di Marco Signorile
Basta pronunciare la parola galateo e l’immaginazione corre subito a una tavola elegante: posate disposte con precisione, bicchieri perfettamente allineati, regole da ricordare per non sbagliare. Ma siamo davvero sicuri che il galateo sia ancora questo? O forse, con il passare del tempo, ne abbiamo conservato soprattutto la forma, dimenticandone il significato più autentico?
Il termine nasce nel Rinascimento e prende il nome dal celebre trattato di Giovanni Della Casa, scritto per insegnare l’arte del vivere civile. Quelle pagine non parlavano soltanto di tavola o di buone maniere, ma di rispetto, misura e attenzione verso gli altri. Le regole erano uno strumento, non il fine.
Cinque secoli dopo il mondo è profondamente cambiato. Sono cambiati i ritmi, il modo di viaggiare, di lavorare e perfino di condividere un pranzo. Le lunghe tavolate delle grandi occasioni hanno lasciato spazio a cene informali, aperitivi, brunch e incontri improvvisati. Sarebbe difficile pensare che anche il galateo non si sia evoluto insieme alla società.
Mettere gli altri a proprio agio: la nuova eleganza
Forse il vero cambiamento consiste proprio in questo: abbiamo smesso di considerare l’eleganza come un esercizio di perfezione e abbiamo iniziato a riconoscerla nella capacità di mettere gli altri a proprio agio. Una tavola ben apparecchiata è piacevole, ma una tavola dove nessuno teme di sbagliare lo è ancora di più.
Molti gesti che associamo al galateo raccontano, in realtà, qualcosa di molto più profondo:
- Spezzare il pane con le mani significa condividere.
- Ringraziare chi cucina significa riconoscere il tempo e la cura dedicati agli altri.
- Ascoltare senza interrompere, lasciare spazio nella conversazione e usare un tono di voce rispettoso sono attenzioni che non appartengono a un’etichetta antiquata, ma alla qualità delle relazioni.
Anche alcune discussioni che per anni hanno diviso gli esperti di bon ton sembrano oggi perdere importanza. È davvero così decisivo stabilire se sia corretto dire “buon appetito”? Se quelle parole nascono da una sincera gentilezza, forse il loro valore supera qualsiasi formalismo. L’eleganza autentica difficilmente corregge qualcuno in pubblico; preferisce comprendere piuttosto che giudicare.
Come stare insieme, non solo come stare a tavola
Il galateo contemporaneo, allora, non si misura dal numero delle posate o dalla disposizione dei bicchieri, ma dal rispetto con cui trattiamo le persone. Si riconosce in chi:
- Spegne il telefono durante una cena.
- Ascolta con interesse senza cercare sempre l’ultima parola.
- Riserva la stessa cortesia a un cameriere, a un collega o a uno sconosciuto.
È un’eleganza discreta, che non sente il bisogno di essere esibita.
Forse il galateo ha semplicemente cambiato linguaggio. Un tempo insegnava come stare a tavola; oggi ci ricorda soprattutto come stare insieme.
Perché la vera eleganza non consiste nel dimostrare di conoscere ogni regola, ma nel fare in modo che nessuno si senta fuori posto. In fondo, il miglior galateo continua a essere questo: l’eleganza di essere se stessi, senza dimenticare il rispetto per gli altri.

IN COPERTINA: L’eleganza contemporanea: una tavola curata per accogliere e mettere a proprio agio.. Fonte: Ekaterina Kubatina | kubatina.com / Getty Images

