San Basile celebra la parola spezzata e ricomposta: Mimmo Pugliese presenta “Papaveri neri freschi a colazione” al Festival Poetry Kitchen

Un varco nella logica, un invito a entrare in una realtà frantumata e ricostruita con linguaggi nuovi: è questo il cuore di Papaveri neri freschi a colazione, l’ultima silloge poetica di Mimmo Pugliese, avvocato e poeta originario di San Basile, che ha presentato stasera, sabato 30 agosto, alle ore 18:00 al LabCenter nell’ambito della V edizione del Festival Poetry Kitchen.

L’opera, edita da Il filorosso, rappresenta una delle espressioni più mature della corrente della poetry kitchen, una pratica letteraria radicalmente postmoderna che smonta e ricompone linguaggi, fonemi e frammenti di realtà come ingredienti di una nuova cucina poetica. I versi di Pugliese, cotti ad “alta temperatura” e privi di rispetto per la forma classica, danno vita a testi ironici e chirurgici, dove surrealismo e senso della realtà si incontrano e si scontrano, lasciando emergere immagini disturbanti e verità frammentate.

A tessere e amplificare questo dialogo tra parola e immagine ci sono le opere di Francesca Mirabelli, che accompagnano la silloge con collage materici e spiazzanti. Le sue composizioni visive non decorano, ma interferiscono, svelando squilibri nuovi e inattesi: poesia e immagine diventano così due pratiche parallele che condividono la stessa fame di verità e lo stesso linguaggio della dissonanza.

La serata di San Basile ha visto il coinvolgimento del pubblico in un incontro aperto con l’autore e con le voci critiche di Francesca Mirabelli, Lucia Longo e Francesco Attanasio, accompagnati dalla lettura dei testi a cura di Filomena Bloise. Spazio anche alla musica con le esibizioni di Rosaria Belmonte (arpa) e Lina Arabia (flauto), per un intreccio di arti capace di trasformare la presentazione in un’esperienza immersiva.

Con Papaveri neri freschi a colazione, Mimmo Pugliese conferma il suo ruolo di riferimento nella scena della poetry kitchen, portando avanti un percorso iniziato con Fosfeni (2020) e proseguito con Domani il giorno comincia un’ora prima (2023). Le sue parole, tagliate e ricucite, restano aperte al lettore: non chiedono di essere comprese, ma attraversate.

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Un appuntamento che unisce comunità, sperimentazione e ricerca artistica, e che segna un nuovo capitolo nel dialogo tra la poesia contemporanea e i linguaggi del presente.