Giorgia. Quando sei arte, è l’universo che ti mette in movimento

di Marco Signorile

Si è scritto molto, in questi giorni di Giorgia. Delle sue parole intime: “Pensavo di essere finita”, della paura di essere trascorsa, dell’idea – forse illusoria – di non avere più nulla da dire.
Eppure, io credo che il successo di pubblico e stampa non sia solo un gesto di affetto, ma un atto di riconoscimento. Perché la voce di Giorgia non appartiene a un tempo che passa, ma a un tempo che resta. Vive nel qui e ora. Ed è proprio questo che la rende attuale, necessaria, potente.
Lei dice: “Mi sono ricostruita”. E io aggiungo: un’artista come lei si rinnova sempre. Perché quando sei arte, è l’universo stesso a metterti in movimento. Essere artista è un dono: si accoglie, si abbraccia e si porta con sé, per sempre.

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Dopo l’ultimo Sanremo – intenso, sofisticato, forse non compreso da tutti – persino Mogol le ha suggerito di rivedere la tecnica. Ma Giorgia ha qualcosa che non si insegna: ha sé stessa. Ha un timbro, un’identità, una libertà di canto che non va toccata.
La sperimentazione autoriale può piacere o meno, ma la voce… la voce non si discute.


E se davvero le piacerebbe curare la direzione artistica del Festival, non possiamo che augurarcelo: Giorgia a Sanremo, in qualsiasi città si svolga, sarebbe la svolta. La sua sensibilità musicale, la sua intelligenza scenica e quella disarmante verità nel suono… porterebbero finalmente il festival in una nuova era.

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