Le donne di Picasso: muse, stile e la “maledizione” del genio

Di Rossana Lucente

Dietro ogni ritratto femminile di Pablo Picasso si nasconde una storia d’amore, una rivoluzione artistica e, spesso, un destino segnato dal dolore. Le donne che entrarono nella vita del maestro spagnolo non furono semplici modelle: furono muse, compagne, interlocutrici e protagoniste silenziose della sua evoluzione creativa.

Attraverso i loro volti Picasso raccontò il desiderio, la passione, la gelosia, la sofferenza, la guerra e il trascorrere del tempo, trasformando ogni relazione in una nuova fase della propria ricerca pittorica.

Osservando i suoi ritratti femminili è possibile leggere anche la trasformazione della moda del Novecento: dalle atmosfere raffinate della Belle Époque alla modernità degli anni Venti e Trenta, fino all’eleganza essenziale del dopoguerra. Abiti, acconciature, gioielli e trucco non sono mai semplici dettagli estetici, ma diventano elementi simbolici attraverso cui Picasso interpreta la personalità e l’emotività delle donne rappresentate.

Le prime muse: Fernande Olivier ed Eva Gouel

Nella scultura “Testa di donna” (1909), in gesso e bronzo, viene raffigurata Fernande Olivier, la bohémienne di Montmartre e compagna del pittore. Fu al suo fianco durante il Periodo Rosa, visibile nell’opera pre-cubista Les Demoiselles d’Avignon. La Olivier appare con lunghi capelli castani acconciati in un morbido chignon, in sintonia con la moda parigina della Belle Époque. La donna lasciò una delle testimonianze più preziose sulla vita quotidiana accanto a Picasso, raccontando gli anni della loro esperienza parigina, nonostante l’opposizione dell’artista alla pubblicazione del testo.

Dopo la fine della loro relazione tormentata, il “genio andaluso” si consolò con Marcelle Humbert, modella e cantante, a cui diede il nome di Eva Gouel, la più pacata tra le sue amanti, la quale si spegnerà a causa della tubercolosi. A lei si ispirò in composizioni semi-astratte del periodo cubista dal forte erotismo, come “La mia Bella” (1912), vezzeggiativo con cui chiamava la giovane donna, arrivando a dipingerla fino alla fine dei suoi giorni.

L’eleganza degli anni Venti e la sensualità degli anni Trenta

Nel ritratto “Olga in poltrona” (1917) Picasso immortala la prima moglie e madre di suo figlio Paulo, la ballerina russa Olga Khokhlova, star del corpo di ballo del coreografo Sergej Djagilev, successivamente morta in povertà. Con lei l’artista attraversò una fase neoclassica, caratterizzata da una maggiore armonia e da un ritorno alla tradizione figurativa. La danzatrice incarna perfettamente l’eleganza degli anni Venti, con abiti lunghi in seta, mantiglia floreale, ventaglio e capelli pettinati in morbide onde. Il trucco è sofisticato ma naturale, espressione della nuova femminilità dell’epoca.

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Nel “Sogno” (1932) appare Marie-Thérèse Walter, una delle figure più iconiche della vita sentimentale di Picasso, madre di sua figlia Maya. Aveva appena diciassette anni quando incontrò l’artista, allora quarantacinquenne, davanti alle Galeries Lafayette di Parigi. La relazione provocò una profonda crisi nel matrimonio con la Khokhlova, dalla quale il “Minotauro” non divorziò mai, per evitare la dispersione dei propri beni materiali. La Walter divenne la musa della sensualità e della luminosità, con i capelli biondi, la pelle chiarissima, collane di perle e trucco leggero. Ma, dopo la morte di Picasso avvenuta nel 1973, Marie-Thérèse si tolse la vita nel 1977, impiccandosi nella sua abitazione.

Dramma, avanguardia e il dopoguerra

Ne “La donna che piange” (1937) il pittore immortala Dora Maar, fotografa surrealista. La sua immagine è legata al dramma della Guerra Civile Spagnola e, in particolare, alla figura materna di Guernica. La Maar rappresenta la donna moderna degli anni Trenta, con i capelli corti e ondulati, cappello eccentrico, elegante tailleur e orecchini vistosi. La donna, dopo l’abbandono di Picasso, fu ricoverata in una struttura psichiatrica, subendo la pratica invasiva dell’elettroshock.

In “Donna-fiore” (1946) viene celebrata la pittrice Françoise Gilot, la quale aveva ventuno anni quando si approcciò al pittore d’avanguardia, all’epoca sessantaduenne. La donna viene rappresentata come una figura legata a madre natura, una “dea” della rinascita prima di diventare uno “zerbino”, secondo la categoria sulle donne del celebre spagnolo, come ne testimonia il memoriale “La mia vita con Picasso”, testo osteggiato dal protagonista, da cui avrà due figli, Claude e Paloma.

In “Donna seduta” (1962), il “tombeur de femmes” ci mostra la seconda moglie Jacqueline Roque, presenza dominante degli ultimi anni della sua produzione, dai capelli neri fissati sulla nuca, i grandi occhi a mandorla, il collo slanciato, l’abito raffinato e l’orologio al polso. Dopo la morte di Picasso, anche la Roque si tolse la vita sparandosi un colpo di pistola nel 1986.

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La “maledizione del genio”: un’eredità umana tragica

Accanto alla straordinaria grandezza artistica di Pablo Picasso si intreccia una storia familiare complessa, segnata da passioni intense, conflitti, perdite e fragilità emotive. È quella che molti hanno definito simbolicamente la “maledizione del genio”, ossia il prezzo umano di una personalità creativa immensa, capace di trasformare il mondo dell’arte ma spesso incapace di costruire rapporti sereni e duraturi.

Le sue compagne vissero accanto a uomo dalla personalità dominante, spesso assorbito dalla propria arte e dalle proprie ossessioni. Fernande Olivier, Marcelle Humbert, Olga Khokhlova, Marie-Thérèse Walter, Dora Maar, Françoise Gilot e Jacqueline Roque furono tutte profondamente segnate dal rapporto con Picasso: alcune riuscirono a ricostruire una propria identità lontano da lui, altre rimasero legate per sempre alla sua ombra distruttiva.

Anche i figli e i nipoti portarono il peso di questa eredità ingombrante:

  • Paulo, nato dal matrimonio con Olga Khokhlova, morì nel 1975, poco dopo la scomparsa di Picasso, a causa delle conseguenze dell’alcolismo.
  • Pablito, figlio di Paulo e nipote dell’artista, morì ingerendo candeggina, dopo essere stato escluso dal funerale del nonno per volontà dell’ultima moglie.

La storia di Picasso resta quindi una contraddizione profonda: quello di un visionario che ha cambiato l’arte del Novecento, lasciando dietro di sé capolavori straordinari e un’eredità umana tragica e dannata.