Festival delle Migrazioni, a Rota Greca il via alla XV edizione: sette appuntamenti per parlare di diritti, accoglienza e resistenza

Di Gennaro Gallo

Il Festival delle Migrazioni compie quindici anni e lo fa senza perdere la voglia di interrogarsi sul presente. La XV edizione, promossa dall’Associazione Don Vincenzo Matrangolo, presieduta da Giovanni Manoccio, è stata presentata nella suggestiva cornice del Giardino dei Giusti di Rota Greca, dove sono stati illustrati temi e appuntamenti della manifestazione in programma dal 21 al 30 agosto 2026.

Un festival che, edizione dopo edizione, è riuscito a trasformare il tema delle migrazioni in un’occasione di confronto più ampia, mettendo insieme diritti umani, accoglienza, cultura, inclusione e vita delle comunità. Sono sette i comuni cosentini coinvolti, con un programma itinerante fatto di incontri, dibattiti, musica, documentari e iniziative culturali. Insomma, un festival che non ama stare fermo: e forse è proprio questo il bello.

Il dibattito e i temi al Giardino dei Giusti

A moderare la serata è stato il giornalista Francesco Cangemi. Dopo i saluti del sindaco di Rota Greca Giuseppe De Monte e di Maria Ida Barbuto, coordinatrice del progetto SAI di Cerzeto, sono intervenuti Lidia Vicchio, avvocato e vicepresidente dell’Associazione Don Vincenzo Matrangolo, Walter Greco, docente dell’Università della Calabria, e lo stesso Giovanni Manoccio.

Vicchio ha richiamato l’attenzione sulla situazione in Palestina, sulle vicende di Ceuta e sulle conseguenze delle politiche di chiusura delle frontiere, mentre Greco ha affrontato il rapporto tra migrazioni e politica, soffermandosi su fenomeni come la cosiddetta “remigrazione”, sull’evoluzione dell’opinione pubblica e sulla crescita di intolleranza e discriminazione.

“Resistenza. ArMIAMOCI”: il tema del 2026

Il presidente Manoccio ha quindi illustrato il tema scelto per questa XV edizione: “Resistenza. ArMIAMOCI”. Una parola che, nelle intenzioni degli organizzatori, non indica soltanto la capacità di sopportare le difficoltà ma la necessità di reagire e difendere concretamente i principi della Costituzione e i diritti fondamentali. Dal diritto di voto alla sanità pubblica, passando per il lavoro e la dignità delle persone.

«Non resilienti, ma resistenti»

Giovanni Manoccio, Presidente Associazione Don Vincenzo Matrangolo

Le novità dell’edizione: pubblicazioni, arte e cinema

Tra le novità del 2026 ci sono i “Quaderni del Festival delle Migrazioni”, pensati per raccogliere idee, testimonianze e contributi dei protagonisti e conservare nel tempo una parte del patrimonio prodotto dalla manifestazione. A sostenere l’iniziativa saranno anche i ricavi della vendita dei materiali promozionali illustrati dal vignettista Fabio Magnasciutti.

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Il Festival approderà inoltre sul grande schermo con “Lo Spirito dell’Utopia”, documentario diretto da Cristina Mantis, finanziato da Fondazione Con il Sud e Apulia Film Commission. La troupe seguirà il percorso della manifestazione e delle comunità coinvolte, raccontandone il valore sociale e culturale e il ruolo delle realtà locali nella costruzione di percorsi di accoglienza e inclusione.

La musica e gli appuntamenti in programma

Non mancherà la musica, da sempre una delle anime della manifestazione. La serata di presentazione si è conclusa con il concerto della Merak Band, mentre il programma prevede anche l’appuntamento del 10 agosto ad Acquaformosa con l’Ensemble Hiraeth e il concerto Ka Kroj Piak, inserito nella Giornata dell’Inclusione.

Dal 21 al 30 agosto, dunque, il Cosentino tornerà a essere un grande spazio di incontro e discussione. Un viaggio tra paesi e comunità diverse, con un messaggio preciso: parlare di migrazioni significa parlare di persone, diritti e futuro. E dopo quindici edizioni, il Festival delle Migrazioni continua a dimostrare che l’accoglienza non è soltanto una parola da mettere su una locandina, ma una scelta concreta da praticare ogni giorno.