I profumi della domenica mattina

dI Carmensita Furlano

Chi è che non ricorda i profumi della domenica mattina? Quelli che si odoravano soprattutto da bambini, col naso all’insù, fantasticando nel silenzio e nella luce soffusa su chissà cosa accadesse nella grande stanza chiamata cucina

Rumori in cucina… un occhio quasi aperto e la testa ancora sotto le coperte. Non sono più rumori, ma suoni diversi che si mescolano a passi discreti, insieme a quel motivetto dolce che scioglie il cuore e accende il sorriso. Si riconosce tutto e subito: è la mamma. È domenica… è ancora presto, ma la mamma è già da un po’ ai fornelli; sorridente e canticchiando, inizia a preparare le cose buone della domenica… quelle da leccarsi i baffi, quelle speciali.

All’improvviso, un’onda di caffè invade la casa. I primi “buongiorno”, le persiane che salgono… è sempre lei, la mamma, che con voce alta ma dolce invita tutti ad alzarsi per la colazione. Piccoli zombie impigiamati, ad uno ad uno, percorrono la distanza – apparentemente infinita – dalle camere da letto fino alla cucina.

Il caffè e, accanto, il latte caldo; i biscotti appena sfornati, il pane raffermo per la zuppa con zucchero e cacao rigorosamente amaro… e che dire del profumo del ciambellone con la granella di cioccolato? Il fagottino bollente, il miele sul burro spalmato sulla fetta biscottata croccante… un mondo fatato dal quale non vorresti svegliarti mai. Tutti intorno a quella bellissima tavola che sembra un mappamondo. E sempre lei, che bacia uno ad uno sulla fronte mentre versa il latte nelle tazze e il caffè nella tazzina.

“Chi vuole i biscotti?” “E chi una fetta di ciambellone?” “Chi vuole invece la zuppa?” “E il fagottino?”

Ecco, tutti insieme a fare colazione, con lo sguardo che all’improvviso gira verso le pentole che sbuffano… inavvicinabili.

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E così, i profumi della colazione si ritrovano avvolti da una nuova e diversa nuvola di odori vari che, dalle ore 9:00 in poi, si trasformano in fragranze inenarrabili. Tra tutti spicca soprattutto quello di Sua Maestà il sugo… con o senza carne (dipende dalla regione di appartenenza, anche se l’ingrediente uguale per tutti è il pomodoro). E se con la colazione ogni bambino teneva il naso all’insù, con il sugo l’estasi diventava sublime.

Qualcosa di fantastico, di inebriante. Chi, da piccolo, non si è mai chiesto il perché di quel profumo ammaliante proveniente da quella massa di brodo rosso? O chi non si è mai avvicinato alla pentola per poter vedere quel liquido ribollire di bolle e bollicine, desiderando di immergervi un dito? E, al tempo stesso, la mamma raccomandava di stare attenti per non scottarsi…

E così, aspettando la cottura, guardavamo la mamma – sempre lei – porgere un pezzo di pane, caldo e croccante o magari raffermo, intinto in quel brodo rosso, fumante e profumato: “Prova… è buono… è pane e sugo”. Lo sguardo era incuriosito; la prima azione era finalmente intingere l’indice in quella cosa chiamata sugo, mentre nella mente nascevano domande mai fatte: “Perché si chiama sugo?”. Portandolo alla bocca si arricciava anche il naso e la mamma continuava: “Mangia… vedrai, ti piacerà!”.

E così era! Non vi era resistenza a quel sapore, a quell’odore, né a quel colore rosso che circondava la bocca. Ci si leccava i baffi, facendolo diventare l’icona della domenica mattina delle ore 10:30. Dopo la prima volta, vi era la seconda e alla terza l’assaggio avveniva furtivamente, sotto lo sguardo divertito della mamma che faceva finta di nulla, con soddisfazione di entrambi.

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Poi arrivavano le lasagne o la pasta ripiena, il polpettone, il pollo con le patate, le polpette fritte. Dal silenzio mattutino con odore di zucchero e caffè si passava al chiasso domenicale, che diventava una festa. L’arrivo di zii e cuginetti portava con sé l’odore delle “pastarelle”, oltre ai profumi indossati dalle zie sorridenti e gioiose.

Arrivata la sera, la mamma riordinava chiedendo a tutti di aiutarla anche solo nel poco; stanca ma felice, si metteva infine in pantofole sul divano per essere coccolata. In quel momento si viveva il profumo più bello: quello di mamma. Un sapore mai dimenticato, una visione mai sbiadita, un profumo impresso nell’anima.

Oggi accade ancora nelle nostre case, con quella stessa allegria di un tempo? Non era solo la festa del cibo, anche se tutti sedevano a tavola: era la festa della vita, del tempo, della bellezza di volersi bene. È bello poter ripensare a questi profumi mai dimenticati e, non appena possibile, riprenderli e riviverli ogni domenica. Riaprire le nostre case e le nostre famiglie a tutti coloro a cui vogliamo bene, con un pensiero a chi non c’è più, che da lassù sicuramente sarà felice. Riprendere antiche abitudini si può, per poter vivere un tempo sempre attuale e vero: momenti unici da trasmettere alle nuove generazioni.

I profumi della domenica mattina… ed è sempre, fortissimamente, meraviglioso.