Dalla laurea in Servizio Sociale al restauro di capi d’epoca: intervista esclusiva alla bridal stylist che restituisce un’anima e un futuro alle storie d’amore del passato.
L’amore vero è per sempre. Ce lo dimostra ogni giorno Tiziana Schirru, bridal stylist sarda che cura con passione il look delle future spose ma non solo!
La sua storia, raccontata in esclusiva a Glamour Life, è molto particolare e merita di essere svelata per la passione, la tenacia e la dedizione che Tiziana mostra ogni giorno nel suo lavoro. Infatti, molti di voi la conosceranno per i contenuti condivisi sul web attraverso i suoi canali che prendono il nome di “L’Abito da sposa”, dove la stylist mostra il restauro di abiti da sposa vintage di tutte le epoche, alcuni tenuti meglio, altri che necessitano di essere sottoposti a delle vere e proprie riparazioni che la tengono impegnata per giorni. Ed ecco qui cosa la rende diversa da ogni altra professionista: l’amore per il passato e il rispetto nel raccontarlo e nel tutelarlo attraverso la promozione di mostre.
La storia diventa fulcro essenziale del lavoro della Schirru, sia quella degli abiti ma anche e soprattutto quella delle donne che li hanno scelti.
Alcune di esse hanno vissuto matrimoni felici e altre meno, altre ancora hanno custodito gelosamente per molto tempo il proprio vestito per tramandarlo alle figlie; ciò che è certo è che quando quegli abiti sono stati scelti, le future spose lo hanno fatto con il cuore colmo di speranze e di sentimento. E sono le mani di Tiziana a rendere eterna quella scintilla d’amore che ogni donna prova quando trova l’abito giusto. Così, la Schirru ha capito che come ognuno di noi merita una nuova opportunità, anche gli abiti scelti per l’evento più importante della vita di una fanciulla possono meritare una nuova storia.
Quanta sensibilità, rispetto e delicatezza ci vogliono per fare tutto questo, oltre ovviamente a un notevole talento?
Ma chi è Tiziana Schirru? Conosciamola meglio attraverso le domande che Glamour Life ha preparato per i suoi lettori:
Intervista Esclusiva: Chi è Tiziana Schirru e la Sua Passione per il Vintage
Nata e cresciuta in Sardegna, classe 1986, laureata in Scienze del Servizio Sociale (sì! nella mia vecchia vita ero un’assistente sociale!), attualmente Bridal Stylist specializzata nel Vintage. Mi occupo di curare l’intero look delle future spose che vogliono essere impeccabili ma non sottomesse alle mode del momento. Curo le spose che vogliono restare fedeli a se stesse ed esprimerlo con la loro immagine e le seguo passo dopo passo fino al giorno delle nozze. Sono inoltre specializzata in Vintage. Mi occupo del recupero e restauro di abiti da sposa principalmente fino agli anni ‘90 e curo mostre ed eventi per la promozione e la salvaguardia del patrimonio artistico sartoriale dell’abito da sposa. Sono un po’ diventata nel tempo “la custode della storia dell’evoluzione dell’abito da sposa”.
2. QUALI SONO STATI I TUOI PRIMI PASSI NEL WEDDING?
Ho sempre amato il mondo dei matrimoni fin da bambina, quando guardavo ammaliata le vetrine degli abiti da sposa, ma le prime vere esperienze sono cominciate quando mi sono ritrovata a dover organizzare qui in Sardegna il matrimonio di un’amica che abita all’estero. Mi occupai di tutto io: dall’organizzazione dell’evento (partecipazioni, bomboniere, fiori ecc.), alla scelta dell’abito e della cura dell’intero look della sposa (per l’occasione realizzai anche il velo e il cuscinetto portafedi abbinato) e da lì non mi sono più fermata.
È stato un percorso molto naturale, come se quello fosse stata la mia vocazione da sempre. Ho iniziato a lavorare come dipendente negli atelier più importanti della provincia seguendo centinaia di spose per anni. Ho fatto tantissima esperienza ma mi resi conto che non mi bastava, avevo una visione tutta mia del mondo della sposa che non combaciava più con quella dei negozi per cui lavoravo.
Tutto cambiò nel periodo Covid: quando dedicai tutto il mio tempo allo studio del mercato e delle tendenze anche all’estero e alla mia formazione personale. Ho frequentato tantissimi corsi per imparare quanto più possibile e, soprattutto, per cogliere i punti di vista diversi dei vari professionisti del settore (ho seguito corsi di wedding planner, organizzazione di eventi luxury, consulente d’immagine, armocromia, stylist per la sposa).
