Eugenio Carbone: tra le passerelle di Londra e Parigi e la pittura a Montmartre

di Susy Carbone

I primi anni Settanta rappresentano un momento cruciale nella carriera di Eugenio Carbone. È in questo periodo che consolida il suo ruolo chiave nello stabilimento delle Sorelle Fontana a Cecchina, per poi spostarsi nell’atelier romano della maison. Qui, la sua maestria nel disegno rapido, quella capacità unica di catturare in pochi, essenziali tratti i volumi sinuosi, i drappeggi morbidi e i tagli netti degli abiti, lo rende indispensabile.
Micol Fontana, con la sua capacità straordinaria di cogliere il talento dei propri collaboratori, lo sceglie come referente privilegiato per riportare le tendenze internazionali e reinventarle per la maison. Impressionata dalla precisione e dalla velocità con cui Eugenio schizza abiti interi o dettagli, lo coinvolge in una serie di viaggi mirati. L’incarico è chiaro: seguire da vicino le sfilate nelle capitali della moda, da Londra a Parigi, e tornare con schizzi, annotazioni dettagliate e intuizioni preziose per arricchire le nuove collezioni Fontana.

In copertina Figurini – Schizzi a matita realizzati
dall’artista e conservati nel suo Archivio.

Eugenio non viaggia da solo: in queste spedizioni nelle metropoli europee, lo accompagnano Luisella e Franco, nipoti di Micol. A Londra, si immerge nelle innovazioni audaci di Mary Quant, studiando i tailleur strutturati che rivoluzionano il guardaroba femminile e le sperimentazioni con tessuti tecnici, leggeri e futuristici. A Parigi, invece, osserva le creazioni di Yves Saint Laurent, catturando l’essenza di linee eleganti e provocatorie. I suoi album si riempiono di schizzi giorno dopo giorno: pagine colme di disegni a matita, note frettolose su colori e tessuti, su tagli e rifiniture originali.
I suoi schizzi arricchiscono le collezioni Fontana degli anni Settanta.
Ma i viaggi di Carbone vanno ben oltre il dovere professionale: sono un’immersione totale nell’arte di queste città. Parigi, in particolare, lo conquista, la “Città delle Luci” che ha cullato generazioni di bohémien lo cattura completamente. I vicoli stretti di Montmartre, con le chiese pittoresche e quell’atmosfera malinconica ricca di storia, gli rivelano paesaggi e scorci che Eugenio ha visto fino a quel momento solo nelle opere di uno dei suoi pittori preferiti: Maurice Utrillo, il pittore francese, maestro dei paesaggi urbani di quel quartiere. Nei suoi libri d’arte, che custodisce gelosamente, non mancano le monografie dedicate all’artista, con le sue opere che rappresentano paesaggi nebbiosi, malinconici, ammantati di neve che riportano Eugenio alla sua infanzia vissuta a Mendicino. Grande estimatore dell’artista parigino, Eugenio resta affascinato dalla tecnica di Utrillo: quelle pennellate veloci, quasi impulsive, e l’uso del colore che regala emozioni. Durante i soggiorni parigini, non resiste alla tentazione e impugna le matite per riprodurre angoli della città in schizzi rapidi e pieni di sentimento.

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Parigi – Disegno a china
13×18 – 1972

Nascono così tele intime e personali: la maestosa Basilica del Sacré-Cœur le cui cupole svettano contro il cielo, i caffè affollati di artisti, la chiesa di Montmartre avvolta nella nebbia, il leggendario Moulin Rouge. Usa pennellate rapide, simili a quelle dei suoi schizzi di moda, traducendo vedute urbane in quadri poetici che rivelano la sua anima sognatrice.

Parigi – Olio su tela – 40×50 1969

Questi spostamenti inoltre non sono solo affari di lavoro, ma veri e propri momenti di scambio culturale e personale. Con Luisella e Franco, giovani eredi dell’atelier Fontana, Eugenio discute animatamente delle novità dalle passerelle e delle suggestioni artistiche raccolte lungo il cammino. Le idee fluiscono libere, arricchendo il bagaglio creativo della maison e ispirando prototipi innovativi. Al rientro in sede, Eugenio porta con sé report dettagliati, schizzi e campioni che si trasformano rapidamente in modelli per l’alta moda prêt-à-porter, anticipando le tendenze e le silhouette degli anni Settanta. Eugenio non si limita a copiare le mode del momento: le reinterpreta con originalità, con quella stessa rapidità con la quale ha stupito Micol Fontana fin dal primo incontro.
Sono anni di una crescita esponenziale, tanto professionale quanto artistica, che segnano un punto di svolta nella vita di Eugenio Carbone. Non si tratta solo di affinamento tecnico o di successi nell’atelier: è un’espansione del suo sguardo sul mondo, che lo vede emergere come un testimone acuto delle trasformazioni culturali del suo tempo. Con la matita in mano sulle passerelle londinesi e parigine, e il pennello tra i vicoli di Montmartre, Carbone diventa un ponte tra il mondo glamour della moda – fatto di tessuti, tagli e tendenze – e l’universo eterno dell’arte, dove emozioni e paesaggi prendono forma su tela.
Queste esperienze lo arricchiscono profondamente, preparandolo a nuove avventure. Presto, le opportunità oltre i confini dell’atelier Fontana lo chiameranno a esplorare orizzonti ancora più ampi, tra indipendenza creativa e riconoscimenti nel campo della pittura. Il futuro riserverà ancora tanto al suo percorso.

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