Premio Strega 2025: una letteratura che fatica ad accogliere la spinta del nuovo

di Marco Signorile

Premio Strega 2025: Andrea Bajani conquista il premio con “L’anniversario”, un romanzo intimo che attraversa solitudine, memoria e legami recisi. Durante la cerimonia al Ninfeo di Villa Giulia, il suo trionfo è sembrato il compimento naturale di un percorso già scritto.

Le copertine dei dodici finalisti – che, volenti o nolenti, parlano tanto quanto i testi – hanno mostrato un’estetica poco audace, nostalgica, quasi impolverata. Segni evidenti di una letteratura che, almeno nella forma, fatica ad accogliere la spinta del nuovo.

Scorrendole una a una, si ha la sensazione di una certa uniformità visiva. Nessuna incursione nell’intelligenza artificiale, nessuna rottura evidente: l’editoria sembra restare affezionata a forme grafiche più tradizionali. A dominare sono immagini malinconiche, spesso legate a storie biografiche, quasi tutte giocate sul filo della memoria. Raro, invece, il dialogo con l’arte contemporanea: pochi gli editori che scelgono di osare davvero, preferendo soluzioni rassicuranti a scelte più coraggiose.

E forse – mi permetto di dirlo – da un premio così importante, così profondamente radicato nella nostra cultura letteraria, ci si potrebbe aspettare un passo in avanti. Non solo nella scelta delle storie, ma nella capacità di raccontare il presente con forme nuove, con coraggio.

Penso al recente MystFest di Cattolica, dove ho ascoltato voci che hanno saputo spingersi oltre il genere. Gianrico Carofiglio ha parlato di gentilezza come gesto civile, Selvaggia Lucarelli ha portato in scena un caso di cronaca nera con audacia e lucidità. In quel contesto, la letteratura sembrava davvero respirare il tempo in cui viviamo.

Allora perché non immaginare anche il Premio Strega come uno spazio di rinnovamento? Dove gli autori possano superare i limiti del “romanzo da premio”, e dove le copertine non siano soltanto cornici, ma dichiarazioni di poetica.

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Perché se è vero che le storie ci salvano, è altrettanto vero che serve il coraggio di raccontarle in modo diverso.