Tra una sfilata e l’altra. Alberto Affinito e il valore della trasformazione

di Marco Signorile

Nel calendario della Milano Fashion Week, accanto alle passerelle, esiste una dimensione più progettuale: quella degli showcase. È qui che il brand si espone senza spettacolo e il linguaggio creativo si misura nella sua struttura.Durante la presentazione della collezione Fall Winter 2026/27 di art259design, Alberto Affinito ha delineato una direzione precisa: interscambiabilità, controllo del volume, rilettura dell’archivio come atto di maturità.

La fluidità non è un messaggio gridato, ma una costruzione tecnica. I capi nascono da architetture differenti e diventano realmente trasformabili. L’oversize è calibrato: definito in alcuni punti, libero in altri. Le proporzioni si tendono e si rilassano, trovando equilibrio tra rigore e movimento. Non è questione di genere, ma di linguaggio.

Anche la materia partecipa al progetto: lane twill lavorate e fissate con cuciture a contrasto, maglieria ottenuta da assemblaggi eterogenei, volumi amplificati dall’inserimento di filo metallico. Non decorazione, ma ingegneria del capo.Il dato più significativo riguarda il processo: solo il 30% dei modelli nasce ex novo; il restante 70% è frutto di una trasformazione radicale dell’archivio del brand. Non semplice riutilizzo, ma revisione critica. Una scelta che prende le distanze dalla velocità del sistema moda e privilegia un tempo più consapevole.Il gesto finale è emblematico: la collezione non ha nome. Il cartellino è completamente nero; la parte dedicata al titolo è stata strappata. Resta il logo. Un segnale chiaro: eliminare la sovrastruttura per lasciare spazio all’identità.Osservati e toccati da vicino, i capi rivelano una semplicità solo apparente.

L’eleganza non è mai dichiarata: è costruita. L’interscambiabilità e la morbidezza delle linee definiscono un punto di vista preciso, dove la sobrietà diventa scelta progettuale.È lì, nel rapporto diretto con la materia, che il brand trova la sua misura più convincente.

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