Stefano Benni. Il giocoliere delle parole che non smetterà di farci sognare.

di Marco Signorile

Stefano Benni non è stato solo uno scrittore: è stato un palcoscenico. Ogni libro, ogni pagina era un sipario che si alzava su un mondo surreale e lucidissimo al tempo stesso, dove l’umorismo si intrecciava alla poesia e la fantasia sapeva diventare impegno civile.

Con Bar Sport aprì una galleria di personaggi che sembravano usciti da una commedia dell’arte contemporanea. Poi vennero Margherita Dolcevita, Elianto, Terra!, La compagnia dei Celestini: romanzi e favole moderne tradotte in più di trenta lingue, capaci di parlare a generazioni diverse senza perdere la loro forza visionaria. Eppure, il suo preferito – confidava – restava Blues in sedici, la sua ballata più intima.

Giornalista prima ancora che scrittore, firmò articoli per la Repubblica e il manifesto. Ma il teatro fu per lui un approdo naturale: autore di testi, ballate e sceneggiature, debuttò come regista a Spoleto con Le Beatrici e, poco dopo, mise in scena Il poeta e Mary, intrecciando parola e musica in un atto d’amore verso l’arte. Sul palco lavorò con giganti come Dario Fo e Franca Rame, con la forza ironica di Angela Finocchiaro.

Benni ci lascia il suo teatro di carta e di sogni.
E, finché lo leggeremo, il sipario non calerà mai.

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