Gli anni di formazione presso Max Mara

di Paola Bignardi

Avete mai desiderato qualcosa fortissimamente e poi quando si è presentata l’occasione, avete quasi vissuto l’esperienza come se non fosse voi dentro la storia?

C’è stato un tempo in cui bisognava leggere i giornali per cercare lavoro tra gli annunci disponibili, certamente può sembrare assurdo ma nell’era precedente a quella “digitale”, era davvero così!

Infatti un codice di lettere e di numeri, corrispondeva al riferimento cui scrivere, nella lettera di accompagnamento e di presentazione al curriculum che bisognava spedire alle Risorse Umane, dell’azienda che aveva pubblicato l’articolo. Un giorno, di un passato per me ancora vivido, una persona a me molto cara, mi girò questa offerta pubblicata sul “Il Resto del Carlino”, in cui vi erano due possibilità di scelta: “Stilista senior” o, “Assistente Stilista”. Io scelsi la seconda e, con ansia ed una strana sensazione di ironia, risposi all’annuncio, preparando con attenzione il materiale richiesto ed attesi. La risposta non si fece attendere e, nel mese di ottobre l’ufficio delle Risorse Umane mi convocò per i primo colloquio, così superai la prima selezione ed ancora incredula e, col bagaglio pronto, partii!

Arrivata a Bologna fui ospitata da una persona che è come una sorella per me, quindi mi sentivo a casa, ero felicissima e lucida perché volevo assaporare tutti gli attimi che precedettero l’incontro tanto atteso, dunque mi preparai per prendere il treno per Reggio Emilia facendomi forza a restare calma ma era impossibile, perciò con il Walkman e le cuffiette, sentivo le note di “Big my secret” e poi “A wild and distant shore” ed il seguito di Michael Nyman in “La leꞔon de piano”. In quei momenti, nulla più della musica riusciva di più a descrivere il sovrapporsi e l’affollarsi delle mie emozioni. Avevo ventiquattro anni e stavo varcando l’ingresso di uno dei più importanti brand internazionali di alto Prêt-à-Porter: MaxMara!

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Ero lì, e le note, la mia vita, i miei sacrifici, tutto valse la pena per quell’istante, dunque in un attimo di silenzio e di raccoglimento, nell’accogliente ed elegante sala d’attesa, aspettai che alla reception pronunciassero il mio nome ed entrai. Una manager dall’immagine casual chic, responsabile allora della linea Marina Rinaldi, mi accolse e mi pose tutte le domande necessarie per la selezione del ruolo di Assistente Stilista della linea elegante di MaxMara “Pianoforte”.

Ricordo subito la sua attenzione verso il mio entusiasmo, il suo prendere appunti e considerazioni su tutte le mie risposte, ci fu subito molto feeling e mai, prima di allora, mi sono sentita davvero compresa nella mia visione di stile, mai così forti furono i miei sentimenti che provavo a trattenere ma gli occhi brillavano di gioia e mentre sentivo la vita sulla pelle, in un attimo mi ritrovai al secondo colloquio con l’Amministratore Delegato G.R., un uomo di grande fascino e concretezza che volle incontrarmi il giorno del suo compleanno, il 17 novembre, per presentarmi la manager che da responsabile della linea Pianofort, mi avrebbe poi guidata al lavoro che svolsi! Sentivo grandi aspettative e grandi responsabilità, molto più grandi di me, difficili da esprimere, difficili da raccontare…

Di allora ricordo un grande freddo, un altro distacco dalle radici, un altro viaggio e tanti altri ancora; le notti fonde prima di ogni sfilata a Milano, poi i pranzi e le cene ricorrenti con gli amici e tantissima esperienza, non solo di formazione ma direi proprio di vita! Semplice non lo è mai ed io lo sapevo già, tuttavia, forte della mia passione estrema per la moda e carica di grandi energie da dedicare a chi mi offrì una possibilità così rara, diedi tutta me stessa in questa esperienza. Immersa nel mio lavoro, vissi quegli anni con la consapevolezza che non era quello il mio destino. ma feci di tutto per lasciare un piccolo segno del mio passaggio che provo a raccontarvi, tramite alcuni miei disegni inediti di allora che allego qui, per la prima volta e anche di un quadro su cui appostai le foglie raccolte nella città in cui vissi.

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 In ambienti così strutturati ci sono regole ed abitudini, ci sono gerarchie e giochi di potere da cui è complesso davvero non restare destabilizzati, perciò si tempra il carattere di chi resiste. Gli assistenti, provenivano da tutto il mondo ed io fui l’unica italiana, perciò fui fiera non solo di mantenerne il valore ma anche di trovarmi nell’ufficio stile che aveva in precedenza avuto, tra i nomi più autorevoli, il genio di Karl Lagerfeld ed i grandi Domenico Dolce e Stefano Gabbana e dei quali ebbi anche l’onore, in momenti di pausa, di catalogarne i bozzetti nell’archivio dell’ufficio stile.