La “Summer Madness” di Francesca Liberatore a Milano Fashion Week

di Marco Signorile

È stato un piacere presenziare alla sfilata di Francesca Liberatore, una stilista che da tempo ha dimostrato un’impronta chiara e riconoscibile, capace di sorprendere e spiazzare il pubblico. Anche questa volta la designer romana ha portato in passerella una visione decisa e contemporanea.


Le modelle hanno fatto il loro ingresso da una scala di emergenza, un impatto visivo che fin dal primo istante ha rotto gli schemi classici: un segnale forte, quasi un invito a guardare l’urgenza e la frattura del nostro tempo.
Il cortile di una scuola in via Borgospesso è diventato teatro di questa collezione Primavera-Estate 2026, presentata volutamente senza tema. La scelta del luogo non è casuale: rimanda all’idea di un’educazione libera, di uno spazio dove creatività e conoscenza crescono senza argini.


L’accompagnamento musicale ha reso l’atmosfera ancora più evocativa: da Morricone a Elisa, che ha interpretato brani come Mad World e Everybody Wants to Rule the World, la colonna sonora ha trasformato la mattina milanese in un racconto emozionale e intenso.


La collezione riflette la volontà dichiarata dalla stilista: non proporre un’estate spensierata, ma reagire al presente con una moda consapevole, fatta di scelte nette e tessuti che raccontano un’epoca. In passerella hanno sfilato soprabiti evanescenti e leggeri, accostati a elementi più strutturati e insoliti, come le spade naïf, in un mood sospeso tra leggerezza e rottura.


Il finale è stato un gesto simbolico: le modelle hanno deposto delle rose nere al podio fotografico. Un atto che si presta a più interpretazioni — dal disagio globale al distacco dal lusso — ma che in ogni caso ha lasciato un segno forte, imprimendo un messaggio chiaro: la moda, oggi, non può voltarsi dall’altra parte.

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Francesca Liberatore ancora una volta conferma la sua capacità di coniugare visione, provocazione e racconto. E di trasformare una passerella in un pensiero contemporaneo.