattiviscono in maniera tale da condannarsi all’infelicità e all’autodistruzione. Un romanzo ‘crudele’, che trasuda una forte carica erotica vissuta però in maniera repressa e frustrante da parte dei protagonisti, un romanzo a tratti esoterico più vicino al genere horror che a quello romance, una storia che ha suscitato perplessità e pareri contrastanti non solo fra i primi critici che sono venuti a contatto con quest’opera ma anche e soprattutto fra i lettori che l’hanno avuta tra le mani e che, divorandone le pagine in questi 180 anni dalla sua prima pubblicazione, l’hanno o amata alla follia o detestata con tutto il cuore. Cime tempestose è un romanzo magnetico, non convenzionale così come non convenzionale fu la vita della sua autrice, Emily Bronte: nata a Thornton il 30 luglio del 1818, cresce nelle campagne dello Yorkshire quasi segregata nella canonica del padre, condividendo, assieme a fratelli e sorelle geniali, un microcosmo di esperienze e di emozioni nutrito dalla scrittura e dall’immaginazione. La Bronte rifiuta le regole della vita sociale impostole dalla buona società vittoriana: è distratta, intrattabile, incapace di adattarsi a qualunque forma di disciplina esterna.

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Lavora per un periodo come insegnante ma, successivamente, si ritira dal mondo e dalla vita pubblica chiudendosi in casa con il solo intento di scrivere poesie e terminare il romanzo che le darà fama e gloria imperitura. Morirà a trent’anni di tubercolosi rifiutando qualsiasi tipo di cura. Dopo questa narrazione così sofferta da parte del sottoscritto, la domanda sorge spontanea: vale la pena rileggere e riscoprire ancora oggi Cime tempestose? assolutamente sì e per molteplici motivi, non solo e non tanto per la sua potenza letteraria ed evocativa. Questo romanzo non vuole incarnare in alcun modo il cliché dell’amore bello, pulito, romantico così come vogliamo (o vorremmo) raccontarcelo ma vuole rappresentare il suo esatto opposto: un amore folle, feroce, malato ma allo stesso tempo assoluto e decisamente umano. Cime tempestose, dunque, non è un libro sull’amore eterno, salvifico per i protagonisti così come per i lettori: è, al contrario, uno specchio dove riflettere la nostra incapacità di distinguere l’amore dal possesso, di non saper accettare la prospettiva di un eventuale rifiuto e di non saper lasciare andare coloro che amiamo affinché possano costruire, in totale autonomia, il loro orizzonte emozionale e sentimentale. Rileggere oggi Cime tempestose diventa, quindi, un’operazione necessaria per smetterla, una volta per tutte, di idealizzare l’amore cieco e passionale: riprendendo le parole di Enrico Galiano, “significa accorgersi che non tutto ciò che brucia è amore. A volte è ferita che non sa guarire”. Grazie a quest’opera, dunque, possiamo confrontarci con le emozioni irrisolte della nostra anima, con gli aspetti meno nobili e più viscerali legati al nostro vissuto sentimentale: la catarsi non risiede solo nella lettura di queste pagine immortali ma, soprattutto, nella convinzione che si possono spezzare in qualsiasi momento della nostra vita le catene dell’odio e del dolore che hanno consumato in maniera inusitata Catherine e Heathcliff. Le tempeste della nostra vita – soprattutto quelle vissute a livello sentimentale – non devono mai farci dimenticare che l’amore, quello vero, può ridisegnare in qualsiasi momento i nostri orizzonti e il nostro destino…Basta solo un pizzico di coraggio.

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Un fotogramma tratto dalla nuova trasposizione cinematografica di Cime tempestose, in questi giorni al cinema, con Margot Robbie e Jacob Elordi nei ruoli di Catherine e Heathcliff e diretti da Emerald Fennell.