Clitennestra, la moglie omicida

Di Daniele Castrizio

Figlia di Tindaro e di Leda, Clitennestra appartiene a una delle più celebri famiglie della mitologia greca: è sorella di Elena, la donna per cui scoppiò la guerra di Troia, e dei Dioscuri, Castore e Polluce; inoltre è cugina di Penelope, la sposa fedele di Odisseo. La sua storia, però, si colloca all’estremo opposto rispetto ai modelli di virtù femminile: Clitennestra, regina di Micene, è ricordata soprattutto come moglie assassina, protagonista di una delle più drammatiche vicende dell’intero ciclo troiano.

Prima di diventare la consorte di Agamennone, Clitennestra aveva sposato, per una maledizione scagliatale da Afrodite, Tantalo, re di Pisa nell’Elide, da cui ebbe un figlio. Ma quando Agamennone conquistò la Pisatide, uccise il marito e il figlio di lei e la costrinse a sposarlo. Dall’unione nacquero quattro figli: Ifigenia, Oreste, Elettra e Crisotemi. La ferita iniziale non si sarebbe mai rimarginata, e in essa covò per anni l’odio destinato a trasformarsi in vendetta.Il momento decisivo arrivò in Aulide, alla vigilia della partenza della flotta achea. Artemide, offesa da Agamennone, bloccava i venti impedendo alle navi di salpare. L’unico rimedio, secondo l’indovino Calcante, era sacrificare la giovane Ifigenia. Agamennone, dilaniato ma incapace di opporsi al destino, inviò Odisseo e Taltibio a Clitennestra per invitarla a portare la figlia in Aulide, simulando un matrimonio con l’eroe Achille.

Nella figura 1, una pittura pompeiana nella Casa del Poeta tragico, la scena del finto matrimonio è resa con intensità: Agamennone, esitante, impugna la spada del sacrificio; Ifigenia è trattenuta dai servi; Clitennestra, chiusa nel suo dolore e incapace di guardare la scena terribile, è ritratta accanto alla statua dorata di Artemide che, in alto, sostituisce la ragazza con un cerbiatto, salvandola all’ultimo istante.

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Mentre la guerra divampa, Clitennestra si legò a Egisto, cugino di Agamennone e anch’egli bramoso di vendetta. Da questa unione nacquero un figlio e due figlie. Quando Agamennone tornò dopo dieci anni a Micene, accompagnato da Cassandra, la profetessa troiana resa sua schiava e amante forzata, trovò ad attenderlo una trappola mortale.

La figura 2, un cratere a calice attico oggi a Boston, rappresenta il momento dell’assassinio: Agamennone è intrappolato in una tunica dalle maniche cucite, confezionata da Clitennestra, che gli impedisce di muoversi mentre i due amanti lo colpiscono con asce o spade. L’atrocità del gesto scandalizzò profondamente gli antichi.La morte del re non rimase impunita.

Elettra, raffigurata nella figura 3 — un manico di specchio in bronzo da Locri ora al Museo Archeologico di Reggio — mentre abbraccia l’urna con le ceneri paterne, incita il fratello Oreste alla vendetta: è una scena del teatro greco, che riprende l’Elettra di Sofocle.

Nella figura 4, una pelike viennese, vediamo proprio Oreste che trafigge Egisto, mentre Clitennestra tenta terrorizzata la fuga. Ma questa è una storia che racconteremo un’altra volta.

Clitennestra diventa così il simbolo della moglie traditrice, marchiata dalla cultura greca con ostinata severità. Nell’Odissea, in una scena ambientata nell’Ade, il defunto Agamennone ammonisce Odisseo con parole intrise di sospetto misogino: “Perciò troppo benigno non sii neppur tu con tua moglie, né confidarle tutto, qualunque discorso tu sappia; bensì dille una cosa, ma lasciane un’altra nascosta.” Un monito che rivela quanto profondamente la sua vicenda abbia inciso nell’immaginario antico, fissando per secoli il ritratto di Clitennestra come la moglie omicida per eccellenza.

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