di Marco Signorile
È stato come se avesse fretta di raggiungerla.Un uomo che aveva fatto del silenzio la sua dichiarazione d’amore più alta, pochi mesi dopo la scomparsa di Monica Vitti ha seguito la via del destino.Russo aveva conosciuto Monica Vitti giovanissimo, sul set di Teresa la ladra di Carlo Di Palma: lui aveva 25 anni, lei 41. Disse soltanto: “La vidi e non capii più nulla.”Era il 1973, e da quel momento non si sarebbero più lasciati.Il loro matrimonio, celebrato in Campidoglio nel 2000, non fu un colpo di scena, ma il sigillo naturale di un legame già scritto. Non c’era bisogno di apparire: l’amore, quando è vero, non chiede riflettori.Monica Vitti non amava mostrarsi; Roberto Russo non volle mai vivere all’ombra della diva. Scelsero la concretezza, la discrezione, la complicità di due vite intrecciate lontano dalla ribalta. Una scelta che oggi appare quasi rivoluzionaria, in un tempo in cui tutto viene esibito e raccontato.Ma non per la loro storia.Perché ci sono amori che non finiscono. Restano scritti nel silenzio, nella discrezione, nella suggestione di un gesto minimo.E, come nei film d’autore, il finale non è mai un addio: è solo un altro inizio, da qualche parte oltre lo schermo.


