Topolino e la musica dell’anima. 85 anni di Fantasia

di Marco Signorile

https://youtu.be/U546yRNeNh4?feature=shared

Ci sono immagini che non invecchiano, suoni che non si spengono, magie che restano negli occhi dei bambini — anche quando quei bambini hanno ormai imparato a leggere il tempo.

Era il 13 novembre 1940 quando Walt Disney osò l’impossibile: vedere la musica.
Con Fantasia, il cinema d’animazione diventò un concerto visivo. Leopold Stokowski trasformò la bacchetta in un ponte tra due mondi: quello dei suoni e quello dei sogni.
Nel segmento più iconico, L’Apprendista Stregone di Paul Dukas, Topolino vestì per la prima volta i panni di un piccolo mago che osa troppo, che si perde nel potere e nella meraviglia.
E da allora, ogni spettatore — bambino o adulto — ha imparato che l’arte è un equilibrio fragile tra ordine e incanto.

A 85 anni dalla prima proiezione, Fantasia resta un capolavoro che non smette di insegnare.
Ogni sequenza del film — dal balletto di funghi e fate nello Schiaccianoci di Tchaikovsky, alla Danza delle Ore di Ponchielli, fino ai toni apocalittici della Notte sul Monte Calvo di Mussorgsky — è un piccolo universo autosufficiente.
Disney non voleva solo far vedere la musica: voleva farla sentire con gli occhi, creare una sinestesia di emozioni, un linguaggio comune tra arte e stupore.

All’epoca non fu un successo immediato: troppo avanti, troppo audace.
Ma come accade ai sogni veri, Fantasia ha trovato il suo tempo nel tempo.
Oggi è riconosciuto come uno dei massimi capolavori dell’animazione mondiale, celebrato da generazioni di artisti e registi per la sua visione rivoluzionaria.

Per rendere omaggio a questo anniversario, Panini Comics pubblica a novembre un volume da collezione che celebra gli 85 anni di Fantasia.
Il libro contiene il primo adattamento a fumetti de L’Apprendista Stregone (1953), due racconti inediti — L’apprendista stregone e La biblioteca magica — e un ricco apparato iconografico curato dall’esperto Disney Nunziante Valoroso, con immagini tratte dagli archivi ufficiali Disney.
In allegato, una statuina 3D di Topolino nelle iconiche vesti da stregone: un piccolo oggetto simbolico, come se la magia potesse davvero tornare tra le mani di chi l’ha sempre amata.

Leggi anche  Ai, niente dipendenti e niente ufficio: la storia di Marco Sabino, che fattura 300k con un Pc

Ottantacinque anni dopo, quell’Apprendista Stregone continua a parlarci.
Non solo di fantasia, ma di disciplina, curiosità, rischio.
Perché ogni generazione ha avuto il suo apprendista — qualcuno che ha osato spingere l’immaginazione un passo più in là.

E io lo ricordo così.
Con le mie prime copie su vetro, quando con l’inchiostro di china seguivo il profilo di Topolino, tracciando ogni curva come fosse un segreto da custodire.
Non disegnavo un personaggio: riportavo alla luce la mia infanzia, la sua leggerezza, la fiducia ingenua che la fantasia potesse davvero muovere le cose.

E forse è ancora così: ogni volta che scrivo, recito o racconto, la mia bacchetta è quella di Topolino.
Solo che, invece dell’acqua, oggi provo a muovere le emozioni.