Eugenio Lo Gullo
Con l’età la vita porta lutti, malattie, solitudine e il tema del tempo che resta. La psicoterapia non “cura la vecchiaia”, ma aiuta a darle senso. E sì, funziona anche dopo i 65-70 anni. Il cervello resta plastico, le emozioni restano vive.
1. Cosa si fa in seduta (Psicoterapia della terza età)
- Analisi della domanda, test cognitivi, anamnesi, diagnosi, valutazione delle analisi mediche e cliniche, relazione con il coniuge e gli amici, autonomia fisica.
- Nel colloquio clinico non si fa solo ascolto, ma si lavora insieme per comprendere chi è la persona. Non è solo accettare, ma è ri-raccontare la propria storia liberamente, colmando i vuoti esistenziali, affettivi, sociali, lavorativi, spirituali e altri.
- Solitudine e ruolo sociale: dopo la pensione o se i figli vivono lontano, crolla la rete. Si lavora su nuovi legami, volontariato, piccoli progetti quotidiani.
- Ansia per la salute e paura della morte: sono temi tabù per i giovani, ma centrali qui. Parlarne toglie peso.
- Depressione mascherata: nell’anziano spesso non è tristezza, è stanchezza, dolori, il “non ho più voglia di niente”. La terapia aiuta a distinguere le fasi di depressione dalle situazioni di invecchiamento normale.
2. Come cambia l’approccio rispetto ai giovani
- Ritmi più lenti: sedute di 45 minuti, meno compiti “a casa”, più spazio al racconto.
- Focus sul presente: meno analisi dell’infanzia, più “cosa posso fare oggi per sentirmi utile”.
- Coinvolgimento dei caregiver: se l’anziano ha problemi cognitivi o fisici, il terapeuta lavora anche con figli e badanti. Non per sostituirlo, ma per creare alleanza.
- Valorizzare l’esperienza: un 75enne ha 75 anni di strategie. Il terapeuta non insegna tutto da zero, tira fuori le risorse che già ci sono.
Le psicoterapie più importanti per l’anziano:
- Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale.
- CBT adattata, per ansia, depressione, insonnia. Semplificata, con esempi concreti.
- Terapia della reminiscenza: raccontare la propria vita, riordinare i ricordi. Dà dignità e riduce i sintomi depressivi.
- Terapia sistemica, quando il problema è nel rapporto con la famiglia.
- Supporto psicologico breve: anche 8-12 sedute bastano per gestire un lutto o un ricovero.
Un pregiudizio da sfatare è che: “A quell’età non cambiano più”. Falso. Cambiare non significa diventare ventenni. Significa soffrire meno, dormire meglio, ritrovare un motivo per alzarsi al mattino.
Se hai un genitore o un nonno che vedi spento, proporre la terapia è un atto d’amore, non di debolezza. L’importante è presentarla come uno “spazio per parlare”, non come “vai dallo psicologo perché sei matto”, ma “vai perché ti può aiutare moltissimo”.

