Calendari, agende e dispositivi digitali sono oggi i riferimenti costanti che scandiscono la nostra quotidianità, permettendoci di monitorare con precisione il passare del tempo.
Tuttavia, volgendo lo sguardo al passato, scopriamo che tutto ciò era estraneo alle società tradizionali. Queste comunità si affidavano a sistemi di misurazione propri, nati dall’ingegno e dalla creatività popolare: metodi spesso rudimentali, ma profondamente intrisi di simbolismo e legati ai ritmi della natura.
Né un esempio il rito ancestrale della “Corajisima”, che consisteva nell’esporre, il Mercoledì delle Ceneri, fuori dalle abitazioni — sospesa alle finestre, ai balconi o a un filo teso tra le case — una pupa di cenci. Alla base o in testa alla bambola, veniva posta un’arancia o una patata in cui erano conficcate sette penne di gallina, sfilate una ad una per ogni domenica. L’ultima penna, solitamente di colore differente, annunciava la fine delle restrizioni quaresimali e la gioia della Resurrezione nel giorno di Pasqua.Elementi distintivi di tali fantocci magico-rituali della tradizione calabrese sono il fuso e la rocca. Corajisima, che nell’immaginario popolare è la personificazione della Quaresima, in alcune comunità rappresenta la moglie di Re Carnevale rimasta vedova nella notte di Martedì Grasso. Resta a casa, per quaranta giorni, a filare il tempo dell’attesa, invitando le comunità a rispettare le restrizioni quaresimali. Con la scomparsa delle ultime custodi di questa usanza, circa vent’anni fa il rito rischiava di cadere definitivamente nell’oblio. Tuttavia, dopo anni di pregiudizi, questa antica costumanza sta vivendo una vera rinascita grazie all’opera di documentazione e divulgazione.
Tra i protagonisti di questo recupero spicca Andrea Bressi, artista calabrese, musicista ed esperto di tradizioni popolari, che oltre a dedicare gran parte della sua attività di ricerca alle corajisime in tutto il territorio regionale, attraverso articoli, mostre, convegni e laboratori, ne ha favorito la divulgazione e la conoscenza trasformando un ricordo sbiadito in un germoglio di partecipazione comunitaria. Bressi da dieci anni a questa parte è inoltre referente per la Calabria della Rete Nazionale Bambole Quaresima, un sodalizio di studiosi e associazioni del Sud Italia uniti dall’intento di valorizzare i riti quaresimali.

In questo ventennio, Il “ritorno” della Corajisima sta coinvolgendo attivamente diverse realtà: grazie alla dedizione del gruppo “Gagliano nel tempo”, le bambole sono tornate nell’antico quartiere cittadino di Catanzaro, contagiando i centri limitrofi. Quest’anno la rinascita ha interessato anche il reggino, come a Placanica (nella frazione Titi) grazie ai giovani di “Titi da Vivere”, e a Mirto di Siderno per l’impegno dell’Associazione “La Fenice”. È bastata una memoria consegnata oralmente da una nonna per restituire alla contrada di Siderno un rito identitario in disuso da anni: grazie alle operose mani della giovane Rosamaria, la Corajisima è tornata a scrutare la comunità di Mirto con i suoi occhietti neri.Sabato scorso, 14 marzo, Bressi è stato tra i relatori del convegno “La Corajisima – Il Filo della Memoria”, organizzato dall’Associazione “A. Staffa” in collaborazione con il Circolo Comunale Anziani.
Durante l’incontro è stato illustrato come, a Mongrassano, paese arbereshe del cosentino, la ripresa del rito è stata preceduta dal confezionamento collettivo delle bambole, segno di una tradizione che riunisce le persone, le associazioni e le istituzioni, l’intera comunità. A Badolato, oltre alle corajisime che filano il tempo dell’attesa nell’antico Borgo, è possibile visitare la mostra artistico-culturale “Pupi, Papatuli e Babbareddi”, presso Palazzo Gallelli, una singolare esposizione curata dallo stesso Bressi che vanta una serie di fantocci rituali, pupattole quaresimali e oggetti effimeri che venivano confezionati in date prestabilite, prevedendo talvolta un finale cerimoniale. Il prossimo appuntamento con l’esperto catanzarese sarà sabato 28 marzo a Laino Borgo (CS), dove la tradizione non si è mai interrotta e viene annualmente rivitalizzata.
La Corajisima, da fantoccio dimenticato, torna a essere protagonista nelle piazze, nei borghi, sulle bacheche social e nelle vetrine, raccontando la storia di una Calabria che custodisce con orgoglio le proprie radici.