Proprio in quel periodo ho aperto anche il mio blog con la pagina Instagram dove davo consigli alle spose, allora non esisteva ancora nessuna realtà che parlasse alle future spose con consigli concreti su tutto quello che gravita intorno al look e al mondo del wedding. Inoltre, all’epoca, c’era lo stop dei matrimoni in corso, quindi aprire una pagina come quella e pensare anche solo lontanamente di poter lavorare nel settore del matrimonio , era visto da tutti come una follia! Ma ovviamente sono andata avanti per la mia idea e ho seguito la mia intuizione, anche perché non avevo nulla da perdere, avevo già perso tutto…
3. IN QUALE OCCASIONE DECIDI DI DEDICARSI AGLI ABITI VINTAGE?
Era un momento molto difficile della mia vita (soffrivo di forte depressione ed ero sotto cura farmacologica), ma ci fu un episodio che cambiò tutto.
Sono sempre stata appassionata di Vintage e oggetti curiosi, quindi frequento spesso mercatini. Era una domenica mattina d’inverno, mi stavo godendo il tepore del sole invernale e passeggiavo in un mercatino dell’usato a Cagliari, il mio sguardo fu catturato istantaneamente da un banchetto in particolare dove notai un paio di guanti da sposa in raso, interamente ricamati sul dorso, di un meraviglioso avorio perlato di fine anni ‘80, fu in quel momento che letteralmente sentii la scintilla riaccendersi dentro di me. Ricordo ancora la sensazione vivida che provai e ogni volta che mi scoraggio ripenso a quel giorno.
Inutile dire che i guanti sono tornati a casa con me e ora sono i protagonisti di tutti i miei eventi e delle mie mostre. Per tutto il viaggio di ritorno mi sono domandata come avessi fatto a non pensarcene prima: unire la mia passione al mio lavoro per creare qualcosa di unico… io che ho sempre vissuto in mezzo al vintage, in mezzo ai tessuti e alle macchine da cucire, in mezzo ai pizzi e ricamo. Fu in quell’istante che cambiò totalmente la mia storia e anche la mia vita.

Il Restauro degli Abiti da Sposa Vintage: Tecniche e Differenze Sartoriali
4. QUALI SONO LE SOSTANZIALI DIFFERENZE TRA UN ABITO DA SPOSA DI UNA VOLTA E QUELLI DI ADESSO?
Sicuramente la differenza più evidente sta nei tessuti e nella manifattura dei capi. Le stoffe utilizzate in passato non esistono più, alcune non vengono nemmeno più prodotte, ne esistono di similari ma che non hanno nulla a che vedere con i tessuti del passato, soprattutto per il tipo di fibra impiegata. Un’altra differenza sostanziale la fa la manifattura dell’abito stesso. Attualmente la produzione degli abiti da sposa è quasi del tutto standardizzata e proveniente da processi industriali che alimentano il mercato di tutto il mondo, a parte alcune realtà sartoriali che ancora esistono in Italia.
In passato invece il confezionamento dell’abito da sposa era quasi del tutto artigianale, tantissimi venivano addirittura cuciti in casa perché il mestiere di sarta era ancora molto diffuso e questo dava garanzia di altissima qualità nella realizzazione dell’abito da sposa: si produceva meno, ma si produceva meglio, con un’attenzione per i dettagli e le rifiniture incredibile.
Con l’importazione degli abiti da sposa e la nascita dei grandi brand nuziali, tutto questo è andato un po’ a perdersi per dare spazio alle “grandi case di moda” che ora noi tutti conosciamo. Per quanto riguarda le mode poi, nel mondo della sposa, ogni periodo ha le sue caratteristiche predominanti, con modelli e dettagli iconici distintivi di ogni decennio: come la gonna a ruota degli anni ‘50, i fiori tipici degli anni ’60, le linee più essenziali degli anni ‘70 e le maniche a sbuffo enormi degli anni ‘80 e sono tutti perfettamente riconoscibili per linee e forme.
In epoca moderna invece è stato un po’ un ripetersi ciclicamente delle mode del passato, riportando in auge elementi distintivi dei decenni precedenti, mixandoli in fogge e nuovi tessuti, senza mai però dare vita a una vera e propria corrente stilistica distintiva, soprattutto negli ultimi 25 anni.
