L’unico amore di Federico II

di Daniele Castrizio

La vita sentimentale di Federico II, imperatore e re di Sicilia, fu segnata da un netto contrasto tra dovere politico e autentico sentimento. Le sue quattro mogli rappresentarono, più che compagne, strumenti della ragion di Stato: alleanze dinastiche imposte dai papi e dalle necessità diplomatiche, utili soprattutto a garantire eredi legittimi alla Casa di Svevia. Eppure, dietro questa sequenza di nozze fredde e calcolate, si staglia una sola figura capace di conquistare davvero il suo cuore: Bianca Lancia .

Il primo matrimonio, con Costanza d’Aragona, avvenne nel 1209 quando Federico aveva appena quindici anni. L’unione gli fu sostanzialmente imposta da Innocenzo III, che sperava di affiancare al giovane sovrano una donna pia e obbediente, capace di ricondurlo sotto l’influenza della Chiesa. Il progetto fallì. Federico rimase indomabile, Costanza visse ai margini del potere e il figlio Enrico VII finì per scontrarsi duramente con il padre, fino a una tragica fine in prigionia.

Non diversa fu la sorte di Jolanda di Brienne, data in sposa all’imperatore nel 1225 per volontà di Onorio III, in vista della VI Crociata. Jolanda, giovanissima e fragile, portava con sé il titolo di regina di Gerusalemme, prezioso più sul piano simbolico che su quello reale. Federico ne fece uno strumento della propria visione politica: una crociata diplomatica, condotta senza spargimento di sangue. Il matrimonio, però, fu privo di armonia e segnato da umiliazioni; Jolanda morì a soli sedici anni, lasciando due figli e un’ombra di malinconia sulla corte imperiale.

Anche le nozze con Isabella d’Inghilterra, celebrate nel 1235 e sostenute da Gregorio IX, risposero a calcoli politici: avvicinare Federico ai potentati germanici e alla corona inglese. Isabella, pur dando due figli all’imperatore, rimase una presenza silenziosa e lontana dal potere. Morì a Foggia nel 1241, mentre il conflitto tra Federico e il papato infuriava.

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È solo con Bianca Lancia che la storia cambia tono. Nobile piemontese, legata a famiglie ghibelline in cerca di fortuna nel Regno di Sicilia, Bianca conobbe Federico nel 1225. Tra i due nacque un amore profondo e duraturo, vissuto ai margini della legittimità ma al centro dell’affetto. Dalla loro relazione nacquero Costanza, Manfredi – destinato a diventare re di Sicilia – e forse Violante. A differenza delle mogli “ufficiali”, Bianca condivise con Federico oltre vent’anni di vita, tra poesia, intimità e complicità.

Di Bianca, o Beatrice, non abbiamo molte certezze, e nemmeno un ritratto attendibile. Attorno a lei fiorì la leggenda. Si racconta che, accecato dalla gelosia, Federico l’avesse rinchiusa in una torre del Castello di Gioia del Colle, oggi detta Torre dell’Imperatrice. La tradizione popolare narra un gesto estremo di disperazione e un lamento notturno che ancora riecheggerebbe tra le mura. Storia e mito qui si intrecciano: più verosimilmente, negli ultimi anni di vita, Federico avrebbe sposato Bianca per legittimare i figli, rendendola imperatrice solo per pochi giorni, forse in articulo mortis.

Che si scelga la via della cronaca o quella della leggenda, una certezza rimane: Bianca Lancia rappresentò l’unica vera eccezione nella vita sentimentale di Federico II. In un’esistenza dominata dalla politica, dal potere e dalla solitudine del comando, lei fu l’unico amore capace di superare le convenzioni del tempo e di lasciare un segno umano, profondo e duraturo, nel cuore dello “Stupor Mundi”.

Di Federico II stesso, in verità, possediamo pochissimi ritratti, e nessuno può dirsi certamente fedele. Sulle monete, in particolare sul diritto dell’Augustale aureo, compare il busto dell’Imperatore in abiti da antico romano, con la corona d’alloro sul capo e i capelli corti : un’immagine solenne e classicizzante, che difficilmente doveva somigliare all’originale, tanto che Riccardo da San Gimignano la descrive semplicemente come «un busto di profilo di un uomo», senza riconoscervi le fattezze di Federico II.

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Abbiamo anche un ritratto in pietra che mostra l’Imperatore con la corona d’alloro e i capelli corti , ma anche in questo caso non sappiamo quanto l’immagine si avvicinasse alla realtà.

Nei manoscritti miniati, invece, Federico II appare con lunghi capelli e con la sua vera corona, la corona gigliata del potere occidentale franco-germanico, assai diversa dall’alloro di ascendenza classica.

A Capua è inoltre conservata una testa con capelli corti e corona gigliata, tradizionalmente interpretata come un suo ritratto (figura 5). Ancora più significativa è la testa custodita nel Piccolo Museo San Paolo di Reggio, più vicina alle sembianze tramandate dalle miniature e che, secondo i dati oggi noti, doveva essere collocata sopra la porta del castello svevo di Reggio, la fortezza voluta proprio da Federico II, a suggello visivo della sua presenza e della sua autorità sulla città.