I matrimoni di Zoe Porfirogenita

di Daniele Castrizio

Nel cuore dell’Impero bizantino, dove il potere si intrecciava con il rito e la legittimità dinastica assumeva forme quasi sacrali, la figura di Zoe Porfirogenita emerge come un caso straordinario (figura 1).

Mosaïque de l’impératrice Zoé, Sainte-Sophie (Istanbul, Turquie)

Nata nel 978, figlia dell’imperatore Costantino VIII e nipote del celebre Basilio II, Zoe portava il titolo prestigioso di porphyrogenita, “nata nella porpora”: un marchio di legittimità assoluta che la rendeva, di fatto, il fulcro della continuità dinastica macedone.
La sua giovinezza si svolse nell’isolamento dorato del palazzo imperiale di Costantinopoli, fino a quando la politica europea sembrò chiamarla a un destino ben più ampio. Promessa sposa all’imperatore occidentale Ottone III, Zoe partì nel 1002 verso l’Italia, forse destinata a riunificare simbolicamente le due metà dell’antico Impero Romano. Ma la morte improvvisa di Ottone interruppe il progetto, costringendola a tornare indietro e a trascorrere altri vent’anni nell’ombra.
Fu solo nel 1028, alla vigilia della morte del padre, che Zoe divenne pedina decisiva. Privo di eredi maschi, Costantino VIII la diede in sposa a Romano III Argiro (figura 2), potente aristocratico della capitale.

Il matrimonio, imposto per ragioni dinastiche, si rivelò subito infelice: Romano cercava un erede che Zoe, ormai cinquantenne, non poteva più garantire. La tensione degenerò rapidamente in ostilità aperta. Secondo le fonti, Zoe, con l’aiuto dell’eunuco Giovanni Orfanotrofo, orchestrò la morte del marito nel 1034, probabilmente durante un bagno nel Gran Palazzo. Nella figura 3 vediamo la scena del complotto per l’avvelenamento del marito, ordito da Zoe, nella miniatura dello Pseudo-Skylitzes, codice in “scrittura di Reggio” realizzato per Ruggero II nel monastero dal SS. Salvatore di Messina.

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Quella stessa notte Zoe sposò il suo amante, Michele IV, uomo di umili origini ma di notevole fascino (figura 4). Questo secondo matrimonio segnò una svolta: se Romano rappresentava l’aristocrazia tradizionale, Michele incarnava una nuova élite emergente, sostenuta dal fratello Giovanni. Tuttavia, il potere effettivo sfuggì presto a Zoe, progressivamente isolata e relegata negli appartamenti femminili del palazzo. Michele IV, afflitto da epilessia, regnò fino al 1041, lasciando il trono al nipote adottivo, Michele V.


Il terzo atto della vita politica di Zoe fu anche il più turbolento. Michele V, una volta al potere, tentò di liberarsi della sua ingombrante benefattrice, esiliandola in un monastero. Ma la reazione del popolo di Costantinopoli fu immediata e violenta: la città insorse in nome della legittima erede della dinastia macedone. In pochi giorni Zoe fu richiamata sul trono, mentre Michele V veniva accecato e deposto.
A questo punto entrò in scena la sorella Teodora, anch’essa porfirogenita. Le due donne furono costrette a governare insieme, in un equilibrio fragile segnato da rivalità personali e divisioni di corte (figura 5).

Nonostante ciò, il loro breve governo congiunto introdusse riforme significative contro la corruzione amministrativa, mostrando una sorprendente capacità di intervento.
Fu però evidente che una co-reggenza femminile stabile non era sostenibile nel lungo periodo. Zoe decise allora di contrarre un terzo matrimonio, scelta eccezionale per l’epoca e tollerata dalla Chiesa solo in circostanze straordinarie. Dopo alcune opzioni fallite, la scelta cadde su Costantino IX Monomaco, già suo amante. Le nozze furono celebrate nel 1042, nonostante l’opposizione del patriarca, come vediamo nella figura 6.


Con Costantino IX, Zoe visse gli ultimi anni della sua vita in una corte segnata da scandali e tensioni. L’imperatore non nascose mai la relazione con l’amante Maria Scleraina, suscitando il malcontento popolare. Nel 1044, una rivolta rischiò di travolgere il regime, placata solo dall’apparizione pubblica di Zoe e Teodora, ancora amatissime dal popolo. Sulla corona di Costantino IX, conservata a Budapest, troviamo l’Imperatore al centro, con le due sorelle ai suoi fianchi (figura 7).

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Zoe morì nel 1050, senza aver mai avuto figli. Con lei si spegneva, di fatto, la linea diretta della dinastia macedone, anche se Teodora avrebbe continuato a regnare fino al 1056. I suoi tre matrimoni non furono semplici vicende private, ma atti politici fondamentali: ciascun marito divenne imperatore grazie al legame con lei, confermando come, nella Bisanzio dell’XI secolo, la legittimità potesse risiedere interamente in una donna.
Ancora oggi, i volti di Zoe e di Costantino IX osservano i visitatori dalla maestosa Basilica di Santa Sofia, testimoni silenziosi di una vita segnata da potere, intrighi e matrimoni che furono, prima di tutto, strumenti di governo.