di Rossana Lucente
Il make-up ha radici profonde nella storia dell’umanità, intriso di significati estetici, maliziosi e magici. E le opere d’arte sono testimoni silenziosi di questa evoluzione, come nella “Maschera di Tutankhamon (1342-1323 a.C.)”, in oro e lapislazzuli, dove le palpebre del “faraone – bambino” vengono allungate e marcate da linee nere di kohl, in polvere di Galena. Questa pratica non era dettata solo da una scelta puramente estetica, ma dalla esigenza di proteggere gli occhi dal sole e dagli spiriti maligni. I cosmetici, come la malachite verde e l’ocra rossa, erano così centrali nella cultura egizia che venivano addirittura sepolti con i defunti.

Mentre il “Sarcofago di Henutmehyt (1250 a.C.)” mostra le unghie laccate di rosso della donna di alto lignaggio, conosciuta come la “signora della mietitura e del grano”.

Nell’arte romana, come il “Ritratto di una nobildonna (II sec d.C.)” della serie “Fayyum”, il soggetto è caratterizzato da un trucco delicato: gesso bianco per l’incarnato pallido, carbone per le sopracciglia e cinabro per le labbra. La pelle chiara era il passaporto visivo delle persone di alto rango, le quali vivevano riparate dal sole, mentre l’uso di cosmetici eccessivo era associato alle cortigiane e agli attori.

Durante il Medioevo, il make-up veniva guardato con sospetto, in quanto legato alla vanità e al vizio, peccati combattuti dal Cristianesimo. Nel mosaico bizantino “Il corteo dell’imperatrice Teodora (VI sec.)” della Basilica di San Vitale a Ravenna, la sovrana dalle origini circensi, presenta un incarnato chiaro, gli occhi delineati da kohl scuro, le sopracciglia sottili e arcuate e le labbra leggermente rosate.

Nell’Umanesimo e nel Rinascimento, la bellezza torna a essere celebrata, come nella miniatura persiana “Banchetto di corte (XV sec.)” dove le donne hanno le unghie tinte nei toni rossastri dell’hennè.

E la celeberrima “Gioconda (1503-1506)” di Leonardo da Vinci è ritratta con la fronte alta e spaziosa, sinonimo di intelligenza, ed evanescenti sopracciglia, secondo le tendenze dell’epoca. Nel XVII e XVIII secolo i cosmetici diventano strumento di seduzione e status, come testimonia la miniatura moghul “Dama con fiore (1620)” dove la fanciulla con il velo islamico mostra lunghe mani decorate con l’hennè.

Nell’ambito del make-up, un tocco malizioso è dato dai piccoli nei finti, ovvero le “mosche” di velluto e taffetà, come dimostra il dipinto “Una mosca, dama alla toilette (1748)” di Francoise Boucher, dove il linguaggio di questo ornamento sulle guance o sul decollété nasconde messaggi sentimentali, sensuali e civettuoli. Nel XIX secolo, la palette torna a essere discreta, e con il Romanticismo e il Realismo si esalta la bellezza naturale, spesso malinconica e introspettiva.

Mentre nei dipinti impressionisti come “Al Mouline Rouge (1892 – 93)” di Toulouse Lautrec, le figure femminili, attrici, ballerine e prostitute, mostrano un trucco acceso e artificiale, insieme a tinte sgargianti, specchio della corrispondente vita reale.

Con l’Art Decò, nel dipinto “Il turbante verde (1930)”, la pittrice Tamara De Lempicka, ritrae una coppia saffica, dove i volti penetranti delle donne sono definiti da sopracciglia curate e sottili, le labbra rosse e seducenti, e la presenza del copricapo esotico accentua la sensualità dell’atmosfera.

L’avvento della modernità e della fotografia, fa del trucco il vero protagonista, come nelle opere “pop” di Andy Warhol , dove l’iconica “Marilyn Monroe (1980)” porta l’eye-liner nero, ombretti colorati e un neo strategico in corrispondenza delle labbra accese, inserita in una cultura americana di consumismo e industrializzazione cinematografica.

Inoltre, “L’autoritratto con collana di spine e colibrì (1940)” di Frida Kalho, mette in evidenza sopracciglia folte e baffetti non depilati, in contrasto con il rossetto deciso. Infine, la fotografia “Lacrime di vetro (1932)” dell’artista surrealista Man Ray, esplora i cosmetici come parte dell’identità femminile, dove il viso della modella è incorniciato da sottili sopracciglia dipinte. Il make-up, lungi dall’essere un dettaglio marginale, è sempre stato parte integrante dell’identità umana e della sua rappresentazione artistica. Osservare sculture, dipinti, miniature e fotografie con questa lente ci consente di scoprire nuovi strati di significato, nascosti sotto la superficie.


