CAROLINA E GIORGIO V

di Daniele Castrizio

Tra i grandi scandali dell’Europa ottocentesca, pochi ebbero la forza drammatica e teatrale della guerra coniugale tra Carolina di Brunswick e Giorgio IV .

La loro storia fu un intreccio di tradimenti, umiliazioni pubbliche, processi e campagne diffamatorie che appassionò l’opinione pubblica come un moderno feuilleton. Per oltre vent’anni, la stampa britannica trasformò il matrimonio reale in uno spettacolo permanente, seguito con morbosa curiosità da aristocratici e popolani.Il matrimonio per procura di Re Giorgio IV del Regno Unito (all’epoca Principe di Galles) con la cugina Carolina di Brunswick, per appianare i debiti dell’inglese, fu celebrato in Germania nel 1794, prima del loro disastroso incontro formale e delle nozze ufficiali di persona. Nella cerimonia per procura, il principe fu rappresentato ufficialmente da Lord Malmesbury, l’ambasciatore inviato da Re Giorgio III per combinare l’unione (figura 3).

Quando Carolina arrivò in Inghilterra nel 1795 per sposare il Principe di Galles, il disastro fu immediato (figura 4).

I due si detestarono dal primo sguardo. La prima notte di nozze divenne subito leggenda. Giorgio, completamente ubriaco, sarebbe crollato sul pavimento della camera senza neppure riuscire a consumare il matrimonio in modo decoroso. Questa (figura 5) è la medaglia celebrativa, molto formale, segno dell’ipocrisia del potere.Eppure, un’erede nacque: la principessa Carlotta Augusta.

Dopo la sua nascita, però, i coniugi si separarono quasi definitivamente. Carolina venne isolata a Blackheath, lontano dalla corte, dove iniziò a costruirsi una reputazione scandalosa. Frequentava artisti, ufficiali e uomini d’ogni genere, alimentando continuamente il pettegolezzo.Nel 1805 scoppiò il primo grande caso pubblico. Carolina adottò un bambino, William Austin, figlio di umili origini. I nemici del principe diffusero subito la voce che il neonato fosse in realtà il frutto di una relazione clandestina della principessa. Giorgio IV colse l’occasione per colpire la moglie e fece avviare una commissione segreta d’inchiesta, passata alla storia come “Delicate Investigation”. L’ostilità del sovrano verso Carolina appariva ancora più ipocrita agli occhi dell’opinione pubblica perché il principe stesso conduceva da anni una vita sentimentale estremamente dissoluta (figura 6).

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Il più grande amore della sua vita fu probabilmente Maria Fitzherbert.

Cattolica e già vedova due volte, Maria non poteva legalmente sposare l’erede al trono secondo l’Atto di Successione britannico. Nonostante ciò, nel 1785 i due celebrarono segretamente una cerimonia matrimoniale privata che, pur priva di valore legale, ebbe per Giorgio un enorme significato emotivo. Si racconta persino che Giorgio IV volle essere sepolto con al collo una miniatura raffigurante l’occhio di Maria Fitzherbert. Tra le passioni più celebri del giovane principe vi fu anche Mary Robinson, nota al pubblico con il soprannome teatrale di “Perdita” .

L’ultima grande favorita fu infine Elizabeth Conyngham , che accompagnò Giorgio IV fino alla morte nel 1830. La marchesa sfruttò abilmente la propria posizione per accumulare immense ricchezze attraverso doni, pensioni e gioielli reali. La fase più clamorosa della vicenda matrimoniale iniziò però nel 1814, quando Carolina lasciò l’Inghilterra e si trasferì in Italia. Qui la principessa reinventò completamente la propria vita, circondandosi di un seguito eccentrico e cosmopolita. Sul Lago di Como, Carolina acquistò la splendida Villa d’Este, trasformandola in una corte teatrale e scandalosa.

Le feste organizzate dalla principessa erano considerate provocatorie persino dagli aristocratici italiani: balli eccentrici, costumi audaci, atteggiamenti volutamente anticonvenzionali. Le spie britanniche, inviate per sorvegliarla, produssero resoconti minuziosi delle sue presunte relazioni amorose, descrivendo viaggi, passeggiate romantiche e scene d’intimità consumate persino in luoghi pubblici.Quando Giorgio IV salì al trono nel 1820, Carolina tornò a Londra con l’intenzione di ottenere ufficialmente il titolo di regina. Il re reagì tentando di distruggerla definitivamente. Davanti alla Camera dei Lord venne presentato il “Bill of Pains and Penalties”, un procedimento senza precedenti che mirava a privarla del titolo e a sciogliere il matrimonio per adulterio.Nonostante gli scandali, il popolo finì per schierarsi con Carolina. Giorgio IV era considerato un sovrano arrogante, libertino e ipocrita, famoso per le amanti, il lusso e i debiti di gioco. La regina tradita appariva invece come una donna perseguitata dal potere. Di fronte al rischio di proteste popolari, il governo ritirò il provvedimento.La vittoria di Carolina, però, durò poco. Nel luglio del 1821 tentò di entrare all’Abbazia di Westminster per assistere all’incoronazione del marito. Le porte le furono chiuse in faccia per ordine del re. Umiliata pubblicamente, vagò da un ingresso all’altro rivendicando i propri diritti, mentre la folla la osservava tra scherno e pietà. Morì poche settimane dopo, forse per una grave malattia intestinale, forse — secondo le voci più velenose — avvelenata.

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