5. C’È UN ABITO PARTICOLARE CHE TI È RIMASTO NEL CUORE?
Sicuramente quello di mia madre che tutt’oggi conservo gelosamente: un abito degli anni ‘80 ma totalmente fuori dallo stile dell’epoca. E poi il primo abito da sposa Vintage che acquistai un abito da sposa degli anni ’50: totalmente in pizzo, completo del suo velo, fermaglio per capelli, la base in stoffa per il bouquet e gli immancabili guanti. Non ha una fattura particolarmente pregiata ma è stato il mio primo abito da sposa che acquistai e soprattutto è rarissimo trovarlo così completo di tutti gli elementi. Di solito gli accessori sono i primi ad andare perduti, invece lui è rimasto chiuso in un baule per 70 anni. È stato incredibile trovare un corredo da sposa completo a distanza di così tanto tempo!
6. QUANTO LAVORO C’ È DIETRO UN RESTAURO E DA DOVE PROVENGONO GLI ABITI CHE METTI A NUOVO? È POSSIBILE CONTATTARTI PER DONARTI UN ABITO ANTICO?
Il lavoro dietro il recupero di ogni abito è davvero tanto: per alcuni occorrono giorni per altri sono necessarie settimane. Inizio prima di tutto con il lavaggio che richiede di per sé almeno 2 o 3 giorni, gli abiti hanno bisogno di diversi bagni per riprendere il loro colore originale, un solo lavaggio non è mai sufficiente. Una volta riportato allo stato originale, si passa a ricucire eventuali strappi, buchi o difetti, spesso mancano i bottoni, le zip sono quasi sempre da sostituire e infine si passa allo stiro che richiede ore di lavoro, soprattutto per gli abiti più ampi. In questa fase poi saltano fuori sempre altri piccoli difetti che diventano visibili con il tessuto perfettamente stirato.
È possibile contattarmi per le donazioni degli abiti che io accolgo sempre con grande entusiasmo soprattutto se chi decide di donare l’abito riesce anche a raccontarmi qualcosa in più su chi lo ha indossato o confezionato.
7. COSA FAI DEGLI ABITI CHE RESTAURI?
Attualmente il mio progetto è diviso in due parti: una parte riguarda il recupero degli abiti donati. Dopo il restauro, vengono catalogati e messi a disposizione per mostre ed eventi pubblici in modo che tutti possano godere della bellezza del nostro patrimonio sartoriale e capire lo sviluppo della moda nel settore sposa; La seconda parte presegue uno dei miei obiettivi principali che è quello di custodire la memoria storica di questo settore da sempre trascurato (e sottovalutato), per poterla tramandare a chi non l’ha vissuta, prima che vada perduta del tutto.
La restante parte degli abiti, quelli che acquisto, dopo il restauro viene messa a disposizione perla vendita. Così questi vestiti rimangono ad attendere le future spose che desiderano indossare un abito che vada oltre le convenzioni sociali attuali, con la possibilità di poterlo personalizzare (ma non snaturare).
Consulenza d’Immagine, Storia della Moda Nuziale e Tendenze Sposa
8. MA TIZIANA NON È SOLO RESTAURO DI VINTAGE, TU ACCOMPAGNI PASSO DOPO PASSO LE FUTURE SPOSE ALL’ALTARE. QUANTO È IMPORTANTE E DELICATO QUESTO RUOLO ?
Ho sempre dato molta importanza all’immagine completa della sposa mai al singolo elemento. Un abito da sposa può essere meraviglioso preso singolarmente ma indossato dalla persona sbagliata e accompagnato da accessori o da un’acconciatura inadeguato, può trasformarsi nel complesso in un vero disastro. Per questo parto sempre dal gusto personale della sposa e dalla sua personalità autentica e non dalla fisicità come fanno in molti.
Per creare armonia e coerenza con la sua essenza in ogni piccolo dettaglio è necessario conoscere proporzioni e sfaccettature di personalità, non solo le misure fisiche che per assurdo diventano quasi secondarie.
La predisposizione all’ascolto è fondamentale e cogliere l’essenza delle persone non è per tutti. Ci vuole estrema sensibilità e delicatezza per seguire una donna nel periodo più felice e nello stesso tempo più burrascoso della sua vita dal punto di vista emozionale. Essere “la sposa” porta con sé tutta una serie di aspettative soprattutto ansie e stress che, se non incanalate nel modo giusto, possono condurre a un ricordo davvero negativo dell’esperienza. Il mio compito non è solo quello di trovare un abito adeguato e assicurarmi che ogni parte del look sia coerente e armonico, ma è anche quello di rendere ogni donna consapevole del proprio potenziale, “spogliandola” totalmente della paura del giudizio altrui legato all’occasione e indirizzandola a scegliere ogni tassello con consapevolezza, seguendola passo per passo fino al grande giorno, ascoltando e arginando le paure e le ansie che ne conseguono e accompagnandola letteralmente all’altare, occupandomi di vestirla nel giorno delle nozze e assicurandomi fino all’ultimo che tutto vada per il verso giusto.
