Il motivo indiscusso dell’inclinazione al male è la tentazione diabolica.
Questo concetto è antichissimo ed è presente anche nel libro della Genesi. Il testo narra la cacciata dell’uomo dal Paradiso in seguito ad un atto di disobbedienza da parte di Eva che cedette alle sibilanti insidie del demonio.
Nel Medioevo, l’ uomo non era considerato mai al sicuro dalla tentazione e, per questo, era necessario ricordare il pericolo costante alle anime mediante l’ausilio dell’arte e delle iconografie.
Anche Cristo fu tentato da Satana e, quindi, nessun uomo o donna poteva considerarsi al sicuro.
Per tale motivo , scalpellini, pittori, scultori ed ogni tipologia d’artista si dedicava alla missione di rappresentare questa costante inclinazione al peccato ed all’errore diabolico, utilizzando come monito le proprie opere.
Ad esempio, al Medioevo risalgono diverse decorazioni di portali, lunette, capitelli con figure mostruose che rappresentano l’accanimento dei demoni nei confronti degli uomini. Ci vorrà qualche tempo dopo, in pieno Cinquecento, per circoscrivere la tentazione ad episodi particolari avvenuti nella vita di alcuni santi che a loro volta venivano invocati poiché avevano superato tremende insidie e tentazioni.

Oggi invece la tentazione va di moda!
Le pubblicità, i social, la televisione non fanno altro che enfatizzare il peccato come positivo.

Il proibito e la tentazione sono alla base delle nuove forme di comunicazione e le immagini non sono più un ammonimento bensì un invito alla carnalità, alla lussuria, all’avarizia, all’egoismo. Corpi sinuosi, labbra prorompenti, movimenti sensuali, ogni giorno siamo bombardati da una serie di messaggi che li rendono protagonisti.
Ma il motivo sottile quale sarebbe?
Perché questo spingere verso i valori non positivi che mirano all’allontanamento dalla spiritualità e conducono all’egoismo in una continua promozione dell’effimero e dell’usa e getta?

Che il marketing altro non sia che una nuova scienza occulta?
Sicuramente qualcosa di diabolico esiste nelle mode, nei costumi e gli usi di questi tempi.
Il Nunc et ora con il loro carnale richiamo ci allontanano da quello che per secoli è stata l’interpretazione della vita terrena: un rito di passaggio verso l’eterno.


