di Carlo Franzisi
Il Premio Nazionale Cultura, Impresa e Legalità nasce con un intento profondo e ambizioso: valorizzare tutte le performance sociali e le esperienze virtuose di imprese, associazioni, personalità del mondo culturale, sociale, letterario e artistico che operano nel rispetto dell’etica, della legge e della collettività.
Un riconoscimento che va oltre il semplice merito professionale: vuole essere un tributo all’impegno civile, alla coerenza morale, al rispetto dell’ambiente e alla volontà di migliorare la vita delle persone attraverso l’arte, la cultura e le attività economiche e sociali.
La legalità: un valore da praticare, non solo da proclamare
Quando si parla di illegalità, l’immaginario collettivo tende subito a evocare le grandi organizzazioni criminali e mafiose. Tuttavia, quella rappresenta solo la punta dell’iceberg, l’approdo finale di un processo di degenerazione che spesso nasce da piccoli atti quotidiani, apparentemente insignificanti, ma che corrodono lentamente il senso civico e la fiducia nelle istituzioni.
L’illegalità, infatti, non comincia con la mafia, ma con la tolleranza verso i piccoli soprusi, con il “lasciar correre” per buonismo o per indifferenza.
È in quei gesti minimi e ripetuti che si genera la radice della trasgressione, la convinzione che “tanto lo fanno tutti”e che il rispetto delle regole sia un optional, non un dovere.
L’esempio di un parcheggio abusivo
Un esempio concreto di questa deriva è quello, tanto semplice quanto emblematico, del parcheggiatore abusivo.
Un individuo che si appropria di uno spazio pubblico — un parcheggio libero — e, avvicinandosi agli automobilisti, fa intendere che “guarda le auto”, inducendo così molti a consegnargli qualche moneta.
Un gesto apparentemente innocuo, tollerato, quasi giustificato dal bisogno economico di chi lo compie. Eppure, in questo scambio si consuma un atto di illegalità: una forma di appropriazione indebita dello spazio pubblico e di distorsione della percezione di ciò che è giusto.
Questo tipo di comportamento, se non contrastato, si consolida e si amplia. Chi lo pratica si convince di essere nel giusto, assume atteggiamenti di padronanza, persino di arroganza o aggressività. Finché, un giorno, la criminalità organizzata potrebbe intervenire, trasformando un piccolo abuso in un sistema di controllo e sfruttamento.
Ecco come la micro-illegalità diventa il terreno fertile per la macro-illegalità.

La quotidianità dell’illegalità diffusa
Gli esempi di piccole illegalità sono sotto gli occhi di tutti:
- automobilisti che non rispettano la precedenza o i limiti di velocità;
- conducenti di SUV che, forti della loro potenza, sorpassano dove non è consentito;
- commercianti che emettono “scontrini non fiscali” camuffati da regolari;
- cittadini che gettano rifiuti per strada o dal finestrino, come se l’ambiente fosse una discarica collettiva.
Tutti questi comportamenti, seppur diversi, hanno un filo conduttore comune: la perdita del senso di responsabilità verso la comunità.
Le sanzioni, sempre più severe, colpiscono solo in modo sporadico e casuale, ma non bastano.
Occorre un cambiamento culturale, un processo di consapevolezza diffusa che parta dalle famiglie, dalle scuole, dai luoghi di lavoro e da ogni ambito della società.
Educare alla legalità per costruire il futuro
Contrastare l’illegalità non significa solo punire, ma educare, formare, orientare le coscienze.
La cultura della legalità non è una materia scolastica, ma uno stile di vita, una pratica quotidiana che deve essere condivisa e rinnovata giorno dopo giorno.
Essere legali significa rispettare l’altro, riconoscere il valore del bene comune, comprendere che il progresso di una comunità non si misura solo dal PIL, ma dalla qualità etica delle sue azioni.
Un premio che nasce da una ferita
Il Premio Nazionale Cultura, Impresa e Legalità trae origine da un momento tragico della nostra storia recente: il barbaro omicidio dell’on. Francesco Fortugno, avvenuto nell’ottobre 2005.
Un evento che ha scosso le coscienze e ha acceso un dibattito sul coraggio civile e sulla necessità di non rassegnarsi alla violenza e alla sopraffazione.
Da quella ferita è nata una volontà: trasformare il dolore in azione, la rabbia in impegno, la memoria in futuro.
Questo premio si propone dunque di tenere vivo il dibattito sulla legalità, di riconoscere e premiare coloro che, con la loro attività, testimoniano ogni giorno che è possibile coniugare impresa, arte, cultura e solidarietà con il rispetto delle regole e della dignità umana.
Un invito alla responsabilità collettiva
L’illegalità, piccola o grande che sia, si combatte con la legge ma si sconfigge solo con la coscienza collettiva.
Ognuno di noi, nel proprio quotidiano, può scegliere se alimentare o contrastare questo fenomeno.
Il Premio Cultura, Impresa e Legalità non è solo una celebrazione, ma un invito all’impegno, un richiamo alla responsabilità civile e morale.
Perché la vera legalità non nasce dalla paura della sanzione, ma dal desiderio di vivere in una società più giusta, solidale e consapevole.