Divento praticamente la loro assistente personale per un bel po’ di mesi, entro a far parte delle loro vite, conosco le loro famiglie e questa è una grande responsabilità: si creano legami che vanno al di là dell’evento nozze. Infatti con tantissime di loro siamo rimaste in contatto anche a distanza di anni.
9. PUOI ACCENNARE UNA BREVE STORIA DELL’ABITO DA SPOSA?
L’evoluzione dell’abito da sposa nei secoli va sempre inserita nel contesto sociologico e culturale all’interno del quale la donna viveva, sono due fattori assolutamente imprescindibili per comprenderne l’evoluzione.
Se pensiamo ad esempio all’antica Roma, le donne che convolavano a nozze erano vestite da una tunica bianca con una cintura legata in vita da un nodo che solo il marito avrebbe potuto sciogliere; gli accessori come la cintura, i sandali ecc. erano color zafferano e le fogge cambiavano in base al ceto sociale della famiglia.
Nel Medioevo, invece, i colori si fanno più accesi e vibranti, come il rosso, ampiamente utilizzato per le spose come colore benaugurale di fertilità, ricchezza e protezione. Il colore rosso era distintivo delle classi più agiate in quanto il pigmento era più costoso rispetto agli altri. Raramente era un abito utilizzato solo per quell’occasione ma si trattava di abiti molto ricchi e sontuosi per le spose nobili.
L’abito bianco inizia la sua comparsa intorno al 1400 come il celebre abito indossato da Filippa d’Inghilterra nel 1406, ma restano casi isolati che non ebbero poi nessun seguito, anche perché indossare un abito bianco era molto costoso, non solo per la produzione ma anche per la manutenzione: ovviamente un abito bianco doveva essere lavato più spesso di uno colorato.
L’abito bianco ricompare poi nel 1558, indossato da Maria Stuarda per sposare l’allora Delfino di Francia Francesco II, fece scalpore perché allora in Francia era il colore del lutto e, siccome lo sposo morì solo due anni dopo le nozze senza nessun erede, venne subito interpretato come presagio di sventura, facendo scomparire del tutto l’abito bianco dalle scene nuziali. Sarà necessario aspettare il 1840 per rivedere in scena l’abito bianco e iniziare così la storia vera e propria dell’abito da sposa come lo conosciamo oggi. Infatti è grazie alla regina Vittoria che il 10 febbraio 1840 sposa il Principe Alberto che l’abito da sposa bianco diventa protagonista delle nozze, riscrivendo per sempre la moda nuziale occidentale e avviando così il ciclo stilistico che oggi noi tutti conosciamo.
10. QUALI SONO LE TENDENZE SPOSA PER QUESTA STAGIONE?
Il 2027 sarà sicuramente l’anno del ritorno alla sposa più elegante e romantica ma perfettamente consapevole di se stessa. Vedremo di nuovo bustier strutturati, pizzi e veli lunghissimi, abiti sontuosi e dettagli super personalizzati… E finalmente la tendenza volge anche verso la scelta del Vintage, sia scegliendo un capo Vintage per indossarlo nella sua versione originale, sia valutando un restyling degli abiti da sposa di famiglia.
11. INFINE, DOPO AVER VISTO TANTI ABITI DA SPOSA, HAI MAI PENSATO AL TUO ABITO DA SPOSA?
Beh sicuramente la scelta per me non sarebbe semplice, ma sono anche molto mirata. Sceglierei sicuramente un abito Vintage dalla linea essenziale, elegante ma con dei dettagli originali e, soprattutto, sono sicura che non potrei mai rinunciare alle maniche, dettaglio che adoro!
Per conoscere Tiziana e la sua realtà alleghiamo qui di seguito i link dei canali social:
Tiziana, si può concludere, non è solo una professionista ma anche e soprattutto un’artista e questo si evince dalla sua spiccata sensibilità, empatia e umiltà. La Sardegna è nota per le storie di fate che tessono abilmente per custodire le memorie degli uomini. Che la Schirru non sia una di esse?


