Il testamento di Giorgio Armani. Tra ville, opere d’arte e affetti

di Marco Signorile

Non poteva che essere così: sobrio, preciso, essenziale. Anche nell’ultimo gesto, il re dello stile italiano – scomparso il 4 settembre a 91 anni – ha lasciato un testamento che riflette la sua idea di ordine e di armonia.

Un’eredità che ha il sapore di una collezione rinascimentale: fossili rari, opere d’arte, pezzi di design, statue, tappeti giapponesi. A raccoglierne il filo sono soprattutto i familiari più stretti – le sorelle Rosanna e Silvana, i nipoti – ma anche i collaboratori di una vita. Michele Morselli, amministratore delegato del gruppo immobiliare Armani, eredita la preziosa collezione di fossili e il diritto di soggiornare in alcune delle case sparse per il mondo. A lui e al fidatissimo Leo Dell’Orco viene concesso l’uso del grande yacht Baratto, 65 metri ormeggiati a La Spezia, diventato simbolo del lusso sobrio di Armani.
C’è poi la geografia personale del maestro: ville a Pantelleria, Saint-Tropez, Parigi, Antigua, Saint Moritz, appartamenti a New York, fino al palazzo di via Borgo Nuovo a Milano. Dimore che parlano non solo di ricchezza, ma di un certo modo di abitare lo spazio, di trasformarlo in stile.
Infine, il cuore: a Leo Dell’Orco, compagno di una vita, sono andati un Matisse, un Warhol che ritrae lo stesso Armani, una fotografia di Man Ray e una scrivania di Jean-Michel Frank. Più che beni, simboli di un percorso condiviso.
Il testamento di Giorgio Armani non è solo un inventario: è la mappa di un’esistenza costruita con rigore e bellezza, dove anche l’ultimo atto diventa racconto. Tra ville, opere d’arte e affetti, resta l’immagine di un uomo che ha segnato la moda e lo stile del Novecento e che, anche nell’eredità, lascia traccia di sé.

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