di Marco Signorile
Ogni secondo lunedì di gennaio, il Giappone celebra il Seijin no Hi, noto anche come Seijinshiki: la giornata dedicata ai giovani che entrano ufficialmente nell’età adulta. Un rito collettivo che intreccia tradizione, senso civico e identità personale, diventando ogni anno una delle immagini più iconiche della cultura giapponese contemporanea.
A differenza di quanto accade in Occidente, dove la maggiore età coincide spesso con una festa privata, in Giappone diventare adulti è un fatto pubblico, condiviso, riconosciuto dalla comunità. Non solo un traguardo anagrafico, ma una presa di responsabilità verso se stessi e verso la società.


Un rito antico che vive nel presente
Le radici del Seijinshiki affondano nella storia più profonda del Paese. Già in epoche antiche esistevano cerimonie di passaggio che sancivano l’ingresso nella vita adulta attraverso gesti simbolici, abiti e cambiamenti esteriori. La forma moderna della celebrazione viene istituzionalizzata nel 1948, inizialmente fissata al 15 gennaio, per poi essere spostata al secondo lunedì del mese a partire dal 2000.Dal 2022, la maggiore età legale in Giappone è stata abbassata da 20 a 18 anni, in linea con molti Paesi occidentali. A questa età è possibile firmare contratti, sposarsi senza il consenso dei genitori e assumere piena responsabilità civile e penale. Alcune prerogative — come il consumo di alcol e tabacco — restano però consentite solo dai 20 anni, a conferma di come maturità giuridica e maturità culturale continuino a muoversi su piani differenti.Non a caso, molte amministrazioni locali continuano a organizzare il Seijinshiki per chi compie vent’anni: un’età che, nell’immaginario collettivo giapponese, conserva un valore simbolico profondo.

La cerimonia del SeijinshikiIl cuore della celebrazione è la cerimonia ufficiale organizzata dai municipi.
I giovani partecipano a un evento solenne che prevede discorsi istituzionali, momenti di riflessione sul futuro, ringraziamenti alle famiglie e la consegna di piccoli doni commemorativi. È un rito sobrio, mai eccessivo, che invita alla consapevolezza più che all’esibizione.Fuori dalle sale comunali, però, il Seijinshiki si trasforma anche in una festa visiva: le città si colorano, i social si riempiono di immagini, e la tradizione incontra la contemporaneità.Kimono, hakama e stile personale
Uno degli aspetti più affascinanti del Seijinshiki è l’abbigliamento.
Le giovani donne indossano spesso il furisode, un kimono dalle maniche lunghissime riservato alle donne non sposate. Ricco di motivi floreali, colori intensi e dettagli preziosi, il furisode non è solo un abito tradizionale, ma una dichiarazione di passaggio: eleganza, femminilità, apertura al futuro.Gli uomini, nella maggior parte dei casi, scelgono un abito occidentale formale. Alcuni optano invece per il completo tradizionale composto da hakama e haori, riaffermando il legame con la storia e l’identità culturale del Paese.In questo senso, il Seijinshiki può essere letto anche come un evento di fashion culture: un momento in cui stile, tradizione e autorappresentazione dialogano, proprio come accade nelle grandi settimane della moda, ma con una profondità simbolica unica.

Una tradizione che guarda al futuro
Il Seijinshiki non celebra solo l’individuo, ma l’idea stessa di comunità. Ricorda ai giovani di non essere soli nel loro cammino e agli adulti di affidare il futuro a nuove generazioni consapevoli.Da sempre affascinato dalla cultura giapponese, colpisce il modo in cui questo Paese riesca a rispettare il tempo: quello della crescita, delle responsabilità, della vita stessa. Non è un caso che il Giappone sia tra le nazioni più longeve al mondo, con una delle aspettative di vita più alte in assoluto — segno di uno stile di vita fondato sull’equilibrio, sul rispetto e sulla misura.
Il Seijinshiki, in fondo, è anche questo: un invito a diventare adulti senza perdere grazia, a crescere senza rinunciare all’identità.


